Alcalinizzare il corpo con la respirazione

alcalinizzare-il-corpo-respirazione-featured-1024x573
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Acido-alcalino: perché è così importante?

In questo articolo ti parlo di un argomento fondamentale per la tua salute: quello dell’equilibrio tra l’alcalinità e l’acidità del tuo corpo e di come sia possibile intervenire tramite la respirazione nello spostare l’ago della bilancia verso l’alcalinità.

Innanzitutto: perché è così importante questo argomento e cosa c’entra con la salute?

Te lo spiego citando due illustri medici.

Il primo è Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina e la fisiologia:

La cellula è teoricamente immortale, è il fluido nel quale vive che si degrada.

La seconda citazione è del dott. George Washington Crile, un famoso chirurgo e fisiologo.

Le morti sono dovute ad una situazione progressiva di acidità organica.

Messe assieme, queste due affermazioni ci fanno riflettere sulle conseguenze dell’acidità per la nostra salute.

Negli ultimi anni l’importanza di questo tema è venuta alla ribalta. Sono nate svariate teorie e sistemi con l’intenzione di contrastare l’acidificazione fisica.

Alcuni di questi sistemi sono delle vere e proprie bufale, altri sono di dubbia efficacia.

Per contrastare un ambiente acido serve spostare l’equilibrio chimico verso il suo opposto, la basicità, ovvero verso una condizione di maggiore alcalinità.

Nell’affrontare la questione generalmente si porta l’attenzione all’alimentazione, cercando di limitare i cibi acidificanti e favorendo i cibi alcalinizzanti.

O ancora si prescrivono programmi detossificanti con l’intenzione di espellere le tossine fisiche, che se accumulate generano acidità cronica.

Generalmente nelle modalità di intervento non viene preso in considerazione il potere alcalinizzante della respirazione.

Questa è una grave mancanza perché, tra tutti i sistemi proposti per contrastare l’acidità e alcalinizzare il sangue, la respirazione è il più rapido e ha dimostrato in modo inequivocabile la sua efficacia.

Recenti studi scientifici infatti hanno confermato che…

“Già dopo due minuti di respirazione circolare il pH del sangue si sposta in modo significativo verso l’alcalinità.”

Seguimi nei passaggi di questo articolo, ti spiegherò come e perché accade questo, e alla fine vedremo anche i risultati dello studio in laboratorio.

Perché respiriamo?

La respirazione è una funzione fisiologica essenziale per la sopravvivenza: il suo scopo è quello di garantire alle cellule l’ossigeno necessario per il metabolismo e di espellere l’anidride carbonica prodotta dal metabolismo cellulare.

La respirazione può essere concepita e studiata su due livelli: la respirazione esterna e la respirazione interna.

Respirazione esterna

La respirazione esterna è quella visibile, percepibile e regolabile volontariamente. La respirazione esterna riguarda il passaggio di aria tra l’ambiente e l’apparato respiratorio. Nella respirazione esterna sono implicati la meccanica e il ritmo del respiro, l’immissione di aria nei polmoni e lo scambio gassoso che avviene in essi.

Respirazione interna

La respirazione interna invece si riferisce all’aspetto biochimico, cellulare, che in essenza è il motivo per cui respiriamo. 

La respirazione esterna ha due fasi, l’inspirazione e l’espirazione con due scopi differenti tra loro.

Nell’inspirazione immettiamo aria nei polmoni. Nell’aria, assieme ad altri gas, è contenuto l’ossigeno, che è il gas interessato nel processo di scambio gassoso

Con l’espirazione espelliamo l’aria dai polmoni e con essa smaltiamo l’anidride carbonica [CO2] in eccesso.

La respirazione esterna soggiace generalmente alle richieste della respirazione interna.

Generalmente è l’attività metabolica delle cellule che regola la respirazione esterna, anche se quest’ultima soggiace a molte altre influenze.

