Il primo respiro: un imprinting che può durare tutta la vita

Gli eventi della nascita e il vissuto soggettivo associato al primo respiro lasciano delle impressioni profondamente radicate nell'inconscio della persona. Scopriamo come e perché questo accade, e soprattutto come poter sciogliere questi schemi liberando il respiro.
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Primo respiro

Siamo venuti al mondo con una prima inspirazione, e con un’ultima espirazione lo lasceremo.

Dalla nascita in avanti il respiro rappresenta una connessione diretta con la vita.

Tra quella prima inspirazione e l’ultima espirazione ci sono un’infinità di cicli di respiro.

La connessione tra il respiro e la vita spesso viene messa in secondo piano rispetto ad altre priorità, non ne siamo completamente consapevoli. Non siamo consapevoli che respirando meglio possiamo connetterci maggiormente con l’energia vitale, con la vita stessa, con la vitalità e la salute del corpo.

Così come non siamo completamente consapevoli di come gli eventi della nascita, e in particolare il primo respiro, possano imprimere una forma a tutti gli altri respiri, quelli inclusi tra il primo e l’ultimo.

Il modo in cui viene vissuto soggettivamente l’evento della nascita e il primo respiro possono segnare il corso di un’intera esistenza.

Vediamo perché questo accade.

Primo respiro

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Primo respiro

L’importanza della nascita

La nascita è un evento universale: tutti siamo passati attraverso questo vissuto. Il modo in cui viviamo questo importante passaggio di transizione spesso è determinante nel dare una direzione a ciò che viene dopo, cioè al modo in cui ci relazioniamo con la vita.

La vita inizia ben prima del parto fisiologico, la nascita è solo un passaggio. Un evento che, seppur non ricordato in modo esplicito, lascia un segno in tutto ciò che viene dopo.

La nascita rappresenta il primo contatto che hai con il mondo fuori dal ventre materno.

In questo evento vengono registrate le prime impressioni, che lasciano un imprinting importante.

È il primo contatto con il mondo esterno, e viene registrato non come ricordo esplicito, ma sotto forma di un insieme di schemi pre-verbali, cioè di dinamiche di relazione che plasmano ogni interazione: dal tuo pensiero al tuo rapporto con l’altro essere umano, al tuo rapporto con il corpo e con la vita stessa.

La nascita viene vissuta come un vero e proprio evento drammatico. Infatti spesso si sente parlare del trauma natale. Perché?

Perché, come dice lo psicologo Winnicott:

Nessun neonato è pronto per nascere.

Un cambiamento radicale

Tutto lo sviluppo fisiologico prima di questo evento è progressivo, graduale. Il bambino ha avuto 9 mesi per dare forma e plasmare il corpo e il suo sentire, in modo continuo.

La nascita rappresenta un evento discontinuo in questa progressione.
Da una condizione uniforme di sviluppo lineare e progressivo, interviene un cambiamento radicale, caratterizzato da un insieme di stimoli nuovi e intensi: sensazioni tattili inedite, un drastico cambio della temperatura, l’esposizione alla luce e al suono aereo.

E ancora: la separazione fisica rispetto alla madre e l’intervento della respirazione polmonare. Questi due passaggi in modo particolare sono determinanti nel condizionare tutta la struttura di personalità che si formerà nel tempo che seguirà.

Dal vissuto soggettivo di questi eventi vengono infatti registrate delle conclusioni inconsce, ad esempio rispetto alla sicurezza o all’insicurezza dello stare nella vita.

Non si tratta di ragionamenti o di ricordi consapevoli, si tratta di schemi di relazione pre-verbali, registrati nell’inconscio non rimosso.

Per approfondire » I 6 tipi di inconscio

Apparentemente non è possibile accedere a questi ricordi, perché siamo abituati a concepire il ricordo solo attraverso l’utilizzo della memoria esplicita, dichiarativa.  Questo serbatoio di impressioni invece è registrato in un’altra parte della memoria, molto più profonda. Anche questo ricordo è accessibile, ma non tramite la facoltà del ricordo esplicito a cui normalmente facciamo riferimento.

Nulla si dimentica, e la nascita meno di tutto il resto.

Vedremo più avanti le modalità attraverso le quali è possibile accedere intenzionalmente a queste impressioni.

Per comprendere meglio l’evento della nascita e del primo respiro, è utile conoscere la condizione iniziale in cui si trova il bambino prima di nascere. Diamo quindi uno sguardo alla vita prenatale.

Primo respiro

Vita prenatale

Lo sviluppo delle funzioni fisiche

Alcuni sensi del bambino si sviluppano in modo pressoché completo nella fase prenatale: il gusto, l’udito e l’olfatto sono ben sviluppati e molto attivi.

