Meditazione

Cos’é la meditazione?

La parola meditazione viene usata frequentemente e in vari contesti. Negli ultimi anni si è vista un’escalation dell’utilizzo di questo termine, dovuto ad un crescente interesse da parte di un pubblico sempre più vasto. Spesso con la stessa parola si vogliono intendere cose radicalmente differenti.

Partiamo dunque col definirla: cos’é la meditazione?

La meditazione è un processo di ristrutturazione dell’attività cognitiva.

Le tecniche utilizzate per mettere in atto questo processo si chiamano pratiche meditative.

Spesso pratiche che non attuano questo processo vengono definite meditazione, quando in realtà non lo sono.

La definizione che ho posto come cardine operativo funge dunque da spartiacque: se attuando una determinata pratica sto utilizzando l’attenzione per ristrutturare il processo cognitivo, questa può essere definita meditazione, qualunque essa sia.

Appare evidente, con queste premesse, che la meditazione tecnicamente ha caratteristiche neutre: è indipendente da qualsiasi contesto di tipo culturale o di credo religioso.

Si tratta di una pratica che appartiene all’essere umano in quanto individuo dotato di consapevolezza; gli appartiene indipendentemente da ogni altra sua caratteristica individuale o dalla sua cultura di appartenenza.

L’approccio di essereintegrale alla meditazione è puramente tecnico e neutro per scelta: questo offre al lettore due vantaggi.

  • Non è necessario cambiare il proprio riferimento culturale, schema mentale o credo religioso per comprendere come meditare.
  • L’approccio qui proposto può essere facilmente integrato in ogni contesto di crescita in quanto universalmente valido.

Cosa vuol dire ristrutturare l’attività cognitiva?

Innanzitutto, cos’è l’attività cognitiva?

Detto in maniera semplice: l’attività cognitiva è l’insieme dei processi con cui il sistema nervoso acquisisce ed elabora le informazioni sensoriali e costruisce la percezione della realtà.

Ristrutturare l’attività cognitiva significa modificare il modo in cui operano questi processi.

Significa che quella che generalmente è considerata una funzione automatica e stabile nel tempo, la costruzione della realtà percepita soggettivamente, può essere modificata.

I mezzi della meditazione

Nel meditare vengono impiegate due facoltà inerenti la consapevolezza.

  • La prima è l’attenzione, il suo organo di senso.

La consapevolezza opera tramite l’attenzione: dove l’individuo dirige la sua attenzione, diviene consapevole dell’oggetto sul quale l’attenzione è posata.

  • La seconda facoltà è il meccanismo cognitivo che monitora dove l’attenzione viene direzionata.

È una facoltà che osserva se l’attenzione è mantenuta sull’oggetto scelto o se l’oggetto è stato perso. Si tratta di una funzione cognitiva che non è focalizzata sull’oggetto di per sé, ma sulla relazione intenzionale stessa con l’oggetto.

[Tecnicamente si definisce questa funzione meta-consapevolezza. Il termine meta- sta ad indicare una posizione che sta “un gradino sopra”, un’attività che riflette su se stessa.]

Come vedremo, queste due facoltà vengono impiegate entrambe nella meditazione, ma con modalità differenti a seconda del fine prefissato.

Essendo facoltà cognitive, hanno la proprietà di poter essere rinforzate tramite il loro utilizzo. Proprio come allenare i muscoli in palestra li fa crescere e li rinforza, così anche allenare queste due facoltà le potenzia: di sessione in sessione esse crescono in stabilità ed efficacia.

Qual è il fine della meditazione?

Perché si rende necessario ristrutturare l’attenzione? Cos’ha che non va il modo ordinario con cui l’attenzione si organizza?

La coscienza, come è intesa ordinariamente, non è pura consapevolezza, ma consapevolezza incarnata in una struttura psicologica [vedi strutture di coscienza ].

Consapevolezza e struttura sono un sistema interagente, quello che in termini tecnici viene definita una gestalt.

Il fine della meditazione è liberare la consapevolezza dalla struttura di coscienza nella quale è inserita.

Questo obiettivo può essere raggiunto

  • in modo transitorio, come peak experience.
  • in modo permanente, stabile nel tempo.

Nel primo caso si tratta di un’esperienza diretta non-duale, transitoria.

La stabilità nel tempo di questa esperienza si ottiene invece quando il training dell’attenzione ha superato tutte le fasi degli stadi-degli-stati, ovvero la sequenza completa degli stadi meditativi.

Quello che viene sperimentato come stato transitorio può divenire un tratto permanente.

Finché la consapevolezza è interconnessa alla struttura psicologica, l’individuo è in qualche modo sotto il dominio della struttura.

La capacità che abbiamo di scegliere consapevolmente, liberi da condizionamenti passati, è direttamente proporzionale al grado di emancipazione dell’individualità consapevole.

Scegliere liberamente significa manifestarsi nella vita, momento per momento, in base a chi si è.

Si vede in questo percorso un disegno progressivo di emancipazione e di espressione individuale, in gradi crescenti di libertà individuale e di creatività innovativa.

Nel compiere questo straordinario percorso si rende necessario un minimo background teorico. Il fine di questo articolo è proprio quello di fornirti le informazioni minime necessarie. Quello che fa la differenza è la pratica, l’esperienza personale. La mera teoria, l’aver compreso i concetti, non è evolutivo.

Ciò che è evolutivo è la pratica personale. La pratica senza una direzione è futile, è tempo sprecato.

La comprensione teorica senza l’applicazione esperienziale è falsa conoscenza.

Quando teoria, finalità e esperienza personale si incontrano, l’evoluzione individuale si accende.

Agostino Famlonga

Quanti tipi di meditazione esistono?

Le pratiche meditative possono essere infinite, adattate al contesto storico, all’individuo o alla società nella quale sono nate. Andando alla radice, e applicando la definizione che ho dato inizialmente, sostanzialmente esistono due modalità in cui l’attenzione può essere utilizzata per ristrutturare il processo cognitivo.

  • La concentrazione dell’attenzione su un determinato oggetto

oppure

  • la concentrazione dell’attenzione sull’accuratezza dell’osservazione,

cioè sull’osservazione introspettiva della propria natura momentanea e transitoria (un’attenzione indiscriminata ad una serie di oggetti mutevoli).

Possiamo chiamare queste due modalità

  • attenzione focalizzata

e

  • analitica (una presenza aperta di discernimento).

La modalità analitica (discernimento) viene evocata anche nella meditazione di compassione.

Nelle pagine che seguono trovi degli approfondimenti sulle tre tipologie di meditazione e sugli stadi che si incontrano nella progressione.

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Tipi di meditazione

Nonostante le varie forme che apparentemente può assumere, nel cuore della meditazione risiedono tre modalità specifiche di elaborazione delle informazioni.

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Gli stadi della meditazione

Gli stadi della meditazione si susseguono in una sequenza precisa. Gli stati di coscienza transitori divengono tratti permanenti.