Questa si mette in moto per soddisfare i bisogni delle cellule regolando l’equilibrio tra l’ossigeno immesso e l’anidride carbonica espulsa.

Oltre a questa regolazione autonoma, la respirazione esterna può essere modificata da fattori psicologici (pensa allo stress o all’ansia e come questi agiscono nell’alterare il ritmo respiratorio).

Inoltre, la respirazione esterna può essere modificata intenzionalmente. Ovvero, puoi alterare consapevolmente la frequenza, il ritmo e l’ampiezza della tua respirazione.

Questo è l’aspetto che ci interessa di più per il nostro discorso, perché…

“Agendo tramite la respirazione esterna possiamo agire sulla respirazione interna, cioè possiamo modificare il metabolismo cellulare e spostare l’equilibrio del sangue verso l’alcalinità.”

Scambio gassoso

Lo scambio di gas da e verso il sangue avviene nei polmoni, e più precisamente negli alveoli. Qui le molecole di ossigeno e di anidride carbonica vengono immesse ed estratte dal sangue, che funge da mezzo di trasporto verso le cellule.

Alveoli polmonare

Negli alveoli polmonari avviene lo scambio gassoso con il sangue

Lo scambio gassoso garantisce il trasporto di ossigeno [O2] verso le cellule.

Il trasporto dell’ossigeno alle cellule è a carico dei globuli rossi (principalmente), che contengono una molecola di trasporto dell’ossigeno, l’emoglobina.

Il trasporto dell’anidride carbonica [CO2] dalle cellule verso i polmoni invece ha tre vie.

1.

Una minima parte della CO2 si diffonde liberamente nel sangue, circa il 7%.

2.

Una percentuale maggiore, circa il 23%, si lega alle proteine del sangue, tra le quali di nuovo l’emoglobina nei globuli rossi è la protagonista (anche se non è l’unica proteina che interviene nel processo).

3.

Il restante 70% dell’anidride carbonica reagisce chimicamente con l’acqua contenuta nel sangue, e viene trasportata sotto forma di ione bicarbonato verso gli alveoli per essere smaltita.

Quest’ultima reazione chimica ci interessa per comprendere come interviene la respirazione nel regolare il pH del sangue, per cui studiamola in modo più dettagliato.

Il legame tra l’anidride carbonica e gli ioni idrogeno

Cerchiamo di comprendere questo passaggio importante (senza dover prendere una laurea in chimica).

L’anidride carbonica [CO2] espulsa dalle cellule reagisce chimicamente con l’acqua [H2O], formando acido carbonico [H2CO3].

L’acido carbonico [H2CO3] attraversa un altro passaggio chimico e si divide in uno ione bicarbonato [HCO3-] e uno ione idrogeno [H+].

La reazione chimica è reversibile, può procedere sia verso destra che verso sinistra. È quello che accade a livello degli alveoli, dove l’anidride carbonica viene rilasciata per essere espulsa con la respirazione esterna.

Gli ioni idrogeno [H+] sono proprio le molecole che determinano l’acidità o l’alcalinità della sostanza nella quale sono immersi, come vedremo nel prossimo paragrafo.

Il pH del sangue

L’acidità o la basicità del sangue è determinata dalla quantità di ioni idrogeno [H+] contenuti in esso, e questi a loro volta sono legati alla quantità di anidride carbonica [CO2] presente nel sangue che ha reagito per creare ioni bicarbonato [HCO3-].

L’equilibrio acido-base

Il pH di una sostanza è una misura del grado di acidità o di alcalinità di una sostanza.

Il pH è una misura matematica della concentrazione degli ioni idrogeno [H+].

La scala del pH varia da 0 a 14 e ha un rapporto inverso rispetto alla concentrazione di ioni idrogeno:

  • un basso valore di pH indica una sostanza acida (alto valore di H+),
  • mentre un valore alto indica una sostanza basica (basso valore di H+).