Così anche il tatto, che si sviluppa fin dalle prime settimane di gravidanza.

Un senso invece poco sviluppato è quello della vista: la scarsa luce presente nell’utero e l’assenza di oggetti da osservare fa sì che questo senso, rispetto agli altri, sia meno attivo.

Il sistema motorio si sviluppa gradualmente e si predispone al parto.

L’intestino è immobile, inattivo, non ha bisogno di funzionare.

Le vie urinarie invece sono attive e producono il liquido amniotico.

I polmoni non sono ventilati, sono infatti pieni di liquido.

La circolazione sanguigna polmonare non è attiva, se non in minima parte. Sarebbe infatti uno spreco di risorse inutile. La circolazione polmonare è bypassata dal forame ovale, un passaggio che unisce le camere del cuore evitando in questo modo che pompino il sangue ai polmoni fintanto che non sarà necessario. Vedremo meglio questo aspetto più avanti, quando affronteremo la fisiologia del primo respiro.

Lo sviluppo delle funzioni psichiche

Nel grembo materno il bambino si sente contenuto e protetto.

I suoi bisogni sono immediatamente soddisfatti. Non esiste per il bambino lo stimolo della fame e della sete: tutto il nutrimento gli viene fornito in tempo reale dalla madre, ancora prima che lui ne avverta lo stimolo della mancanza.

Non ha la percezione della gravità. In galleggiamento nel liquido amniotico, non percepisce il suo peso, non percepisce i confini del suo corpo in formazione.
Non percepisce alcuna separazione: né tra interno ed esterno, ne tra il suo corpo e ciò che lo circonda. Si trova in una condizione di simbiosi totale.

Significa che

il bambino neonato non ha una percezione di sé separata dal resto.

È, a tutti gli effetti, una entità psicosomatica in simbiosi con tutto ciò che lo circonda.

Non esiste nel bambino in questa fase una facoltà di pensiero comunemente intesa. Non pensa cioè nella modalità con cui siamo abituati a concepire noi (da adulti) il pensiero.

Possiamo dire che:

il bambino “pensa” per emozioni e sentimento.

La dimensione cognitiva è corrispondente alla dimensione affettiva, che è in simbiosi con quella materna.

Per approfondire » Evoluzione della coscienza

Da questa condizione psicofisica inizia il viaggio del bambino nel mondo, nell’evento di transizione della nascita.

La nascita

Le sensazioni fisiche

Dalla condizione di galleggiamento nel liquido amniotico il bambino passa (nel caso di un parto naturale) attraverso il restringimento progressivo del canale del parto. A livello tattile, questa è un’esperienza intensa, di forte compressione che è completamente diversa dalla condizione precedente di sospensione, galleggiamento, di contenimento e di assenza di gravità.

Questa condizione crea un forte impatto emotivo: è il primo cambiamento discontinuo e radicale che il bambino incontra nella sua fase formativa.

La pressione e le contrazioni creano sensazioni tattili fortissime, che associate alla condizione precedente creano una miscela di piacere e dolore. È un sentire che il dolore del parto e il piacere della vita embrionale sono intrinsecamente intrecciati. Questo è un imprinting fortissimo che può lasciare un condizionamento nelle future esperienze di ricerca del piacere.

La luce

Prima della nascita il bambino è protetto dall’esposizione alla luce: il corpo materno e il liquido amniotico fanno da filtro. Al momento del parto, se non c’è una cura adeguata rispetto a questo aspetto, la vista riceve uno stimolo intenso anche da una minima quantità di luce.

Per gli occhi del neonato la luce diurna, utile a chi assiste il parto, può risultare uno stimolo di notevole impatto. Se la luce è esagerata, può addirittura risultare sopraffacente.

I suoni

Prima del parto i suoni che il bambino sente sono attutiti: sente il battito del cuore materno e i rumori intestinali. I rumori e le conversazioni del mondo esterno sono notevolmente schermati, e veicolati attraverso un liquido, non attraverso l’aria.

Nel momento del parto avviene il primo contatto con i suoni veicolati dall’aria e questo rappresenta un cambiamento radicale nell’intensità del volume percepito. Ogni rumore risulta per questo amplificato e vissuto in modo intenso dall’udito del neonato.

La temperatura

Nell’utero la temperatura ha un’escursione minima, oscilla tra i 37° e i 39°. La nascita quindi è per il neonato la prima esperienza di un drastico cambio di temperatura. Immaginando una temperatura della sala parto di 21°, c’è un’escursione termica notevole, soprattutto perché è la prima volta che il bambino incontra uno sbalzo di questo tipo.

