Un contatto con la morte che mi ha cambiato radicalmente la vita

Il racconto intimo di un evento significativo della mia vita che ha dato inizio al mio percorso di ricerca. Incontrare la morte mi ha permesso di rinascere alla vita.
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nde articolo

Dove tutto ebbe inizio

C’è un evento importante della mia vita che pochi conoscono.

Finora l’ho condiviso solo con persone intime, e solo dopo avere avuto fiducia che dall’altra parte ci fosse adeguato spazio di comprensione.

Ho riflettuto a lungo se condividere questa esperienza con te e gli altri lettori.

Alla fine ho sentito che questo evento significativo, che ha decisamente segnato il mio percorso di vita, merita di essere conosciuto, per almeno due motivi.

Come è accaduto a me, che l’ho vissuto in prima persona, può aprirti la mente a nuovi punti di vista sulla vita e sulla morte.

In secondo luogo ti permette di capire come e perché sono arrivato a fare quello che faccio. La radice del mio percorso di ricerca interiore può essere ricondotta a quell’evento significativo.

Se leggi ciò che scrivo, conoscere questo mio vissuto ti permette di avere una comprensione più profonda di ciò che pubblico.

Mi permetto quindi di raccontarti questo evento straordinario che ho vissuto all’età di circa vent’anni.

Una vita fa

In quell’epoca ero completamente distante da dove mi trovo ora. È incredibile quanto la stessa vita possa disegnare copioni completamente diversi, al punto di sembrare due vite distinte.

A vent’anni il mio tempo orbitava attorno al lavoro e agli amici, con cui condividevo un’intento di svago con un tocco di sfrenatezza.

Avevo una grande passione, il motociclismo. Tanta attenzione e cura era dedicata alla mia adorata moto.

Facevo bellissimi viaggi, con guida sportiva alla ricerca del limite, per avere quella dose di adrenalina in grado di spegnere la mente.

Al tempo non lo sapevo, ma quello che stavo cercando in realtà era un modo per placare i pensieri della mente.

E ti posso garantire che quando guidi una moto sportiva al limite, tutto si spegne e resta solo l’asfalto con la prossima curva.

Non hai tempo di pensare a quello che non va, c’è solo il momento presente.

Non sapevo perché lo stavo facevo, ma sapevo che funzionava, almeno per il tempo in cui ero in moto.

Solo che, come tutte le esperienze di questo tipo, ogni volta il limite si spinge un po’ più in là. Allora il gioco inizia a diventare pericoloso.

Ecco che questa insensata ricerca del limite come fonte del silenzio mentale, mi ha condotto infine a superarlo in modo estremo.

Avvenne ciò che era inevitabile giocando questa roulette russa.

Incontro con il destino

Un giorno mentre tornavo a casa da un lungo viaggio, incontrai il mio destino sotto forma di una macchina che mi tagliò la strada in modo improvviso e repentino.

Ricordo il momento in cui presi coscienza della macchina di traverso davanti a me: ebbi l’intenzione di frenare, ma non ci fu il tempo.

In una frazione di secondo ecco lo schianto.

La moto entrò nella fiancata della macchina (letteralmente). Io finii di petto e faccia contro le lamiere.

Il mio corpo rimbalzò a mezz’aria formando una parabola e cadendo una decina di metri più avanti.

Tutto avvenne in un attimo, eppure è incredibile quanto quell’attimo possa dilatarsi e restare impresso nelle sue sfumature.

Quello che avvenne dopo segnò il mio percorso in modo indelebile.

Il distacco della coscienza dal corpo

Il dolore dello schianto fu enorme, al punto da spegnere le funzioni vitali del corpo.

La mia coscienza si separò dal corpo.

Cominciai a vedere e osservare tutto quello che stava accadendo da un punto di vista esterno, senza radice fisica.

Non sentivo dolore, non c’era alcuna sensazione fisica. Non c’era interpretazione della mente, solo pura testimonianza disgiunta ed esterna dal corpo.

Questo punto di vista testimoniante cominciò a sollevarsi e distanziarsi. Iniziai a vivere quello che stava accadendo dall’alto.

Immagina una telecamera che si solleva e allarga il campo sempre di più.

Vedevo il mio corpo steso sull’asfalto, la macchina e la moto distrutte, le persone che arrivavano agitate attorno al mio corpo steso per cercare di soccorrermi.