Nel sangue dell’essere umano il valore del pH è leggermente spostato verso l’alcalinità: ha un valore medio di 7,4.

Anche nel sangue, come in tutte le soluzioni, quando aumentano gli ioni idrogeno [H+] il pH tende a diminuire e a spostarsi verso l’acidità.

Viceversa, quando gli ioni idrogeno [H+] diminuiscono, il pH si alza e il sangue tende a diventare più alcalino.

Il controllo dell’equilibrio acido-base nel sangue

In condizioni fisiologiche normali il pH del sangue oscilla leggermente attorno il valore di 7,4. Ha un’escursione che varia da 7,35 a 7,45. Il margine di regolazione è molto stretto.

Ogni qualvolta il valore del pH esce da questo range, viene ripristinato l’equilibrio fisiologico.

Nel gestire quest’equilibrio delicato il nostro corpo utilizza tre meccanismi:

  • i tamponi chimici
  • il metabolismo dei reni
  • la respirazione.

1.

Il principale tra i tamponi chimici è rappresentato dal tampone dei bicarbonati, che abbiamo appena visto.

La reazione chimica tende all’equilibrio, per cui un aumento di uno dei componenti della reazione, sposta la reazione nel verso opposto.

Supponendo che ci sia un aumento dell’acidità del sangue (cioè che gli ioni idrogeno [H+] aumentino) la reazione si sposta verso sinistra, si forma più acqua e anidride carbonica che vengono eliminati dai polmoni e dai reni.

2.

Il secondo meccanismo tampone che interviene nella regolazione del pH sono i reni.

Il rene è in grado di espellere ioni idrogeno [H+] nelle urine. Questo tampone ha un’azione lenta.

3.

Il meccanismo tampone più veloce è la ventilazione polmonare.

Ad un aumento degli ioni idrogeno corrisponde un aumento della frequenza degli atti respiratori, allo scopo di  espellere più anidride carbonica e ripristinare l’equilibrio del pH.

Quindi se il sangue tende ad acidificarsi, aumenta come reazione la frequenza respiratoria.

Viceversa, se il sangue tende all’alcalinità, gli atti respiratori diminuiscono.

I meccanismi e la velocità dei tamponi sono molto differenti tra loro.

“La capacità della respirazione nel tamponare le variazioni di pH nel sangue è doppia rispetto a tutti gli altri sistemi tampone messi assieme.”

William D. Mcardle

Questo punto è importante, assieme alla considerazione che…

La concentrazione nel sangue di anidride carbonica [CO2] e di conseguenza il pH del sangue sono legati alla frequenza del respiro.

Il controllo della frequenza respiratoria

La frequenza della respirazione è controllata da dei neuroni posti nel midollo spinale.

L’eccitazione o l’inibizione di questi neuroni innesca l’atto respiratorio movimentando i muscoli interessati.

Il funzionamento dei neuroni del midollo spinale sottostà a numerose influenze.

Possono essere attivati dalla corteccia cerebrale, con influenze dirette discendenti, cioè con un’intenzionalità consapevole.

Possono essere attivati anche da altre regioni cerebrali: dall’ipotalamo, dal ponte e dal mesencefalo.

Oppure possono essere attivati da variazioni biochimiche. Un cambiamento della fisiologia si riflette nell’attivazione o inibizione dei neuroni che innescano la catena respiratoria.

La frequenza respiratoria a riposo

In condizioni di riposo l’influenza chimica prevale sulle altre.

La respirazione ha una frequenza e un’ampiezza idonea a regolare il pH del sangue attorno al suo valore fisiologico, 7.4.

A livello del tronco encefalico esistono dei neuroni che sono sensibili alla quantità di anidride carbonica [CO2] e di ioni idrogeno [H+].

Aumentano o diminuiscono la frequenza respiratoria per espellere più o meno CO2 e regolano in questo modo il pH del sangue, attraverso il meccanismo che abbiamo visto nel paragrafo sull’equilibrio acido-base.

