Gli stadi della meditazione

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Gli stadi della meditazione

Come abbiamo visto nel modulo relativo agli stati di coscienza del Sistema Operativo non-duale (ndOS) esistono tre fondamentali stati di coscienza (veglia, sogno, sonno senza sogni) più lo stato non-duale che può essere considerato il fondamento di tutti e tre.

Gli stati di coscienza sono per definizione transitori: emergono come configurazione nell’esperienza cosciente, perdurano per un certo lasso di tempo, poi scompaiono e la coscienza entra in un’altra modalità di elaborazione, cioè in un altro stato di coscienza.

La meditazione è la ristrutturazione dell’elaborazione cognitiva: tramite le due modalità meditative, attenzione focalizzata e presenza aperta, è possibile cambiare il modo con cui l’esperienza cosciente viene esperita dall’individuo.

Questo processo è sequenziale, segue cioè una progressione ben definita, in stadi o livelli di profondità. Chiamiamo questa progressione Stadi della meditazione, oppure in gergo più tecnico Stadi-degli-stati (di coscienza).

La sequenza inizia dallo stato di veglia, che è quello normalmente accessibile all’esperienza cosciente.

Da stato di coscienza a stadio di coscienza

Come lo stato di veglia diviene lo stadio di veglia?

Quando la testimonianza consapevole viene mantenuta ininterrottamente per tutta la durata dello stato di veglia, questo diviene uno stadio nella progressione degli Stadi della meditazione. La testimonianza può proseguire nello stato seguente, cioè quello di sogno.

Lo stato di sogno è generalmente esperito in modo inconsapevole, oppure con sprazzi di consapevolezza intermittente e spesso confusa. Quando si è in grado di mantenere una consapevolezza testimoniante ininterrotta anche durante lo stato di sogno, esso diviene uno stadio nella progressione.  Significa che oltre a mantenere una consapevolezza ininterrotta durante lo stato di veglia, ora il praticante è in grado di sperimentare a volontà i sogni lucidi, e riesce a mantenere la testimonianza vigile anche durante lo stato di sogno.

Superato anche questo stadio la progressione prosegue poi nello stato di sonno senza sogni. Il principio è il medesimo, solo che in questo caso la consapevolezza non testimonia il domino fisico o sottile, ma diviene testimone del dominio causale, privo di forma, che non è nient’altro che la vasta spaziosità che “contiene” tutti gli altri contenuti fenomenici.

Quando tutti e tre gli stati di coscienza sono stati attraversati in questo modo, con una vigilanza consapevole ininterrotta, la progressione culmina con lo stadio non-duale, cioè con l’abbraccio privo di separazione di tutto ciò che emerge.

Stadi-degli-stati-semplice

Quanti stadi?

Nella sequenza degli stadi della meditazione vengono attraversati quattro stati di coscienza, tramutandoli in stadi.

Significa che uno stato transitorio diventa stadio permanente, cioè la consapevolezza ha accesso in modo stabile a quella peculiare configurazione di elaborazione dell’informazione. Questa progressione viene cavalcata liberando la consapevolezza dalle strutture di coscienza nella quale è generalmente fusa.

Come accade questo processo?

Smantellando la struttura stessa.

Quando tutte le strutture sono state de-costruite, la consapevolezza è finalmente liberata dal dominio della struttura, e l’individuo abbraccia in modo unitario tutto ciò che emerge.

Le strutture fondamentali che vengono decostruite in questa progressione sono inizialmente grossolane, fisiche, e proseguono poi in livelli di profondità e di finezza.

Le strutture di coscienza decostruite sono sei, per questo è possibile definire con precisione sei Stadi della meditazione (Stadi-degli-stati). 

Gli stati di coscienza in sé sono quattro (i tre naturali più quello non-duale), ma alcuni stati contengono più strutture da smantellare, vedi lo schema seguente.

Le strutture smantellate

Le strutture de-costruite sono le seguenti:

  1. Comportamento
  2. Pensiero
  3. Percezione
  4. Matrice spazio-temporale
  5. Coscienza

In ogni stadio della progressione è possibile osservare questo schema: la struttura viene smantellata in tre passi.

