Supera i 4 falsi miti della meditazione che ostacolano il tuo percorso di consapevolezza

Ecco svelati i 4 miti della meditazione: supera le trappole comuni e abbraccia una pratica meditativa autentica in un percorso verso la consapevolezza profonda.
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In questo articolo voglio condividere con te i 4 falsi miti più diffusi sulla meditazione che possono sabotare la tua pratica di consapevolezza. Che tu sia un principiante o un esperto, è facile cadere in queste trappole comuni che impediscono di raggiungere il vero scopo della meditazione. La meditazione è un viaggio affascinante, ma spesso cadiamo in questi subdoli tranelli che ci bloccano lungo la via della consapevolezza. Esploriamo insieme questi tranelli: ti fornirò gli strumenti sia per comprenderli che per superarli. 

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#1 Il mito della mente quieta

Qual è il più grande ostacolo alla meditazione profonda? Se fai questa domanda a mille meditatori, la stragrande maggioranza di loro ti darà una variante di questa risposta. “È la mente. È la mia mente occupata e rumorosa. Ho così tanti pensieri. E questa serie infinita di pensieri mi impedisce di immergermi veramente nella meditazione”.

Quasi tutti abbiamo imparato che la meditazione consiste nell’avere una “mente tranquilla”, o nell’eliminare il flusso di pensieri, o almeno nel trovare un modo per focalizzare la nostra mente, o in altre varianti, di renderla positiva o più “spirituale”.

E come risultato, quasi tutti coloro che meditano sono impegnati in un progetto fuorviante, e spesso frustrante, di cercare un modo per fare qualcosa riguardo la loro mente pensante.

Alcuni stanno cercando di far tacere la mente. Altri stanno cercando di fare in modo che produca pensieri più pacifici o positivi. E altri stanno cercando di trovare un luogo su cui concentrare l’attenzione diverso dalla mente: come il respiro, il corpo, Dio o il sé superiore.

Ci siamo convinti che la meditazione consista nel silenziare la nostra mente attiva e trovare la pace interiore. Ma cosa succederebbe se ti dicessi che la mente non è un ostacolo alla meditazione?

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La mente attiva non è un problema

La meditazione, in realtà, non riguarda l’avere una mente tranquilla o l’eliminare completamente i pensieri. È piuttosto un processo di trasformazione del nostro rapporto con la mente.

La meditazione, in un contesto di ricerca interiore, riguarda la scoperta della nostra vera natura. È una pratica progettata per aprirci alla coscienza desta.

Siamo condizionati a identificarci con i nostri pensieri e a lasciarci trascinare da essi, ma la meditazione ci offre la possibilità di disimpegnarci dalla mente e osservarla in modo distaccato. Quello che viene a cambiare grazie alla meditazione è il rapporto con i pensieri

Immagina di sederti per meditare e, invece di cercare di silenziare la mente, prendi la decisione consapevole di non impegnarti con i pensieri che sorgono. Questo non significa reprimere o resistere ai pensieri, ma piuttosto scegliere di non dar loro eccessiva importanza o seguirli meccanicamente.

La scoperta della libertà oltre i pensieri

Con questa pratica, inizierai a sperimentare che tu non sei i tuoi pensieri e che non sei nemmeno colui che origina gran parte di essi. I pensieri sorgono spontaneamente, ma tu hai la libertà di non identificarti con essi, di non crederci o dar loro ascolto. Questa consapevolezza ti permette di liberarti dagli automatismi della mente condizionata e di fare scelte più consapevoli nel tuo modo di pensare e di agire.

Mentre continui a praticare, scoprirai che il contenuto della tua mente non deve necessariamente cambiare perché tu possa meditare o risvegliarti spiritualmente. La meditazione non richiede una mente tranquilla o uno stato emotivo sereno per essere efficace. La tua vera natura è già libera, indipendentemente da ciò che accade nella tua mente. Chi e cosa sei veramente non è governato dal contenuto della tua mente da un momento all’altro.

La meditazione ha lo scopo di risvegliarti alla tua natura di individuo cosciente e consapevole, integro, unito e completo. La meditazione ti permette di accedere alla realizzazione della tua essenza, e questa non è mossa a ciò che sorge al suo interno.