La frequenza respiratoria durante l’attività fisica

Durante un’attività fisica interviene un nuovo stimolo chimico: l’aumento del consumo di ossigeno.

L’aumento dell’ossigeno richiesto dalle cellule si riflette in un aumento della CO2 da smaltire. Sono queste alterazioni chimiche che fanno aumentare la frequenza respiratoria.

Ma non solo, intervengono anche dei meccanismi legati al sistema nervoso.

Un primo stimolo è da parte della corteccia cerebrale, che in modo diretto va a stimolare la respirazione.

Anche il movimento stesso dei muscoli, agisce a livello periferico e modifica la frequenza respiratoria.

Infine, anche l’aumento della temperatura corporea si riflette in modo diretto in un aumento della frequenza respiratoria.

Il controllo volontario della respirazione

I meccanismi appena visti sono spontanei e tendono, come già detto, a mantenere in modo autonomo un equilibrio del pH del sangue entro un range fisiologico.

La frequenza e l’ampiezza degli atti respiratori però soggiace anche al controllo volontario, e questo ci permette di agire intenzionalmente per modificare la nostra biochimica.

“Tramite la respirazione esterna possiamo modificare la respirazione interna, cellulare, e il pH del sangue.”

Alcalinizzare il sangue con la respirazione circolare

Ora che abbiamo una comprensione teorica degli elementi in gioco analizziamo come la tecnica della respirazione circolare agisce nell’alcalinizzare il sangue.

La condizione iniziale in cui si pratica il Respiro Circolare è assimilabile ad una condizione di riposo.

In condizione di riposo la frequenza respiratoria è dettata principalmente da aspetti biochimici.

Durante il Respiro Circolare utilizziamo una respirazione completa, profonda e circolare.

Gli effetti della respirazione completa e profonda

Il primo effetto che possiamo rilevare, associato alla profondità del respiro, è quello di un aumento della superficie di scambio polmonare.

Normalmente la superficie di scambio gassoso, tra aria e capillari sanguigni, è di 70-100 metri quadrati.

È un’area di per sé enorme, corrisponde circa all’area di un campo da tennis.

Una respirazione profonda e completa aumenta notevolmente quest’area, estendendola anche fino a 150 metri quadrati.

L’effetto immediato della respirazione profonda e completa è che…

“Ad ogni atto di inspirazione-espirazione c’è un maggiore scambio di ossigeno e di anidride carbonica a livello sanguigno.”

[thrive_lead_lock id=’18565′]CLICCA QUI PER SCARICARE L’ARTICOLO IN PDF[/thrive_lead_lock]

Gli effetti dell’aumento della frequenza

Nella respirazione circolare la frequenza del respiro viene aumentata rispetto allo stato di riposo.

L’aumento del ritmo respiratorio non è dovuto a una richiesta del metabolismo cellulare, è un atto volontario e intenzionale.

In questo modo andiamo ad alterare la nostra biochimica interiore a livello cellulare.

In particolare, agiamo su due fronti:

  • aumentiamo l’anidride carbonica [CO2] espulsa
  • aumentiamo la concentrazione di ossigeno disponibile ai mitocondri, le centrali energetiche delle cellule.

Alcalosi respiratoria

Aumentando intenzionalmente la frequenza respiratoria aumentiamo l’espulsione di anidride carbonica [CO2], creando una condizione fisiologica chiamata ipocapnia.

La reazione chimica che regola il pH sanguigno si sbilancia verso sinistra, e nel tentativo di ripristinare l’equilibrio aumenta la quantità di ioni idrogeno [H+] convertiti in CO2.

Una diminuzione degli ioni idrogeno [H+] nel sangue corrisponde ad un aumento del suo pH.

Il sangue si alcalinizza.