  1. Il funzionamento automatico viene interrotto. (I)
  2. La struttura viene osservata. (O)
  3. La funzione viene de-costruita. (D)

Lo schema permette di riassumere quanto esposto finora e di coglierne la bellezza intrinseca. Ad ogni stadio sono stati associati i tre passi di decostruzione (I-O-D).

Sebbene in questo frangente definire dei confini sia piuttosto aleatorio, ho voluto evidenziare la corrispondenza tra gli stadi e i domini, così come le transizioni di fase.

Come semplice regola generale per definire i confini è possibile utilizzare questi parametri:

  • ciò che è tangibile appartiene al dominio fisico, allo stato di veglia;
  • ciò che è privo di forma appartiene al dominio causale;
  • tutto quello che sta in mezzo cade nel dominio sottile.

Sottolineo nuovamente che tutti i tre i domini sono sempre presenti, contemporaneamente. Ciò appare evidente quando si completa il percorso evolutivo negli stadi degli stati: lo stadio non-duale abbraccia tutti gli altri contemporaneamente.

Stadi-degli-stati

Gli stadi della meditazione in dettaglio

Stadio 1 – Comportamento

Il primo stadio della meditazione concerne il cambiamento di atteggiamento, la generazione dell’aspettativa riguardante i risultati della pratica, e sfocia in un cambiamento del comportamento messo in atto quotidianamente. Si tratta in sostanza di un cambiamento psico-comportamentale di preparazione alla meditazione vera e propria.

Il cambiamento di atteggiamento (I) ha come finalità quella di generare nel praticante un aspettativa positiva riguardo i risultati della pratica e riguardo l’efficacia del sé, cioè il convincimento che il percorso intrapreso sia adatto a sé, e che sia effettivamente fattibile. Si va in questo senso a toccare la motivazione, evocando i risultati e i cambiamenti positivi possibili, facendo leva sui punti di forza individuali.

Nel passo di osservazione (O) dei questo primo stadio viene chiesto al praticante di osservare il proprio comportamento alla luce degli insegnamenti avuti. Si inizia a rivolgere l’attenzione interiormente e ad analizzare il proprio stile di vita, la propria condotta etica, il proprio modo di interagire con i vari contesti di vita. In questa modalità autoriflessiva diviene accessibile alla consapevolezza l’effetto negativo di determinati comportamenti.

Nel passo seguente avviene un vero e proprio cambiamento del comportamento (D). In base all’auto-osservazione fatta è possibile ora intraprendere un comportamento che va nella direzione opposta a quella che produce effetti negativi. Il comportamento dannoso viene modificato e si coltivano attivamente azioni virtuose. Il praticante impara a dirigere la consapevolezza nei propri organi di senso e di azione, controllando attivamente queste funzioni. La pratica si estende oltre le sedute formali: la consapevolezza auto-riflessiva viene coltivata attivamente per tutta la fase di veglia. L’obiettivo è quello di eliminare le interruzioni nella testimonianza consapevole e di estenderne il più possibile la durata.

Stadio 2 – Pensiero

Il secondo stadio sta sul confine tra quello che è la corporeità fisica e il sentire corporeo interiore. L’interconnessione corpo-mente viene messa in relazione con le conseguenze che produce nell’interiorità.

Nel primo passo (I) si impara a direzionare le azioni corporee al fine di ottenere la stabilità del pensiero. Si cerca di bilanciare le azioni fisiche portando consapevolezza nei gesti e nella postura, al fine di acquisire una postura stabile e ferma esteriormente e -di riflesso- interiormente. L’addestramento alla postura fisica contribuisce a creare uno stato mentale di equilibrio e fermezza.

Nel passo seguente (O) si sfocia nel dominio sottile, cioè energetico. L’attenzione viene posta sul respiro, su come questa componente sia fisiologica che energetica influenzi l’andamento degli eventi fenomenici nel flusso di coscienza. La pratica si prefigge di inserire un’azione volontaria che controlli e bilanci la respirazione nelle sue varie fasi al fine di esercitare un controllo sull’andamento del pensiero o del dialogo interiore. Il conseguente acquietamento ed ordine del flusso dei pensieri sfocia nella contemplazione.