Così come lo schermo di una televisione resta quello che è, indipendentemente da quello che è riprodotto schermo. Lo schermo è ciò che è, sia mentre riproduce un film dell’orrore, un film romantico, o che sia spento. Allo stesso modo, la tua natura è sempre unita e completa, indipendentemente da ciò che si muove nella mente e nella coscienza. Puoi realizzare la tua natura in ogni momento, anche adesso mentre leggi queste parole.

Una fonte di saggezza oltre il pensiero

La nascita della coscienza risvegliata ci offre un accesso a un tipo di conoscenza diverso da quello che possiamo ottenere attraverso il pensiero. È una sorgente spontanea di saggezza che emerge in modo naturale e libero, in aderenza alle esigenze di ogni momento con sorprendente accuratezza e chiarezza.

È una abilità intuitiva e integrativa insita nella natura della coscienza stessa. Include le nostre conoscenze acquisite così come cose che non abbiamo mai imparato. Include l’intuizione, la conoscenza somatica o corporea, e anche la “conoscenza del campo” o la saggezza collettiva che integra organicamente le prospettive degli altri.

È una facoltà di saggezza integrativa ed olistica che non rifiuta il pensiero, ma lo trascende e lo include in una forma di conoscenza più ampia e misteriosa che dimostra continuamente la sua affidabilità come profonda fonte di saggezza, in cui possiamo rilassarci e fidarci, come una bussola che guida e ci indica la via.

La meditazione: una pratica di trasformazione

La meditazione quindi non è una questione di sedersi e cercare di ottenere una mente tranquilla. È un’opportunità per trasformare la nostra relazione con la mente e scoprire una libertà interiore che va oltre i pensieri. Non importa quanto attiva sia la tua mente, puoi comunque sperimentare la libertà di non essere schiavo dei tuoi pensieri.

La meditazione ha il potenziale per liberarti dalla mente, il che significa che non importa quanti pensieri siano presenti, tu non sei perso in essi, non ci credi compulsivamente, non ne sei influenzato, non li temi.

Lo scopo ultimo della meditazione è conoscere la nostra natura essenziale, la nostra essenza consapevole. Questa conoscenza non è dipendente da ciò che è presente nell’esperienza, e nemmeno nella mente. 

La libertà dalla mente significa libertà di fronte alla mente. Non significa liberarsi dal fatto di avere una mente. Significa che non sei più schiavo della tua mente condizionata.

Lasciare andare la mente per trovare la vera liberazione

Invece di cercare di silenziare la tua mente durante la meditazione, prova a lasciarla andare. Pratica l’osservazione distaccata dei tuoi pensieri senza identificarti con essi. Questo ti porterà a scoprire che la vera liberazione non richiede una mente tranquilla, ma piuttosto la consapevolezza che tu sei qualcosa di più grande di tutti i tuoi pensieri. Puoi conoscere l’essere che sei in ogni momento, in ogni condizione.

Meditare non vuol dire cercare di fare qualcosa riguardo alla tua mente pensante. Si tratta piuttosto di conoscere la tua vera natura oltre i pensieri e di scoprire la libertà che risiede al di là della mente condizionata. Lascia andare la credenza nel mito della mente quieta e sperimenta la magia della meditazione come un’opportunità di trasformazione e autentico risveglio alla tua vera natura.

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#2 Alla ricerca della pace interiore

La ricerca della pace emotiva è un’altra meta ambita per molti cercatori spirituali. Spesso, associamo questa pace a un stato di tranquillità emozionale, in cui ci sentiamo calmi e sereni, liberi dalle turbolenze della vita. Quando ci avviciniamo alla pratica meditativa, lo facciamo con la speranza di raggiungere quella pace interiore che associamo alla pratica e che desideriamo mantenere costantemente.

Oltre l’immagine della pace interiore

Spesso l’idea di pace interiore che coltiviamo è basata su momenti passati in cui ci siamo sentiti bene, soddisfatti e pacifici. Pensiamo: “Se ho provato questa sensazione in passato, perché non potrei provare quella profonda soddisfazione più spesso? Se medito, forse posso raggiungere una tranquillità duratura e sentirmi in pace tutto il tempo”.