Ecco che abbiamo individuato il processo che ci permette di spostare il sangue verso l’alcalinità: aumentando intenzionalmente la frequenza respiratoria aumentiamo la CO2 espulsa e di conseguenza abbassiamo anche gli ioni idrogeno [H+].

Questa condizione viene definita “alcalosi respiratoria“, perché è indotta dalla respirazione.

Si tratta di una condizione temporanea, che in soggetti sani è assolutamente benefica e regolata autonomamente entro parametri di totale sicurezza.

Specifico questo particolare perché esiste anche l’alcalosi respiratoria patologica, che è causata da altri fattori. In questo caso l’effetto è dannoso, perché prolungato nel tempo e non regolato entro un range di sicurezza.

Nel caso dell’alcalosi respiratoria indotta intenzionalmente tramite la respirazione circolare invece il processo è reversibile: l’alcalosi cessa tornando a una respirazione ordinaria.

Questo squilibrio temporaneo verso l’alcalinità ha numerosi effetti salutari. Li vedremo tra poco, prima vediamo cosa dicono le ricerche in laboratorio.

Esperimenti in laboratorio

Un recente esperimento medico ha indagato le modifiche biochimiche indotte dalla respirazione circolare.

L’esperimento mostra come, già dopo un minuto e mezzo di respirazione circolare, il pH del sangue passi da 7.4 (che è il suo valore normale) a 7.66, un valore notevolmente più alcalino.

(Ti ricordo che il range entro cui il pH viene regolato autonomamente è molto stretto, varia da 7.35 a 7.45.)

Il valore di sicurezza, entro cui il valore del pH è considerato fisiologico, è 7.8.

Negli esperimenti fatti con la respirazione circolare si è registrato un valore massimo di 7.75, un valore che conferma la sicurezza del metodo.

Esiste un meccanismo di autoregolazione fisiologica che impedisce al pH di spostarsi oltre questo valore.

Sempre dopo solo un minuto e mezzo di respirazione circolare il valore di anidride carbonica nel sangue è sceso da 4.49 a 2.11 (kPA), e il valore di ossigeno è passato da 16.5 a 22.0 (kPA).

Rispettivamente il valore di anidride carbonica è sceso del 47% e il valore di ossigeno è aumentato del 33%. Variazioni enormi se si pensa che avvengono nel giro di pochi minuti.

Questi dati confermano in modo significativo tutti i processi che abbiamo descritto nell’articolo.

Infine, un altro dato importante rilevato da questo esperimento medico: dopo 45 minuti di respiro circolare (sebbene non continuo) il consumo di ossigeno cellulare è raddoppiato.

Queste sono conferme importanti, che indicano in modo inequivocabile la capacità di questa tecnica di respirazione di alterare la nostra fisiologia.

Se vuoi approfondire questa ricerca, trovi l’esperimento in bibliografia.

Effetti dell’alcalinità

La condizione di maggiore alcalinità del sangue indotti dalla respirazione circolare è temporanea.

Al ritorno ad una respirazione ordinaria il pH si riporta in breve tempo ad un valore ordinario di 7.4.

Eppure, sebbene transitoria, quest’escursione in condizione di alcalinità ha notevoli effetti benefici sul corpo.

Innanzitutto, va a contro-bilanciare, laddove presente, una situazione di acidità.

Nell’epoca moderna la condizione fisica è generalmente squilibrata verso l’acidità: lo stile di vita, lo stress, un’alimentazione acidificante, l’inquinamento, l’esercizio fisico strenuo… tutti questi fattori si sommano nello squilibrare il fisico in condizione di leggera acidità.

Quando questa situazione diventa cronica, nel tempo può generare una decadenza della condizione di salute e un invecchiamento prematuro.

“Agendo tramite la respirazione circolare è possibile compensare lo squilibrio verso l’alcalinità e avere una condizione di salute migliore.”