“Io” mi sollevavo sempre di più verso l’alto, con un movimento ondeggiante e pacifico.

Non c’era panico, non c’era paura. Solo una grande quiete, un’apertura profonda e una testimonianza muta, senza alcuna interpretazione mentale.

Questo “sollevarsi” della coscienza verso l’alto ad un certo punto si distanziò al punto di spegnere la radice con la vista: si spense l’immagine del mondo.

Oltre la vita, in un assoluto niente

Posso dire che si spense l’immagine fenomenica del mondo fisico.

Iniziai a rivedere ad altissima velocità dei “fotogrammi” della mia vita srotolarsi davanti a me, in rapidissima successione, eppure chiari e riconoscibili.

Anche in questo caso, sento che il processo è durato un attimo, ma un attimo dilatato all’infinito di cui ricordo infinite sfumature.

Si spense anche questo fenomeno e mi trovai a sperimentare un fascio di luce bianca e pura.

Un’energia eterea e sublime mi trascinava verso un punto infinito, come in un tunnel luminoso dove alla fine c’è un arrivo abbagliante al punto di accecarti e inglobarti in sé.

Fui preso da questa luce e in un istante eterno fui uno con questo infinito.

Poi si spense tutto.

Difficile (se non impossibile) descrivere questo nulla assoluto, questa assenza totale di qualsiasi cosa.

Un silenzio eterno e infinito, in cui non esiste nulla, nemmeno un testimone. Un assoluto niente.

In questo niente infinito non esiste nemmeno il tempo. Questa condizione infatti durò un tempo indefinito.

Fu un attimo, un istante eterno, dal mio punto di vista soggettivo.

All’atto pratico non fu così, questo spegnimento totale durò oggettivamente a lungo, perché quando uscii da questa condizione compresi che nel mentre erano successe parecchie cose attorno al mio corpo steso sull’asfalto.

Il ritorno

Nell’uscire da quel niente assoluto vidi ricrearsi dinanzi a me il mondo intero, lo spazio e il tempo presero forma nella coscienza.

Vidi riformarsi “davanti” a me la scena dell’incidente, sempre con un punto di vista esterno e dall’alto.

Attorno al mio corpo c’erano molte persone che si muovevano frenetiche, c’era un’ambulanza e sentivo che vicino stava atterrando un elicottero.

Questo a posteriori mi ha portato a dire che quel contatto con l’assoluto niente, quello spegnimento senza tempo e senza spazio, seppur vissuto come un istante, sia durato molto più che un istante.

Stavo ancora vivendo tutto da un punto di vista esterno e distaccato, con una visione dall’alto e senza interpretazione.

Ad un certo punto sentii una forza che mi trascinò “giù”, verso il corpo steso sull’asfalto

La coscienza si ricongiunse con il corpo, letteralmente trascinata con forza dentro la carne e le sensazioni fisiche.

Ecco che acquisii di nuovo un punto di vista in prima persona.

La coscienza non era più un osservatore distaccato, un testimoniare muto e fluttuante sulla scena, ma un punto di vista in prima persona, un io incapsulato in un corpo steso sull’asfalto.

Osservai l’asfalto davanti a me attraverso il casco rotto a metà, con un rivolo di sangue che scorreva lento sulla strada.

Presi coscienza del mio corpo, si generarono di nuovo le sensazioni fisiche. Cominciai a sentire il corpo, che era inizialmente paralizzato, poi lentamente le sensazioni sono diventate fortissime, ogni cellula urlava di dolore.

Ecco che di fronte al dolore tornò a riformarsi la mente con la sua interpretazione. Solo lì realizzai quello che era veramente successo, dando un nome alle cose.

Tutto quello che ho descritto in questo racconto lo posso dire ricostruendolo a posteriori. Nel momento in cui lo stavo vivendo, c’era solo pura coscienza senza interpretazione.

Una nuova consapevolezza

Inutile dire che sopravvissi all’incidente. Mi ripresi velocemente e tornai a vivere la vita di prima, ma con tutta un’altra prospettiva.

Quel contatto con il puro assoluto lasciò con un punto di vista nuovo di ciò che era l’esistenza. Mi trovavo ad osservare e vivere tutto con una profondità inedita.