E così, ci sediamo per meditare con questa immagine nella mente, cercando di replicare quelle sensazioni di calma e serenità che abbiamo provato in passato. A volte, potremmo persino riuscire a creare momenti di tranquillità durante la pratica meditativa.

Come esperto di meditazione, spesso mi capita di sentire studenti entusiasti che escono dalla meditazione e mi dicono: “Oggi ero davvero in uno stato di pace interiore, ho raggiunto quel luogo che sto sempre cercando. Mi sentivo così bene, avrei potuto rimanervi per sempre”.

La vera pace interiore è oltre le sensazioni transitorie

Il problema di approcciarsi in questo modo alla meditazione è che la vera pace interiore del risveglio spirituale ha poco a che fare con le sensazioni di rilassamento e tranquillità che cerchiamo di coltivare e mantenere. La pienezza profonda che la meditazione autentica può portare è di un ordine completamente diverso. È una equanimità che va al di là delle sensazioni momentanee. È un equilibrio profondo che persiste, indipendentemente da ciò che si prova.

La vera pace che emerge dal risveglio spirituale è intrinseca all’essere stesso, indipendente da ciò che accade all’esterno o dalle emozioni che attraversiamo. È la possibilità radicale di vivere uno stato di pienezza e libertà che non è influenzato da nulla di ciò che sperimentiamo. Questa è la vera trasformazione spirituale e dovrebbe diventare la base di una pratica di meditazione profonda.

La differenza è enorme, e puoi comprenderla con una analogia. Immagina la superficie del mare, mossa e agitata dal vento, con onde che si muovono e si susseguono incessantemente. Cercare la quiete emotiva è equivalente a cercare di fermare queste onde. Cercare di avere una superficie del mare piatta, come quando c’è totale assenza di vento.

La meditazione non si occupa delle onde. Meditare vuol dire sprofondare nell’essere: permettere alla superficie di essere quella che è, e scendere in profondità.

Immagina di partire dalla superficie del mare, agitato e mosso dalle emozioni, e scendere in immersione. Man mano che scendi puoi osservare le onde sulla superficie, e tu continui a scendere. Lasci le onde essere ciò che sono, e sprofondi giù. Continui a vedere le onde, ma sono sempre più distanti. Ad un certo punto raggiungi una profondità tale che tutto è quieto. Le onde sulla superficie non sono rilevanti, possono esserci o non esserci, perché alla profondità in cui sei non sei influenzato da ciò che accade in superficie.

Il messaggio è questo: non curarti delle onde, immergiti in profondità. 

Oltre la ricerca della pace emotiva, in contatto con la libertà esistenziale

Quando ci rendiamo conto che la meditazione non riguarda la ricerca di uno stato emotivo stabile, si apre la porta a una pratica più profonda, che non cerca di catalizzare una particolare esperienza emotiva.

In questa pratica, accogliamo tutte le esperienze emotive che emergono durante la meditazione, senza preferenze o resistenze. La radicale soddisfazione esistenziale non riguarda il rilassamento della mente o del corpo, né l’eliminazione delle reattività emotive. Si tratta piuttosto di essere in apertura e a proprio agio con qualsiasi cosa si viva.

Potrebbe sembrare difficile da accettare, ma suggerisco che la sensazione di insoddisfazione derivi dal nostro condizionamento a cercare uno stato emotivo stabile. Nel risveglio spirituale, la soddisfazione va oltre le emozioni, raggiungendo il livello più profondo e stabile dell’essere. È la soddisfazione esistenziale profonda, e deriva dall’accettazione incondizionata della realtà così com’è, senza giudizi o pregiudizi, senza forzature né resistenze.

Abbracciare l’esperienza senza giudizio

Una delle pratiche più semplici per coltivare questa soddisfazione radicale è smettere di considerare un problema ciò che accade durante la meditazione. Quando facciamo questo, iniziamo a notare la nostra mancanza di soddisfazione, le sottili resistenze che ci impediscono di essere completamente in sintonia con la realtà.

Questa pratica mira a esplorare e trasformare l’insoddisfazione esistenziale che spesso ci accompagna. Riconosciamo che, di solito, guidiamo le nostre scelte nella vita basandoci su un senso di mancanza o sul convincimento che non sia abbastanza.