L’incontro con l’altro

Dalla condizione di uniformità degli stimoli presente nell’utero, il neonato viene proiettato in una situazione in cui sono presenti una quantità e una varietà incredibile di stimoli sensoriali. La sensazione di contenimento e di protezione del grembo materno viene meno e il bambino viene esposto all’incontro con l’altro essere umano. Questo momento di accoglienza è significativo perché lascia impresso il primo contatto che il bambino ha con il mondo e con ciò che è “altro da sé.”

Separazione fisica

Nella nascita avviene la prima separazione fisica del bambino dalla madre. Il contatto e il contenimento che è durato per tutta la gestazione subisce un cambio di stato, dalla condizione uterina a quella extrauterina.

È un cambio di stato incredibilmente significativo. Pur essendo inevitabile, può essere mitigato lasciando al neonato la possibilità di un contatto con la madre, di modo che percepisca questa transizione come il più possibile graduale.

Se invece viene separato in modo brusco dalla madre, con un taglio prematuro del cordone ombelicale e non consentendo il contatto fisico, questo cambiamento di stato resterà registrato come una separazione improvvisa, inaspettata e dolorosa, e rappresenta una vera e propria esperienza sopraffacente per il neonato.

Per approfondire » Il Parto Positivo

Primo respiro

Il primo respiro

In utero il bambino non ha bisogno di respirare. Riceve tutto l’ossigeno che gli serve tramite il cordone ombelicale: la madre respira per entrambi.

Quando nasce si apre uno scenario a due vie: o il bambino impara a respirare per una brusca mancanza di ossigeno, oppure al bambino viene lasciato il tempo per attivare la respirazione polmonare e imparare gradualmente a respirare.

In entrambi i casi viene attivata la respirazione e la circolazione polmonare, ma le impressioni registrate dal primo respiro saranno molto diverse tra il primo e il secondo scenario.

Il primo respiro per mancanza di ossigeno

Se il cordone ombelicale viene tagliato prima che il neonato respiri pienamente e liberamente, il bambino si trova costretto ad imparare a respirare in una situazione di carenza di ossigeno: una vera e propria minaccia alla sua sopravvivenza.

In questo caso al primo respiro viene associata la sensazione terrificante di poter morire. Alla paura viene poi associato anche il dolore che proviene dall’immettere in modo brusco l’aria nei polmoni. La prima inspirazione infatti genera una sensazione polmonare di dolore bruciante.

Facilmente questa condizione porta all’associazione respirare=dolore, e al dolore viene associata la paura. Il respiro da una parte risulta necessario a sopravvivere, dall’altra viene resistito perché doloroso.

Questo imprinting può indurre uno schema respiratorio limitato nell’ampiezza, cioè un respiro che rimane superficiale.

La paura del dolore associato alla piena respirazione riduce in questo modo la vitalità fisica mantenendo il respiro superficiale.

Una pratica che può essere usata per facilitare lo svuotamento dei polmoni dal liquido amniotico è quella di sospendere il neonato a testa in giù. In questo caso l’impressione che viene registrata assieme al primo respiro è quella di vertigine. È un’associazione che può permanere sotto forma di disorientamento, e venire attivata in seguito ogniqualvolta la respirazione si fa più piena.

Il primo respiro spontaneo

Se si lascia il tempo al neonato di apprendere la respirazione polmonare, il primo respiro avviene senza forzature e senza la sensazione di minaccia alla sopravvivenza.

Aspettando a tagliare il cordone ombelicale si rispettano i tempi fisiologici del bambino.

Il neonato impara con i suoi tempi a respirare senza sentirsi impaurito. Non avendo carenza di ossigeno brusca può approcciare la respirazione polmonare in modo graduale. Inizia con dei primi sussulti respiratori che poi si trasformano nel giro di pochi minuti in atti completi.

Il respiro diviene in questo modo una sua conquista progressiva, senza imprinting negativi e condizionanti.

Per approfondire » Il rito della nascita [F. Leboyer]

La respirazione del neonato diviene, in modo del tutto spontaneo, circolare, cioè senza pause tra inspirazione ed espirazione, e tra espirazione e inspirazione.

La fisiologia del primo respiro

Per compiere il primo respiro il neonato deve vincere una notevole resistenza dei polmoni. Essi devono dilatarsi, e il primo atto inspiratorio deve vincere una tensione supericiale maggiore di quella necessaria negli atti seguenti. Un po’ come quando si gonfia un palloncino: all’inizio fai più fatica perché bisogna vincere la tensione superficiale. Una volta superata la fase iniziale, poi il gonfiaggio incontra meno resistenza.

Quindi i primi 2-3 atti necessitano di più pressione inspiratoria (3 o 4 volte maggiore dell’ordinario).