La contemplazione acquisita tramite i passi fin qui percorsi viene impiegata per introvertire completamente la consapevolezza. La consapevolezza si sgancia dalla realtà esteriore e dall’influenza degli oggetti sensoriali e viene rivolta interamente al flusso della coscienza stesso. Questo processo porta ad un riordinamento del flusso della coscienza, cioè alla de-costruzione (D) della funzione cognitiva del pensiero. Significa che il flusso della coscienza si riassetta in una configurazione che differenzia la struttura del flusso dal suo contenuto. Diviene apparente la continuità sottostante al di là del continuo cambiamento dei contenuti mentali: ciò che prima era uno sfondo ora viene posto in primo piano.

Stadio 3 – Percezione

La percezione ordinaria segue un percorso di elaborazione delle informazioni ricevute come input. La concentrazione dell’attenzione su un oggetto permette di scardinare questo normale processo di elaborazione, decostruendone anche in questo caso la funzione. Ciò viene ottenuto tramite la concentrazione dapprima su un oggetto esteriore, concreto, tangibile, ben definito, poi interiore, qualsiasi esso sia. In questo primo passo il praticante è tenuto a rivolgere in modo continuativo la propria attenzione ad un oggetto, interrompendo (I) ogni distrazione automatica. Nel momento in cui insorge una distrazione, ovvero quando il praticante si accorge che la mente sta vagando, riporta la sua attenzione all’oggetto. Raggiunta una durata sufficiente di attenzione concentrata accade che cessa la funzione di categorizzazione, cioè l’oggetto viene esperito nei suoi puri e semplici attributi. Se ad esempio la concentrazione è rivolta ad un fiore, cessa la catena associativa e discriminante automatica che tende spontaneamente a giudicare e categorizzare il fiore. Questo sarà esperito nelle sue qualità essenziali. Il modello mentale del mondo percepito, che va oltre alle informazioni acquisite tramite la percezione, viene a cadere. Come già sottolineato, questo processo di concentrazione avviene prima esteriormente. Acquisita la maestria in questo ambito, poi avviene l’interiorizzazione: la concentrazione passa ad un oggetto interiore, sfruttando l’abilità acquisita. A questo stadio è possibile mantenere un’attenzione ininterrotta sull’oggetto scelto. L’attenzione fissa crea una trasformazione nel flusso della coscienza: l’oggetto diventa sempre più instabile. C’è un riassetto del flusso di coscienza; in termini cognitivi viene a cadere la costanza dell’oggetto: quella che sembrava una rappresentazione fissa viene ora esperita come un oggetto in continuo cambiamento.

Nel passo seguente avviene una radicale modifica dell’oggetto di consapevolezza. Il campo di concentrazione si riduce a quello che viene definito “seme“. Ha la sembianze di un punto luminoso fluttuante ed emanante luce propria. Contiene al suo interno le informazioni combinate provenienti da tutti i sistemi sensoriali. Avviene all’interno di questo punto luminoso la sintesi delle informazioni percettive. Esso è in continua trasformazione, perché gli input continuano e sono variabili. Si tratta di una trasformazione incessante di un unico continuum. Il praticante a questo punto adotta uno stile di concentrazione più aperto e rilassato: tenta ora di riconoscere lo schema percettivo. La percezione viene normalmente elaborata in uno schema. A livello cognitivo la costruzione di questo schema segue due passi: si ha inizialmente una sintesi percettiva globale e poi la specificazione degli schemi riconoscibili. In questo stadio della pratica il meditante osserva (O) questi due passi al contrario: la sintesi percettiva viene scomposta nei suoi schemi specifici. Con l’aumento dell’abilità di riconoscere lo schema il seme entra in una nuova configurazione, acquisendo la qualità di “seme condensato“: gli schemi percettivi diventano una massa di luce, priva di colori o forme particolari. La consapevolezza è pervasa da una mutevole massa luminosa.