La buona notizia è che la tranquillità non è l’obiettivo finale. La vera pratica meditativa ci offre la possibilità di coltivare una stabilità di fronte a ogni esperienza mutevole della vita. Questa calma profonda e duratura va oltre qualsiasi tranquillità superficiale e fugace che possiamo sperimentare durante la meditazione. È una calma che abbraccia la realtà, consentendoci di rimanere aderenti e a nostro agio nell’essere, indipendentemente dalle circostanze o dalle emozioni che attraversiamo.

Immagina la libertà di rimanere stabile e centrato, indipendentemente dalle sfide e dagli alti e bassi della vita. Questo è uno dei doni che la pratica meditativa può offrire, e ha ben poco a che fare con sentirsi bene o tranquilli durante la meditazione. È una stabilità profonda che abbraccia l’intero spettro delle esperienze umane, portando ad una profonda esperienza di libertà interiore.

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#3 La ricerca delle peak experiences nella meditazione

La trappola delle esperienze di picco

Esiste un altro scoglio che può deviarci dal percorso meditativo: la ricerca di “esperienze delle vette” durante la pratica, e l’attaccamento ad esse.

Spesso ci avviciniamo alla meditazione ispirati da racconti o testimonianze di illuminazione spirituale che possono essere raggiunte attraverso questa pratica. A seconda delle nostre fonti di informazione, possiamo meditare con l’aspettativa di vivere potenti esperienze di energia spirituale, di sperimentare una beatitudine e una gioia celesti o di avere una rivelazione spirituale che scuota le fondamenta del nostro essere. E grazie al nostro impegno nella meditazione e in altre pratiche spirituali, molti di noi hanno effettivamente vissuto queste e altre esperienze straordinarie.

Tuttavia, sia che le abbiamo lette nei libri o che le abbiamo vissute direttamente, queste peak experiences possono diventare una trappola per chiunque si trovi su un cammino di consapevolezza, specialmente se le confondiamo con il vero scopo del percorso stesso.

Le diverse esperienze nella meditazione

Quando parlo di esperienze di picco, mi riferisco a una vasta gamma di esperienze che possono essere sperimentate attraverso la meditazione. Possiamo entrare in uno stato di unità in cui ci sentiamo come se ci fossimo fusi con l’intero universo, perdendo la distinzione tra noi stessi e tutto il resto. Possiamo sperimentare una profonda beatitudine o estasi spirituale che travolge il nostro essere. Possiamo percepire e vedere l’interconnessione di ogni cosa, in cui ogni cosa si tocca e si influisce reciprocamente senza avere una propria esistenza indipendente.

Possiamo sperimentare un senso di meraviglia e riverenza per il sacro, oppure entrare in una connessione profonda con un’altra persona, in cui le nostre anime si fondono in una sola. Possiamo sperimentare un senso di unione con la natura, fondendoci con il mondo naturale. Possiamo sperimentare un amore divino, rendendoci conto che siamo amati incondizionatamente o che la nostra vera natura è amore e che l’amore è sempre presente, in ogni momento.

Ci sono molte altre esperienze spirituali che possiamo vivere durante la meditazione. Sono tutte esperienze straordinarie e hanno il potere di trasformare la nostra visione del mondo. Spesso, queste esperienze ci motivano profondamente a continuare il nostro cammino di consapevolezza. Quando le viviamo, ci sentiamo temporaneamente connessi a una realtà più ampia e questo può rinsaldare la nostra fiducia e aumentare il nostro impegno nella pratica di consapevolezza.

Il ruolo delle peak experience nel percorso di consapevolezza

La difficoltà nel gestire le esperienze di vetta è che hanno un ruolo paradossale: queste esperienze non sono l’obiettivo finale, ma hanno una loro utilità e uno scopo nel percorso di meditazione. La loro utilità principale è l’apertura a stati di coscienza profondi, che per contrasto scardinano l’identificazione precedente.

Se per esempio sperimento un picco nella condizione di unione con la dimensione sottile/energetica, per contrasto riconosco che per una vita intera ho vissuto in uno stato di separazione e identificato con il corpo. Questo è un cambio interiore profondo che rompe un equilibrio esistente per crearne un altro, più integrato ed evoluto. Questo radicale cambio esistenziale non solo è accessibile tramite una esperienza di picco, ma rappresenta esso stesso una peak experience, che si rivela essere una tappa evolutiva.