Tutto l’esistente appariva come un grande sogno, vissuto con neutralità e con presenza.

Quello che ho vissuto mi dava serenità e fiducia, una pace interiore che potrei definire imperturbabilità.

Al contempo si aprirono nella mia mente una serie di domande, una ricerca di senso e significato dell’accaduto.

Ecco che questo ha innescato un repentino cambio di direzione: l’attenzione, che prima era tutta rivolta fuori, l’ho finalmente rivolta dentro.

Iniziò così il mio percorso di ricerca interiore. Da lì si sono aperte nuove frontiere. Ho scoperto un mondo sconosciuto, tutto da esplorare e da vivere.

La meditazione

Vivevo il ricordo di quel nulla totale con un anelito a tornare lì, in quello vuoto assoluto.

Sentivo quello come la mia vera “casa”, tutto il resto appariva secondario. Volevo tornarci e risiederci, abitare questa condizione consapevolmente.

Mi avvicinai alla ricerca interiore con questo anelito nel cuore. Ho trovato nel ritiro di consapevolezza “Intensivo sull’Essere Consapevole” la via più diretta per accedere a quella condizione.

Molti anni dopo quell’evento significativo, e dopo un lungo percorso di ricerca interiore, mi trovai in un ritiro lungo a sperimentare il medesimo stato.

Lo stesso contatto con l’assoluto nulla che ebbi in quell’esperienza incidentale, lo vissi consapevolmente in fasi avanzate di meditazione profonda.

Riconobbi quell’evento come un “tornare a casa”, e starci.

Ma non solo, la cosa più importante è che ho potuto integrare questo con la vita.

Non più l’assoluto e il nulla come una condizione “al di là” della vita, ma come una condizione sempre presente, appartenente all’essere, facente parte dell’essere stesso.

Questi sono stati i passaggi che mi hanno permesso di integrare il vuoto e la forma, il niente e il tutto, l’essere e il non essere (come amava definirlo qualcuno), la vita e la morte.

Ognuno ha la sua storia

Questo è stato il mio percorso di vita. Unico e particolare, così come è unica la vita di ogni essere vivente. Ringrazio la vita per avermi permesso di vivere queste esperienze e per avermi condotto dove sono ora.

Accompagnando le persone in percorsi di consapevolezza e di conoscenza di loro stessi, ho imparato a riconoscere che ognuno ha il suo percorso, ognuno la sua storia e i suoi tempi, e al contempo tutti siamo destinati ad una medesima destinazione.

Mi auguro di cuore che questa mia storia ti sia di ispirazione per intraprendere un percorso di ricerca interiore, o per proseguire in profondità se già sei in cammino.

Se hai delle considerazioni in merito a quello che hai letto, o se hai domande che vuoi farmi, puoi lasciare un commento qui sotto l’articolo, sarà un piacere per me risponderti.

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47 commenti su “Un contatto con la morte che mi ha cambiato radicalmente la vita”

  1. Grazie per aver condiviso questa profonda esperienza.
    Quindi il percorso di ognuno di noi e’ tornare a quello stato di quiete che e’ il nostro centro, il nostro essere? Grazie
    Buona giornata.

    1. Grazie a te Claudia per avere accolto questa mia condivisione.
      La destinazione è la stessa, il ritorno alla fonte, consapevoli di essa. Da lì veniamo e lì torniamo. Nella vita c’è una tensione continua a ricongiungersi all’unità e a quell’assoluto.
      Riconoscerla e cavalcarla permette di realizzare il proprio scopo esistenziale.
      Questo è ciò che ho realizzato in questi anni.

    1. Grazie Agostino per la tua generosa condivisione. Ho letto diversi libri in cui vengono descritte queste particolari esperienze e da sempre mi sono posta domande su ciò che ci attenderà dopo questa avventura terrena. Al di là di qualsiasi fede o credo religioso sono fermamente convinta che non finisce tutto qui … Questo non ci impedisce di valorizzare appieno il dono grande della vita che ci è stata donata e di renderla degna di essere vissuta . Grazie Agostino perché anche tu contribuisci a renderla tale. Un abbraccio di gratitudine sincera.