I primi respiri consentono di spremere il liquido contenuto negli alveoli e di stabilizzare la tensione polmonare per mezzo del surfactante, una sostanza tensioattiva che mantiene aperti gli alveoli.

I primi respiri sono anche più intensi e profondi perché devono creare lo spazio morto respiratorio, cioè devono riempire quella parte dei polmoni che nelle normali inspirazioni-espirazioni non viene svuotata. Essendo il primo respiro, il polmone deve creare e riempire questo spazio supplementare.

Nell’arco di pochi secondi gli alveoli risultano ventilati e occupati d’aria: ha inizio la funzione respiratoria polmonare.

Per tutta la gestazione il feto vive in una condizione di bassissima concentrazione sanguigna di ossigeno. Con i primi respiri aumenta tantissimo la concentrazione di ossigeno nei polmoni. Si crea una condizione di iperossia polmonare: è come passare dall’Everest al livello del mare in pochissimi istanti.

Questo cambio repentino di ossigenazione provoca una dilatazione improvvisa dei vasi sanguigni polmonari. La dilatazione richiama dalla parte destra del cuore grandi quantità di sangue. Si crea così il circolo polmonare, che associato alla respirazione polmonare permette al sangue venoso di ossigenarsi e di essere pompato in tutto l’organismo dalla parte sinistra del cuore.

La circolazione sanguigna fetale - Primo respiro
La circolazione sanguigna fetale
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La circolazione sanguigna neonatale

Rivivere il primo respiro

Come abbiamo visto nell’introduzione dell’articolo, le impressioni legate alla nascita, pur non essendo accessibili in modo esplicito e verbale, restano registrate in modalità implicite pre-verbali e pre-simboliche.

Sono i mattoni che danno forma a tutto ciò che viene costruito nella psiche nelle fasi seguenti di sviluppo della persona.*

[ *Per un’analisi della struttura stratificata della coscienza, si veda Sasso a Pag. 92. ]

Se in questo nucleo fondamentale della psiche vengono registrate delle impressioni disfunzionali, queste plasmano le connessioni e gli schemi relazionali di ciò che viene dopo. La mente nelle sue funzioni cognitive superiori, partendo dalle sue fondamenta, viene strutturata in modo alterato rispetto alla sua funzione ordinaria.

L’integrazione di queste esperienze si rivela dunque fondamentale per il benessere mentale, emozionale e relazionale della persona.

Essendo radicate profondamente nell’inconscio non rimosso, sono impressioni difficilmente accessibili con i metodi ordinari di analisi e di introspezione. Per accedere a questi strati pre-verbali e pre-simbolici della mente, serve una tecnica di integrazione che lavori anche a questo livello, una tecnica come il Respiro Circolare.

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La liberazione del respiro

Tramite la respirazione connessa è infatti possibile accedere a questa profondità e integrare gli  schemi immagazzinati, sciogliendo l’imprinting condizionante della nascita e lo schema respiratorio associato al primo respiro.

Pur non essendo un fine esplicito del Respiro Circolare, può accadere durante le sedute di rivivere in modo consapevole gli eventi della nascita, integrandone in questo modo le impressioni associate.

Questo evento viene spesso vissuto come uno sblocco energetico significativo, con una scarica importante della tensione accumulata nel corpo e nello schema respiratorio impresso dal primo respiro. Si scioglie in questo modo la costrizione nella respirazione che aveva plasmato per una vita intera il modo di respirare e lo schema di relazione nei confronti della vita, dell’altro e nei confronti di sé stessi.

La liberazione del respiro può accadere nelle sedute di Respiro Circolare in modo indipendente rispetto al rivivere gli eventi della nascita. A volte accade come evento a sé stante.
Viene vissuto con una sensazione interiore di profonda e radicale liberazione.

Le costrizioni della respirazione si sciolgono, e questo lascia spazio alla profondità e alla pienezza del respiro, ad un sentire pieno dell’energia vitale e ad una sensazione di libertà nell’interazione con la vita.

La libertà nella respirazione si traduce nel vissuto soggettivo di essere liberi di interagire con la vita.

Per approfondire » Respiro Circolare

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Bibliografia

Gianpaolo Sasso – La nascita della coscienza
Frederick Leboyer – Per una nascita senza violenza
Hayne, Harlene. “Infant Memory Development: Implications for childhood amnesia.” Elsevier. 2003. (April 21, 2008)
Simcock, Gabrielle and Hayne, Harlene. “Breaking the Barrier? Children Fail to Translate Their Preverbal Memories Into Language.” Psychological Science. 2002. (April 21, 2008)
Can a person remember being born?
Roberta Spandrio, Anita Regalia, Giovanna Bestetti – Fisiologia della nascita


Photo credit: Katie80 on Visual hunt / CC BY-NC-SA

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