L’altro aspetto rilevante e utile delle peak experiences infatti è proprio questo: fanno avanzare la coscienza nella progressione degli stadi di coscienza. Uno stato di coscienza transitorio diviene progressivamente uno stadio di coscienza permanente. Per comprendere questa progressione ti invito a leggere il libro “Gli stadi della meditazione”. 

Le esperienze di culmine quindi hanno effettivamente un ruolo importante nel percorso di consapevolezza con la loro doppia funzione (rompono le identificazioni e evolvono la coscienza), ma facilmente diventano una trappola. Questa natura paradossale le rende assai difficili da gestire.

Andare oltre l’aspettativa delle esperienze delle vette

Il problema sorge quando confondiamo queste esperienze di picco con il vero obiettivo del cammino di consapevolezza (e quasi tutti noi commettiamo questo errore). Una volta che facciamo questa confusione, non possiamo fare a meno di avvicinarci alla meditazione con l’aspettativa di vivere un’esperienza speciale.

Quando pensiamo all’obiettivo del cammino di consapevolezza, tendiamo ad immaginare uno stato di coscienza elevato in modo permanente. Che si tratti di una pace interiore costante, di un senso di libertà espansiva, di un’ispirazione illimitata o di una chiarezza mentale straordinaria, spesso è difficile concepire il risveglio della coscienza come qualcosa di diverso da una trasformazione profonda della nostra coscienza.

Di conseguenza, molti meditanti cercano, consapevolmente o inconsciamente, uno stato emotivo o un’esperienza specifica che riteniamo essere l’obiettivo della meditazione. Possiamo cercare di raggiungere questo stato superiore di coscienza durante la meditazione o come risultato della pratica meditativa, o entrambi.

È del tutto normale presumere che raggiungere uno stato “giusto” di coscienza sia l’obiettivo e la chiave per una vita illuminata. Questo perché, a prima vista, notiamo che quando sperimentiamo questi stati superiori, tendiamo ad agire in modo più consapevole. Quando ci sentiamo bene, otteniamo una prospettiva più ampia, siamo più empatici e affrontiamo le sfide con facilità. È naturale constatare che quando ci sentiamo bene, è più facile mostrare il nostro sé più elevato.

Osservando questa connessione, assumiamo che questi stati interiori siano la causa del nostro comportamento migliore. Pensiamo che tali stati debbano essere presenti prima che possiamo manifestare la nostra potenza e la nostra vera natura. E così, gran parte dei nostri sforzi di crescita interiore è dedicata a cercare di raggiungere e mantenere per sempre questi stati “ideali”.

La transitorietà degli stati di coscienza

Il problema di cercare esperienze di vetta è che questi stati potenti sono inevitabilmente temporanei. Qualunque qualità emotiva o stato di coscienza possiamo sperimentare, è destinato a cambiare. Gli stati meditativi, come qualsiasi altro stato di coscienza, sono per loro natura transitori, effimeri. 

Il mio insegnante è solito definirli “fiori finti”. Sembrano meravigliosi, perfetti, ma nella ricerca della verità ci si accorge ben presto che hanno un’essenza falsa. Non perché siano fasulli, mentre li viviamo sono assolutamente veri, sono la cosa talmente vera che fa apparire tutto il resto illusorio. Sono “fiori finti” semplicemente perché hanno una natura transitoria ed effimera.

Le esperienze che possiamo vivere durante la meditazione, per quanto profonde siano, sono transitorie. Se abbiamo brevemente raggiunto uno stato “desiderato”, potremmo rimanere delusi quando svanisce o “collassa”. Potremmo quindi concludere che la meditazione non ha funzionato.

La meditazione non serve a questo. La meditazione ha lo scopo di condurci a riconoscere ed abitare lo spazio della verità oltre le apparenze. Ciò che è transitorio, non rappresenta la verità ultima. 

Ramana Maharishi lo spiegava in modo esemplare. Diceva: “Ciò che non è presente nel sonno profondo senza sogni, non è reale.” Cosa c’è nel sonno profondo senza sogni? Un assoluto niente, vasto, vuoto e silenzioso. È la coscienza stessa che risiede in sé stessa, in una condizione di auto-coscienza che rivela la sua natura essenzialmente vacua e infinita.