L’alcalosi respiratoria temporanea indotta dalla respirazione circolare inoltre permette di alleviare il carico degli altri sistemi tampone, come il tampone dei reni e quello dei bicarbonati.

I reni si trovano ad avere un carico di lavoro minore nel compensare lo squilibrio del pH sanguigno, perché il riequilibrio viene fatto tramite la respirazione nella sua escursione temporanea verso l’alcalinità, che come abbiamo visto è un processo molto più veloce ed efficace.

Il Respiro Circolare

L’alcalinizzazione del sangue è solo uno degli effetti del Respiro Circolare.

Questa tecnica ha numerose altre implicazioni: agisce in profondità nel rimuovere le impurità fisiche, emozionali e mentali e favorisce un naturale riequilibrio delle funzioni vitali e psicologiche.

L’effetto è quello di liberare un naturale flusso di energia vitale nel corpo, nei sentimenti, nella mente e nella consapevolezza.

Se vuoi approfondire l’argomento, puoi scaricare l’ebook gratuito che parla proprio di questa tecnica.

L’invito più importante comunque resta quello di sperimentare in prima persona gli effetti del Respiro Circolare.

La comprensione teorica dei meccanismi che agiscono nell’applicarlo è secondaria: quello che conta è imparare a respirare circolarmente e sperimentare su di sé gli innumerevoli effetti benefici che questa tecnica di crescita personale può apportare.

Scopri quand’è il prossimo corso di Respiro Circolare in partenza

Apri la pagina per consultare il calendario

e per scaricare l’ebook gratuito sul Respiro Circolare.

Bibliografia

Iscriviti alla Newsletter

Altri articoli come questo? Iscriviti alla newsletter.

Condividi questo articolo con i tuoi amici

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

6 commenti su “Alcalinizzare il corpo con la respirazione”

  1. Grazie Agostino per l’articolo, molto interessante e utile. Possiamo dire che l’essere umano è l’unico essere vivente che fa pause nella respirazione a causa delle paure vissute nella sua infanzia che lo hanno portato a proteggersi, a corazzarsi? Un altra domanda, il tuo corso sulla respirazione circolare ha la finalità di applicarla costantemente nella quotidianità del vivere o dedicandogli un tempo prefissato nella giornata con una respirazione più lenta e profonda? Grazie…giorgio

    1. Grazie Giorgio!
      Riguardo gli animali… dipende a quali animali ti riferisci. Animali più “semplici” dal punto della loro struttura di coscienza, probabilmente non hanno i meccanismi inibitori e quindi non mettono in atto meccanismi repressivi. Animali più complessi condividono con l’umano le strutture cerebrali e cognitive per mettere in atto il processo, per cui mi aspetto che possano mettere in moto qualcosa di simile. Si tratta di un continuum.
      Così come l’autocoscienza si sviluppa in una gamma di sfumature nel regno animale, così lo fa anche questo meccanismo difensivo, che interviene nel secondo fulcro di sviluppo per l’essere umano, un grado di sviluppo che può essere condiviso anche ad altri animali più complessi.
      Che io sappia non ci sono però ricerche in merito a questo aspetto specifico!
      Riguardo la tua seconda domanda: uno degli scopi del corso di Respiro Circolare è quello di sciogliere il respiro dai suoi meccanismi repressivi, tecnicamente lo chiamiamo “liberare il respiro”, e un altro è quello di rendere la persona autonoma nell’applicare la tecnica nella quotidianità.