      1. Grazie Cinzia per avere accolto e compreso la mia condivisione.
        Anche io negli anni mi sono documentato e ho investigato le esperienze simili alla mia, trovando delle corrispondenze incredibili.
        In contesti culturali diversi, l’esperienza è la medesima, segno che il processo è universale e condiviso, e appartiene all’esperienza dell’essere umano. (C’è solo una fase che è condizionata dal contesto culturale in cui si ha vissuto, il resto è universale).
        Quello che ho vissuto, per me è stato uno sprono incredibile a vivere appieno la vita, confermo la tua impressione che hai condiviso nel messaggio.

  2. Grazie Agostino di questa condivisione , così importante nella tua vita , grazie davvero .
    Mi ha commosso profondamente e riproposto tanti quesiti sulla nostra natura , il corpo , lo spirito , la coscienza.
    Un regalo per tutti noi che quel giorno tu sia “ tornato “ , per iniziare il tuo percorso ed aiutare altre persone .
    sembrerebbe poter concludere che iniziare il sentiero della consapevolezza durante la vita accorci le distanze tra noi e il “ divino”
    lo Spirito Universale ?
    Quanti interrogativi si aprono!
    Grazie ancora , un abbraccio
    Paola Cozzolino

    1. Grazie a te Paola!
      Sì, consapevoli o meno, tutti tendiamo a questo ricongiungimento con l’unità e l’assoluto.
      L’esistenza stessa è frutto di una originaria “rottura di simmetria” che crea una tensione a ricomporsi.
      Un percorso di consapevolezza mirato permette di accelerare questo processo e di realizzare questo scopo in vita.
      Sono felice di avere suscitato in te interrogativi così importanti… sono figli di questa tensione e ho fiducia che ti sapranno indirizzare nella giusta direzione.

      1. Ciao Agostino,

        grazie, mi offri l’assist per fare altrettanto. Penso che con-dividere sia il fondamento dell’esperienza “ordinaria” ma farlo in con-sapevolezza e con ri-conoscenza lo rende assolutamente straordinario!
        Ti cito:
        “Tutto avvenne in un attimo, eppure è incredibile quanto quell’attimo possa dilatarsi e restare impresso nelle sue sfumature.”
        È incredibile si eppure proprio in questi ultimi tempi il telescopio spaziale James Webb sta contribuendo a restituirci un’idea!
        “La mia coscienza (la radice “terrena”) si separò dal corpo.” Solve et…
        “Fui preso da questa luce (la radice “divina”) e in un istante eterno fui uno con questo infinito.” Coagula.
        Si potrebbe dire che la mia esperienza sia speculare alla tua.
        Tu sei andato “su”, io mi sono ri-trovata “giù”. Diciamo che le definizioni di trascendente e immanente dipendono esclusivamente dalla prospettiva, dal punto di vista.
        Siamo parte di un unico organismo intelligente (essere, coscienza universale, ecc ecc) che si è individualizzato in molteplici entità (essere, coscienza individuale, ecc ecc) e che comunica con noi in mille modi, sia interiormente attraverso pensieri, emozioni, sensazioni che esteriormente tramite quelle che chiamiamo coincidenze (anche se preferisco la definizione di Jung ossia sincronicità). In altre parole sono punti di contatto consapevole tra due piani apparentemente differenti. Queste due realtà non sono in conflitto anzi una alimenta l’altra e viceversa. Il “vuoto” è tutto ciò che c’è al di là dell’universo visibile e pur non rendendocene conto viviamo avvolti in esso e allo stesso tempo lo conteniamo.
        Un vuoto talmente pieno che prima o poi lo sentiremo, tutti.
        Il caso, come è comunemente inteso, non esiste. È solo una circostanza vissuta più o meno consciamente.
        Siamo gli occhi della stessa creatura. Alcuni chiusi, altri aperti.
        Come se fino a un certo punto fossimo tutti delle bollicine immerse in un infinito boccale di birra. Dico fino a un certo punto proprio perché siamo destinati a scoppiare. Sono tempi in cui siamo bombardati da segni inequivocabili per chi ha già l’occhio aperto.
        Ad esempio di recente abbiamo ri-scoperto questo, un vecchio Dio sconosciuto:
        “un essere che sembrava umano, ma che in altre iscrizioni assumeva anche la forma di una donna, di un animale, di un albero. Insomma, un essere mutevole che, però, veniva descritto come qualcuno di reale, con cui si poteva parlare e che si poteva incontrare per strada.”
        https://tecnologia.libero.it/antico-messaggio-decifrato-risolve-mistero-dio-sconosciuto-palmira-59529
        A questo proposito trovo bellissima la definizione che Wikipedia dà della conoscenza:
        “La conoscenza è la consapevolezza e la comprensione di verità, fatti o informazioni ottenute attraverso l’esperienza o l’apprendimento, ovvero tramite l’introspezione.
        La conoscenza è l’autocoscienza del possesso di informazioni connesse tra di loro, le quali, prese singolarmente, hanno un valore e un’utilità inferiori.”
        Ci aggiungo che tutto è interconnesso, interdipendente e in continuo mutamento allo scopo di promuovere un inanellamento progressivo di espansioni di coscienza. Avviene qui, in ogni istante, questo è lo scopo. Non lassù e nemmeno laggiù. Non dopo la morte, quando la coscienza individuale si staccherà definitivamente dal corpo in cui dimora. È questo il senso dell’incarnazione, ri-cordare e fare esperienza di se stessi partendo dal non essere per tornare all’essere “spostandosi” dalla dualità all’unità e trovare il proprio centro di gravità dinamico. Il direttore d’orchestra è uno, noi siamo assoli fuori tempo ma in perfetta sinergia.
        Genesis – Firth Of Fifth
        The path is clear
        Though no eyes can see
        The course laid down long before
        And so with gods and men
        The sheep remain inside their pen,
        Though many times they’ve seen the way to leave
        He rides majestic
        Past homes of men
        Who care not or gaze with joy,
        To see reflected there
        The trees, the sky, the lily fair,
        The scene of death is lying just below
        The mountain cuts off the town from view,
        Like a cancer growth is removed by skill
        Let it be revealed.
        A waterfall, his madrigal
        An inland sea, his symphony
        Undinal songs
        Urge the sailors on
        Till lured by sirens’ cry
        Now as the river dissolves in sea,
        So Neptune has claimed another soul.
        And so with gods and men
        The sheep remain inside their pen,
        Until the shepherd leads his flock away
        *The sands of time were eroded by
        The river of constant change*
        https://youtu.be/SD5engyVXe0