Immagina un dipinto su una tela. Tutto ciò che appare alla coscienza, è come una pennellata che colora la tela. Lo scopo della meditazione non è dipingere un quadro, ma realizzare l’essenza stessa della tela. Ogni pennellata che appare sulla tela, ha la funzione di farci rendere coscienti della tela su cui appare. Ogni stato di coscienza ha lo scopo di condurci a realizzare ciò che sta oltre lo stato stesso, ciò che ha permesso a quello stato di coscienza di apparire, ovvero la coscienza stessa.

Inoltre, anche se all’inizio non cercavamo un’esperienza di picco nella nostra meditazione, molte persone che vivono un’esperienza speciale durante la pratica si fissano nel cercare di ricreare quella stessa esperienza, specialmente se lo stato elevato è particolarmente appagante. Ma quando cerchiamo di “bloccare” o riprodurre in modo permanente i nostri stati superiori, finiamo per rimanere delusi. Possiamo arrivare a pensare di aver “fallito” nelle nostre aspirazioni di evoluzione. 

Oltre l’aspettativa delle esperienze di picco

La meditazione riguarda la pratica della liberazione da tutti gli stati: sviluppare un rapporto equanime con tutto ciò che si manifesta o potrebbe mai manifestarsi.

Ogni stato di coscienza “speciale”, serve per rendere consapevole ciò che è “oltre” la transitorietà di quello stato. 

Quando, nell’accompagnare le persone nella meditazione profonda all’Intensivo sull’Essere Consapevole, ascolto un partecipante che mi racconta la sua profonda esperienza vissuta in meditazione, lo ascolto con curiosità e interesse, affascinato dalle mille sfumature che queste esperienze manifestano. Ma poi, conclusa la sua condivisione, lo riporto sempre a questa presa di coscienza: “cosa resta?” 

Cosa rimane dopo quell’apice di estasi, dopo quella rottura dei confini del corpo, dopo quell’espansione nell’infinito e quello spegnimento nell’eterno silenzio? Quello che resta mi interessa più dell’esperienza di picco, perché mentre il picco va e viene, il contatto con ciò che sta oltre è ciò che conta veramente nel percorso per realizzare la natura dell’assoluto.

Invece di perseguire uno stato speciale di coscienza, quando meditiamo, cerchiamo di scoprire la coscienza desta e liberata che è sempre già qui, indipendentemente dall’esperienza che stiamo vivendo. Stiamo imparando ad avvicinare la nostra attenzione e presenza alla straordinaria coscienza che è già qui, mentre leggi queste parole in questo momento e guardi attraverso i tuoi occhi proprio adesso. Stiamo cercando di scoprire che questa coscienza sacra è sempre qui, proprio adesso, in mezzo a tutto il resto che è qui, proprio adesso. Non stiamo cercando di arrivare in un posto speciale diverso da qui, perché scopriamo con stupore che qui è sempre stato un luogo incredibilmente speciale, quando smettiamo di cercare di arrivare da qualche altra parte.

Quando abbandoniamo l’aspettativa delle esperienze delle vette durante la meditazione, apriamo la porta a un livello più profondo di connessione con il momento presente e con la nostra essenza. Non stiamo più cercando qualcosa di straordinario da raggiungere o provare. Stiamo semplicemente consentendo alla nostra coscienza di risplendere nella sua natura intrinseca, libera da condizioni o desideri.

La bellezza della liberazione

Liberarci dalla ricerca di esperienze culminanti ci porta a scoprire la bellezza della libertà interiore. Siamo in grado di abbracciare l’intero spettro delle esperienze umane, dalle gioie alle sofferenze, senza cercare di cambiarle o controllarle. La meditazione diventa un’opportunità per osservare e accogliere ciò che si manifesta, senza aggrapparsi o resistere. È una pratica di presenza autentica e aperta.

Attraverso la meditazione, impariamo a essere in pace con ciò che è, al di là delle nostre aspettative o delle esperienze momentanee. Non è una questione di cercare di raggiungere un certo stato di coscienza, ma di riconoscere che la nostra vera essenza è sempre presente, al di là di ogni esperienza transitoria. 