  2. Massimiliano Sassoli de Bianchi

    Ciao, Agostino, potresti gentilmente fornire un riferimento bibliografico più preciso riguardo l’articolo relativo al recente esperimento medico che avrebbe indagato le modifiche biochimiche indotte dalla respirazione circolare? Non sono stato in grado di individuarlo. Inoltre, non comprendo bene a cosa ti riferisci quando scrivi che “il valore di ossigeno è aumentato del 33%”. Di quale valore si sta parlando esattamente? È noto che i nostri globuli rossi sono saturi di ossigeno tra il 95% e il 99% in condizioni respiratorie standard e che pertanto una iperventilazione non è in grado di aumentare tali valori, poiché già pressoché massimi. Inoltre, l’iperventilazione, come tu stesso spieghi, diminuisce la concentrazione di biossido di carbonio nel sangue, quindi aumenta la sua alcalinità, che ha come conseguenza una maggiore affinità dell’emoglobina nei confronti dell’ossigeno, quindi un minore rilascio di ossigeno molecolare a livello cellulare (il cosiddetto effetto Bohr). Come può dunque il consumo di ossigeno cellulare aumentare durante la pratica della (iper)respirazione circolare? Grazie in anticipo per la tua risposta.

      1. Massimiliano Sassoli de Bianchi

        Grazie per la precisazione. Ora comprendo meglio a cosa facevi riferimento. Considera però che l’esperimento sul metodo di Wim Hof contempla una respirazione mista, con una fase di iperventilazione controllata sempre alternata a una fase di sospensione prolungata del respiro. Quest’ultima fase è fondamentale per permettere un efficace assorbimento dell’ossigeno a livello cellulare (come si evince dalla Fig. 2(B) dell’articolo). Un altro aspetto che mi sembra importante da precisare è che (se non altro per quanto mi è dato comprendere, non sono un fisiologo) più del 98% dell’ossigeno contenuto nel sangue è trasportato dall’emoglobina, mentre quello disciolto nel plasma (misurato tramite la pressione parziale) rappresenta solo una percentuale di meno del 2% sul totale (è proprio questo il ruolo dell’emoglobina, poter aumentare di quasi un fattore 100 la capacità del sangue di trasportare ossigeno). E, come dicevo nel precedente commento, la saturazione in ossigeno dell’emoglobina è pressoché massima anche in condizioni di respirazione standard. Quindi, una respirazione aumentata è secondo me ben poco efficace nell’aumentare in modo significativo l’ossigenazione cellulare, se non contrapposta a fasi di apnea; anzi, tendenzialmente produce l’effetto opposto, come ben spiegato dai lavori del medico russo Buteyko. Come sicuramente sai, c’è una relazione tra quantità di ossigeno disciolta nel plasma (misurabile tramite la sua pressione parziale) e quella legata all’emoglobina, come descritto dalla ben nota “curva di dissociazione dell’emoglobina”. Questa ci dice che a partire da 100-120 mmHg di pressione, la saturazione in ossigeno dell’emoglobina ha già raggiunto un plateau pari al 98%, quindi aumentare ulteriormente il tasso di ossigeno disciolto nel plasma non aumenta ulteriormente la quantità di ossigeno trasportata dall’emoglobina. Considera che nell’articolo sul metodo di Wim Hof, l’aumento del 33% che menzioni corrisponde a una variazione da 16,5 kPa a 22,0 kPa della pressione parziale di ossigeno nel sangue arterioso, che tradotto in mmHg corrisponde a una variazione da 123 mmHg a 165 mmHg. Questi valori, riportati sulla curva di dissociazione dell’emoglobina, corrispondono a una variazione nulla del tasso di ossigenazione dei globuli rossi.

        1. Agostino Famlonga

          Grazie per le tue precisazioni Massimiliano. Quello che scrivi è corretto e lo condivido.
          Quello che conta, al di là dell’ossigenazione del sangue, è il consumo di ossigeno da parte delle cellule.
          Il focus dell’articolo è l’alcalinizzazione; l’ossigenazione del sangue e delle cellule merita un altro articolo specifico.
          Se vuoi approfondire, c’è un altro studio interessante, mi pare sia anch’esso di Pikkers, che ha studiato il fenomeno dell’ossigenazione cellulare collegandolo alla respirazione circolare. Se fai una ricerca dovresti trovarlo facilmente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.