        1. Ancora una con-siderazione :D
          Mi son chiesta più volte se le persone, artisti compresi, siano consapevoli del significato di ciò che dicono/scrivono… e la risposta che mi son data è che siamo tutti dei canali anche quando non ce ne rendiamo conto, tasselli unici, ognuno con la sua forma, di un puzzle maestoso, la cui magnificenza non può che suscitare stupore e meraviglia.

          “Così Dio abita in tutto, dai primi menomi incominciamenti della vita su fino all’Uomo – perfezione di questo piano d’esistenza, completamento di questa sfera di vita: i cui attributi erano sparsi da prima qua e là sovra il mondo visibile, chiedendo d’essere combinati, frammenti oscuri destinati a esser riuniti in qualche Intero meraviglioso, qualità imperfette disseminate nella creazione, accennanti a una creatura dell’avvenire, a un punto dove tutti quei raggi dispersi dovevano incontrarsi convergenti nelle facoltà dell’Uomo (…).
          Anche ora vi sono di tali uomini sulla terra, sereni in mezzo alle creature semi-formate che li circondano (…)”
          Paracelso

          Fatboy Slim – Right here, right now
          Da scovare nel video il momento in cui compare la scritta “End of school zone.
          I’m One, so why try harder?”
          Da notare anche il contatore in basso a destra.
          https://youtu.be/ub747pprmJ8

        2. Nel mio percorso, di cui hai fatto parte anche tu, sono diversi anni che ti leggo, ho sviluppato un gran talento nel raccogliere i pezzi, tanti, ma proprio tanti, e rimetterli insieme! :D
          E questo è il mio modo per ringraziarti e per riconoscerci.
          Con questo ho chiuso il cerchio, forse… sono concentrici!

        3. Mentivo spudoratamente, senza saperlo però! :D
          Sarà che sento l’esigenza insopprimibile di aggiungere la mia energia al sistema, mi sento come una pentola a pressione con la valvola ancora sigillata, ma non solo, l’ispirazione che mi è arrivata grazie al tuo articolo è davvero intensa! E visto che di contatto con la morte si parla mi è venuto in mente che nella bandiera Jolly Roger, quella dei pirati, il teschio che sovrasta le due ossa incrociate simboleggia la vittoria dello spirito sul corpo.