Nello step successivo avviene la vera e propria de-costruzione della percezione. Il praticante impara a discriminare la sottile e costante attività dell’attenzione che tende a volgere sulla soglia degli input sensoriali per registrarli ed avviare la sintesi percettiva. In questo stadio della meditazione la consapevolezza ha raggiunto un’intensità e una durata tali da rimanere in modo continuativo e ininterrotto sull’oggetto. Questa profonda concentrazione dell’attenzione permette di mantenere la consapevolezza sulla soglia dei diversi canali sensoriali ed arrestare all’origine l’attività di costruzione della percezione. La sintesi percettiva che sta all’origine della percezione sensoriale viene de-costruita (D) e la consapevolezza si apre al sostrato della percezione ordinaria, e viene inondata da un incessante flusso di luce.

Stadio 4 – Sé

Nel quarto stadio della sequenza l’oggetto che funge da supporto per la concentrazione dell’attenzione è divenuto altamente sottile e privo di attributi: si tratta di un continuo e incessante flusso di luce. Il praticante a questo stadio tiene saldamente l’attenzione al flusso di luce interrompendo (I) ogni possibile interferenza di materiale percettivo grossolano. Questo tenere richiede uno sforzo non indifferente. Come risultato ne deriva una maggior chiarezza e intensità di questo flusso di luce, che diviene sempre più veloce e splendente. A questo punto la consapevolezza risiede in modo stabile nel punto che precede la costruzione di ogni contenuto percettivo. Normalmente l’individuo opera tramite un principio organizzatore centrale che riceve ed interpreta i dati sensoriali, quello che normalmente viene chiamato “io.” La rappresentazione ordinaria dell’io come centro di sintesi percettiva viene a cadere.

Il meditante ha imparato a riconoscere il flusso di luce in maniera stabile e chiara. Ora il suo compito è quello di discernere (O) il modo in cui si manifesta il flusso di luce. Nel passo precedente era crollata la rappresentazione di Sé, ma come residuo è rimasto il senso di agire, cioè di dirigere l’attenzione. In questo step il praticante impara a lasciare andare lo sforzo, ad abbandonare ogni tipo di intenzionalità. Il risultato è la perdita del senso dell’agire del Sé e il riconoscimento che gli eventi accadono in modo del tutto indipendente rispetto all’attività del meditante. Il flusso di luce ora diventa una corrente  sempre più chiara e si manifesta come una stretta successione di mutevoli puntini luminosi.

Nello step seguente, venuta meno la rappresentazione di sé e il senso dell’agire del sé, avviene il crollo del punto di osservazione ordinario. Avendo perso la prospettiva di osservazione ordinaria, ora divengono possibili svariati punti di osservazione alternativi. Il praticante impara a riconoscere il flusso di luce come continuo, come un incessante vibrazione del campo energetico, mantenendo al contempo una consapevolezza riflessiva, che trascende il punto di osservazione. La prospettiva subisce una ristrutturazione (D). La consapevolezza viene liberata dalle strutture del Sé.

Stadio 5 – Matrice spazio-temporale

Negli stadi finora affrontati, il meditante ha fatto ampio ricorso alla tecnica meditativa di focalizzazione dell’attenzione. La concentrazione dell’attenzione ha permesso la decostruzione delle strutture fondamentali, partendo da quella più grossolana, affrontando poi il pensiero, la percezione e la rappresentazione del Sé. Raggiunto questo stadio, il praticante ha ormai raggiunto la maestria della propria capacità di attenzione. Prevale, da qui in avanti, la modalità di meditazione di discernimento (presenza aperta). In questo stadio si compie un’analisi ad alta velocità del flusso che si manifesta nel tempo come una successione di movimenti continui. In una sequenza così intensa e serrata il meditante tenta di analizzare ciascun movimento. Esegue in ogni istante una ricerca seriale per discernere la propria identità trascendente all’interno del flusso. Viene impiegata la consapevolezza riflessiva: all’interno di questo continuo cambiamento la consapevolezza (I) si rivolge al sé trascendente e immutabile. Avviene un riassetto del sostrato della percezione temporale, l’esperienza diretta dell’immutabilità all’interno del cambiamento continuo, e al contempo della vacuità -insostanzialità- della persona.