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#4 La meditazione come mezzo per un obiettivo

Nella pratica della meditazione, spesso ci si trova a concentrarsi su un obiettivo futuro che speriamo di raggiungere attraverso la pratica. Immaginiamo che la meditazione ci porterà benefici come ridurre lo stress, aumentare la concentrazione e la felicità, o raggiungere l’illuminazione spirituale. Anche senza scomodare scopi ambiziosi e nobili, che ci darà la capacità di essere focalizzati, performanti in una prestazione sportiva e più produttivi sul lavoro. Questa mentalità orientata al futuro diventa un ostacolo al vero scopo della meditazione.

Le tradizioni spirituali ci insegnano che il risveglio della coscienza riguarda la scoperta di una dimensione sacra della realtà e di noi stessi che esiste già qui e ora, completa e intera. La condizione di unione e completezza, caratteristiche intrinseche alla nostra natura di Individui Consapevoli, non è qualcosa che possiamo raggiungere in un futuro distante; è una realtà che possiamo scoprire solo nel momento presente.

La pratica del risveglio diretto

Per sperimentare appieno il potere della meditazione, dobbiamo abbandonare l’idea di meditare come un mezzo per raggiungere un obiettivo futuro. Serve adottare la prospettiva della “pratica del risveglio diretto”. Questo significa praticare la meditazione con l’intento di scoprire la nostra natura qui e ora, senza aspettative o desideri di un risultato futuro.

Può sembrare paradossale e contrario alla nostra abituale mentalità. Tuttavia, il segreto sta nel riconoscere ciò che è già qui, dentro di noi, in ogni istante. Non c’è bisogno di cercare altrove o aspettare un momento futuro. Possiamo accedere a quella dimensione sacra della coscienza qui e ora, se solo ci apriamo ad essa.

L’abbandono delle aspettative

Per adottare la pratica del risveglio diretto, è fondamentale abbandonare ogni aspettativa riguardo i risultati della meditazione. Non stiamo cercando di raggiungere uno stato speciale di coscienza o di cambiare qualcosa in noi stessi. Stiamo semplicemente aprendo la nostra consapevolezza al momento presente, accettando tutto ciò che si manifesta senza resisterlo e senza forzarlo.

Quando meditiamo con la prospettiva del risveglio diretto, lasciamo andare ogni proiezione nel futuro e ci immergiamo completamente nell’esperienza qui e ora. Ci rendiamo conto che la vera meditazione è una pratica di consapevolezza radicale, di presenza autentica al momento presente, senza giudizio o aspettative.

La scoperta della nostra vera natura

Sperimentare la meditazione come una pratica di risveglio diretto ci permette di scoprire la bellezza del momento presente. Non dobbiamo aspettare un futuro distante per essere in contatto con la nostra vera natura. Possiamo sperimentare il risveglio della coscienza qui e ora, semplicemente aprendo il nostro cuore e la nostra mente a ciò che è.

Abbandonando l’orientamento al futuro nella pratica della meditazione, liberiamo la nostra consapevolezza da ogni aspettativa e permettiamo alla magia dell’esperienza presente di rivelarsi. Ogni momento diventa un portale verso la dimensione sacra della coscienza, e la meditazione diventa un’opportunità di connessione profonda con la nostra essenza più autentica.

La meditazione è un invito a vivere pienamente la tua vita, senza aspettative o desideri di un risultato futuro. Goditi il viaggio della scoperta interiore e lascia che ogni momento sia una porta verso il contatto diretto con la tua natura autentica: già unita, completa, illimitata.

Ti invito a sperimentare tutto questo in prima persona all’Intensivo sull’Essere Consapevole, un ritiro per vivere l’esperienza di chi sei veramente.

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2 commenti su “Supera i 4 falsi miti della meditazione che ostacolano il tuo percorso di consapevolezza”

  1. Grazie Agostino,
    Riesci veramente a mettere ordine nelle nostri menti,solo leggere mi fa bene al Anima che appunto avvolte si identifica con lo stato di pace ,amore ,ecc..
    Ma come spieghi tu ,sono solo stati che appaiono ,e scompaiono nella nostra coscienza .
    Grazie per la sincerità ti auguro ogni bene.

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