        4. Cara Daniela, grazie per questa tua con-divisione. Sono grato che il mio racconto ti abbia ispirata così profondamente nel richiamare temi profondi e unire le fila dei tanti tasselli che raccogli in più parti.
          Mi scrivi che mi leggi da molto e che hai colto da ciò che scrivo vari elementi utili. Mi fa estremamente piacere, perché proprio questo è il senso della condivisione. È la prima volta che scrivo di questo tema delicato, e sono lieto che sia arrivato in modo così profondo e ispirante.

        5. Perdonami. Spero che Calvino non se l’abbia a male se mi prendo la licenza di cambiare una parola:
          «L’inferno dei MORENTI non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.»
          (Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)
          Questo intendevo quando dicevo che le nostre esperienze sono speculari.
          Roxy Music – More than this
          (You know there’s nothing)
          https://youtu.be/p9PAuWV-Vn0

  3. Grazie di aver condiviso questa tua esperienza. E anche bellissimo leggere e comprendere il percorso di ricerca che ti ha spinto ad ESSERE insegnante di Intensivo

    1. Grazie a te Iolanda per averla accolta!
      Sì, questo evento ha segnato la traiettoria della mia vita, e quando ho incontrato l’Intensivo è stato amore a prima vista, sono tornato a casa. E con la conduzione, sento che aiuto le persone a “tornare a casa”, questo è straordinario.
      Grazie per avermi compreso!

  4. fra Maximilian S.

    Grazie tanto per aver condiviso questa tua profonda esperienza. Mi ha comossso profondamente. Grazie davvero.
    fra Maximiliian S. Ofmconv

    1. Grazie Maximilian per avere accolto e compreso questa mia esperienza di vita.
      Felice di avere toccato e fatto risuonare le corde della commozione, segno di sensibilità e apertura, e sicuramente di interesse tuo personale verso l’argomento.

  5. Grazie caro Agostino per aver donato questa tua esperienza cosi’ intima e personale. Grata di averla ricevuta!!
    Ti voglio bene!!

  6. Grazie per aver raccontato questa tua esperienza così delicata e personale. Grazie per aver continuato la tua ricerca e di condividerla a tutti noi. Sei speciale e prezioso!

    1. Grazie Sonia! Si, sento che è arrivato il momento di rendere pubblica e condividere questa esperienza delicata e personale.
      Questo oltre ad aprire la mente su questi temi, permette anche a chi è interessato di comprendere il perché di quello che faccio. Grazie per avermi accolto!

  7. Fabiola Martinelli

    Wow che esperienza fortissima!
    Da lì in poi si comprendono cose che sono al di là delle persone comuni.
    Grazie Agostino d’essere “tornato”.
    Mi piacerebbe sapere chi ti è venuto incontro quando eri fuori dal corpo e cosa ti hanno detto?
    Se vuoi rispondimi sulla mail.
    Un abbraccio forte

    1. Grazie Fabiola per avere accolto la condivisione di questa mia esperienza.
      Nella fase iniziale, quando la coscienza si è sconnessa dal corpo e ho iniziato a “volteggiare” verso l’alto sulla scena dell’incidente, sono arrivate alcune persone che erano lì intorno, automobilisti che si sono fermati a dare un primo soccorso. C’era terrore in loro, si è raggruppato un insieme di persone attorno ma a debita distanza, una sola persona si è avvicinata e non ha detto nulla. Non mi hanno toccato perché avevano paura di lesioni spinali e che muovendomi o toccandomi avrebbero peggiorato le cose. In questo processo, pur avendo attorno molte persone, ero completamente solo. Parlavano tra di loro ma non si sono rivolti a me.
      La prima persona che si è avvicinata e mi ha rivolto la parola è stata un’infermiera del pronto soccorso, che incredibilmente era una mia conoscente, una persona incontrata anni prima con cui avevo avuto degli scambi. È stato un incontro bellissimo e mi ha rassicurato molto, ma è accaduto quando era tutto concluso, ero già tornato in una condizione ordinaria di coscienza.