Nello step seguente, divenuto familiare con la vacuità, il meditante è in grado di mantenere la modalità di meditazione analitica non solo osservando il flusso di luce, ma anche permettendo a contenuti grossolani di riemergere all’interno della consapevolezza. Senza sforzo ora può rivolgere la consapevolezza a tutti i fenomeni che emergono i rapida successione (O). A livello cognitivo, nello step precedente era richiesta una ricerca ultrarapida controllata, ora invece avviene una ricerca ultrarapida automatica. Semplicemente il praticante mantiene una consapevolezza riflessiva durante i vari eventi fenomenici. Le esperienze dirette avute vengono integrate nella modalità con cui viene esperita ogni cosa. C’è un cambiamento profondo nella percezione della durata degli eventi, in quanto il praticante ora è in grado di suddividere la consapevolezza tra il contenuto fenomenico e il processo con il quale è costruito. Si acquisisce a questo livello la cosiddetta multidimensionalità, cioè la capacità di suddividere contemporaneamente e liberamente l’attenzione fra più stimoli.

Nello stadio che segue la consapevolezza si apre e si rivolge alla struttura spazio-temporale del flusso di luce. Il meditante ha ora esperienza dell’unità in cui tutti gli eventi potenziali si presentano simultaneamente, in una profonda interconnessione. La matrice spazio-temporale ordinaria è decostruita (D) e la consapevolezza si apre ad una configurazione diversa in cui tutti i potenziali eventi dell’universo compaiono assieme alla trama delle loro potenziali interconnessioni. Tutto è eternamente immutabile e interconnesso.

Stadio 6 – Coscienza

Nello stadio precedente la coscienza ha subito una radicale trasformazione: la profonda interconnessione di tutto ciò che esiste appare come un’emanazione dal vuoto. Tutto ha l’apparenza del sogno, di sostanza eterea. In questo primo step dell’ultimo stadio del percorso meditativo il meditante ora tiene l’attenzione alle fasi di transizione tra quest’esperienza di unica sostanza -che riflette l’immutabile consapevolezza trascendente- e il ritorno della normale attività mentale durante lo stato di veglia. Si tenta ora di eliminare, o meglio interrompere (I), la transizione tra queste due condizioni. Il praticante diviene così consapevole che esistono entrambe queste condizioni, e tiene nella sua consapevolezza questo paradosso: la totalità indivisa in cui ogni cosa esiste in relazione a tutto il resto e il contenuto grossolano dell’esperienza ordinaria. Ha l’esperienza paradossale di essere contemporaneamente nel tempo e fuori dal tempo. In questa condizione cessa la reattività mentale e ogni esperienza appare in un campo di equanimità, dove è evidente sia l’impermanenza che l’assenza del Sé.

Nello step seguente la consapevolezza può ora dirigersi interamente su sé stessa (O) e in sé stessa. Tutti gli eventi si affievoliscono e avviene la cessazione sia del contenuto che dell’attività degli eventi. La consapevolezza cambia sede. Prima essa era inestricabilmente legata all’attività mentale e agli eventi: il punto di osservazione e l’oggetto osservato si presentavano come inseparabili; ora invece l’associazione tra evento e consapevolezza è sciolta. La consapevolezza è libera da ogni struttura. Al ritorno degli eventi fenomenici, questi sono ora osservati da un diverso punto di consapevolezza. Il meditante è pervaso da una profonda pace e tranquillità.

Al ritorno dell’esperienza ordinaria il meditante ora ha una prospettiva nuova, e ne è consapevole. L’esperienza spazio-temporale e il contenuto grossolano emergono nuovamente, ma vengono ora vissuti diversamente, perché l’esperienza ordinaria è stata decostruita (D) in tutte le sue componenti e la consapevolezza è stata liberata dal dominio delle strutture. Il meditante è ora consapevole della modalità in cui la realtà ordinaria è costruita dalle strutture e non reagisce ad essa. Di conseguenza, avendo spento la reattività, è ora in grado di scegliere in piena libertà e di manifestarsi completamente nella vita.