  8. mariagiovanna

    Grazie mille Agostino per la tua generosa condivisione di quei momenti “diversi” in cui hai trovato CASA!!!!
    Che esperienza NUTRIENTE per la tua vita!
    Ringrazio anche io l’Universo per avertela fatta esperire e per averti portato sulla strada della RICERCA interiore che sicuramente ha fatto bene a te e continua a fare bene a tante altre persone!
    ………C’è mancato pochissimo che succedesse anche a me di provare questo evento di cui ci hai parlato……….la scorsa settimana……..quando un incendio tremendo ha devastato la nostra bellissima terra di Versilia…e le fiamme hanno lambito le nostre case….ma non era ancora il momento “giusto”………….per volare nel VUOTO!……………….
    Buona VITA
    Giovanna

    1. Cara Giovanna, grazie innanzitutto per avere accolto il mio racconto di vita. Anche io sono grato per avere vissuto questa esperienza, e in modo molto estremo questo mi porta a sentire di ringraziare per ogni evento che incontro sul cammino di vita. Se questo che è stato estremo si è rilevato utile e positivo, allora anche tutto il resto che sta nel mezzo lo è.
      Sono dispiaciuto per quanto sia accaduto. Ho letto di questo incendio, non sapevo che fossi così dentro l’accaduto! Sono certo che questo ti permetterà di dare ancora più valore e significato a quello che hai e in senso più ampio alla vita intera. Un forte abbraccio!

  9. Questa esperienza, simile a quanto raccontato da altre persone, ci fa pensare che siamo Anima, un’unità di coscienza-consapevolezza che può interagire con il nostro corpo. Siamo Anima con un corpo, e questo essere spirituale è la nostra vera identità. È l’Anima che deve guidare ogni nostra azione, emozione e pensiero.

    1. Si caro Giorgio, condivido questo tuo punto di vista. Realizzare questa nostra vera identità in vita è uno scopo implicito all’esistenza stessa.
      Sono grato alla vita per avermi fatto sperimentare questa esperienza e per avermi fatto incontrare poi dei percorsi come l’Intensivo che mi hanno permesso di integrarla.

  10. Ciao Agostino,
    Grazie per questa condivisione, un miracolo di Dio!
    Credo che attraverso le sfide, la vita ci offre molte opportunità a volte attraverso le esperienze, situazioni molto difficili, una nuova prospettiva. Vedere il nuovo.
    Nulla accade senza il suo permesso.
    La Sua Volontà…
    “Amore è Gratitudine.”
    Accogliere il dono della vita, sia sperimentare la gioia più grande nel cuore.
    È amore responsabile, gratuito per noi stessi, e per il prossimo.
    L’amore è insita nella natura umana cresce, né scaturisce la bellezza interiore un presente reale, un sentimento profondo che viene dal cuore… Agostino è grandioso condividere!
    Dio continua nella sua opera, in ogni istante…Lui fa la sua volontà, in cielo e in terra.
    Accogliere le opportunità, vuol dire scegliere, creare, comprendere, conoscere, è fare la nostra volontà, sempre…
    un abbraccio!
    Alessia

    1. Grazie Alessia per avere accolto e compreso questo mio vissuto.
      Una cosa profonda che mi ha lasciato questa esperienza è la certezza di un “disegno più grande”, di poter riconoscere in ogni accadimento una storia che si svela, con una volontà che non è personale ma va ben oltre il personale. Questo lascia spazio a profonda gratitudine, anche nei confronti delle esperienze più difficili da attraversare.
      Ricambio l’abbraccio cara Alessia!

  11. Marco Baldini

    Grazie Agostino per questa bella e coraggiosa testimonianza. Vero è che non è assolutamente per tutti. Bello che hai sentito che era il momento giusto e ti trovavi di fronte a degli interlocutori pronti ad accogliere. Più diventi consapevole e più desideri addentrarti e approfondire te stesso e le tue relazioni. Buon percorso a te e a tutti coloro che prima o poi sceglieranno questa strada. Namastè.

    1. Grazie Marco per avere accolto questo mio vissuto!
      Sì, ho sentito che era arrivato il momento di fare “coming out” e rendere condivisa la mia esperienza, e così a caldo sento che è stata la scelta giusta al momento giusto.
      Grazie ai lettori sensibili come te mi sento molto compreso e accolto!
      Ti abbraccio caro, a presto!

  12. Grazie Agostino. La tua storia è molto interessante e anche il tuo desiderio di occuparti di aspetti profondi della vita. Non sempre è facile andare avanti. Ma è importante approfondire e sperimentare. Un caro saluto Emanuele

    1. Grazie Emanuele! Questo evento estremo mi ha insegnato che da ogni cosa è davvero possibile estrapolare una crescita e una nuova consapevolezza. Grazie per avere accolto e compreso la mia condivisone.

  13. Agostino, carissimo, buongiorno!
    ora comprendo perché, anni fa, quando ci siamo trovati per la prima volta di fronte in diade ad un intensivo, tra i molti partecipanti nuovi, tu (oltre ad un altro, anch’egli ora conduttore) mi sei rimasto dentro – avevi qualcosa di speciale.
    Ti ringrazio molto per questa tua condivisione, è tempo che si getti lo sguardo al di là del velo – almeno, all’inizio, come possibilità di espansione e di conoscenza della coscienza, poi anche di indagine autentica: gli strumenti diventano via via più consistenti e utilizzabili. E tu li offri con gioia e pienezza: mi ricordo benissimo quando un giorno Silvano, durante un discorso di mezza giornata, disse che ciò che poteva massimamente rendere soddisfazione e gioia ad un essere umano era il fatto di sentirsi utili agli altri. L’importante è trovare il proprio personale, unicissimo, modo di realizzare questo.
    Grazie, dunque, ancora e ancora!

    1. Ti ringrazio Bruna per avermi visto fin da subito, e per avere accolto questa mia delicata condivisione. Si, il mio percorso mi ha portato a dedicarmi in modo profondo agli altri e confermo, non c’è cosa più gratificante e realizzante. Ho trovato nell’Intensivo la massima espressione in cui canalizzare questa spinta, il resto rimane un contorno, ben gratificante e che esprime parti di me, ma solamente un contorno. Sono certo che comprendi questo!
      Grazie ancora Bruna!

  14. Sabrina Fontanesi

    Grazie infinite Agostino per aver condiviso questa meravigliosa esperienza. L’opportunità di averla vissuta e di aver deciso di condividerla sono la prova che sei qui per essere portatore di luce. La luce della verità. Grazie grazie grazie

    1. Cara Sabrina, grazie per avere accolto la mia condivisione. Sono certo che avermi conosciuto personalmente ti ha permesso di cogliere delle sfumature nel mio scritto che altrimenti passerebbero inosservate. Mi sento compreso e accolto, e questo non è scontato in una condivisione di questo tipo, sia per l’argomento che per il tramite della condivisione. Dal cuore… grazie a te!

  15. Grazie mille Maestro caro, per aver voluto condividere questo tuo “vissuto” importante: sono certo che sta già facendo (e farà ancora) tanto bene ai tantissimi in fase di profonda ricerca. Di certo posso parlare per me: leggere ( e ri-leggere ) il tuo scritto mi fa sempre bene a cuore e mente, questa sera ho sentito l’esigenza di ritrovarlo. A presto!

    1. Caro Giacomo, ho avuto il piacere di raccontarti a voce tutto quanto e di vedere nei tuoi occhi accendersi la curiosità. Se questo articolo è stato scritto, è stato anche grazie a questo scambio in tempi non sospetti.
      Piccola lezione da tenere nel cuore: ogni interazione con l’altro lascia una traccia dentro di noi, e questa agisce anche a distanza di tempo provocando effetti imprevedibili. Ecco il famoso battito d’ali di una farfalla che provoca un uragano, applicato nel contesto della relazione.
      Una nota su questo… possiamo essere intenzionali, nel voler lasciare in ogni interazione un effetto positivo. E toccare l’altro con la consapevolezza, riconoscerlo in quanto Individuo Consapevole, provoca sempre un effetto positivo e imprevedibile.

  16. Grazie di cuore, per questa tua testimonianza. A 3 anni e 13 anni, piccoli incidenti mi hanno portata in uno stato simile, anche se meno intenso. Grazie alla mia insegnante di Reiki ho capito ciò che mi era accaduto. Forse per questo questi argomenti mi attirano da anni. Un caro saluto

    1. Grazie Assunta per avere condiviso la tua esperienza. Anche per me è stato simile, l’attrazione verso quello stato mi ha portato non solo a ricercare e dare un senso a quanto accaduto, ma ha dato il via al mio cammino di ricerca interiore.

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