L’Ipnopompico [Rubrica Stati di Coscienza]

Lo stato di coscienza ipnopompico, ovvero la condizione di transizione tra lo stato di sogno e quello di veglia.
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Il risveglio

La sveglia suona, e interrompe il tuo dolce stato di sonno. Ti svegli e ti alzi dal letto, con una mente e una consapevolezza più o meno rallentata, in uno stato di transizione che può essere a volte impegnativo.

Per qualcuno uscire dal letto e attivarsi è difficile, per altri invece è più semplice, perché hanno un processo di risveglio più veloce e sentono meno gli effetti di questa transizione. In entrambi i casi, quello della sveglia “artificiale” è un rituale ormai comune per l’uomo moderno.

I ricercatori (e anche l’intuito) ci dicono che l’abitudine di usare una sveglia per interrompere il sonno, è segno che il sonno non è stato sufficiente.

Ogni volta che deleghiamo a un dispositivo esterno la decisione di interrompere il riposo, stiamo accumulando un debito di sonno.

Un  tempo residuo di sonno di cui avremmo bisogno, ma che non viene soddisfatto.

Più è alto il debito, più è difficile la transizione da uno stato all’altro. Non è questo comunque l’unico elemento che incorre nel determinare la pesantezza o la leggerezza del risveglio.

Se, invece di alzarti immediatamente dal letto e forzarti nel dare un risveglio accelerato al tuo corpo e alla tua mente, restassi semplicemente in osservazione del tuo stato interiore, potresti conoscere le caratteristiche di questo stato di coscienza di transizione: l’ipnopompico.

Questo articolo fa parte della Rubrica sugli Stati di coscienza di essereintegrale.
Qui puoi leggere l’introduzione » La straordinaria avventura negli stati di coscienza

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Lo stato di coscienza ipnopompico

Lo stato di coscienza ipnopompico è la condizione che porta al risveglio.

L’origine etimologica del termine sta a significare proprio questo: ipno (sonno) + pompē (che porta via).

Lo stato ipnopompico è lo stato di transizione che ti fa uscire dal sonno.

Nel corso della storia dell’uomo questo stato di coscienza è stato associato alla sua controparte speculare, la transizione verso l’addormentamento (definita stato ipnagogico). Si è sempre ritenuto che fossero simili quindi sono stati associati.

Lo stato di coscienza ipnagogico: la transizione tra lo stato di veglia a quello di sogno
Lo stato di coscienza ipnopompico: la transizione tra lo stato di sogno a quello di veglia

La  separazione di termini, che va a definire la prima differenziazione tra lo stato ipnagogico  e ipnopompico, è piuttosto recente, ed è attribuita al grande ipnotista Frederic Myers, che a fine ‘800 conia il termine ipnopompico iniziando a sottolineare le differenze rispetto alla condizione ipnagogica.

Qual è la differenza?

Nello stato ipnagogico possiamo assistere in diretta alla formazione delle immagini oniriche, nelle 4 fasi che abbiamo visto nel precedente articolo.

Le 4 fasi dello stato ipnagogico [Rubrica Stati di coscienza]
Le 4 fasi dello stato di coscienza ipnagogico

Nello stato ipnopompico invece le immagini oniriche appaiono già formate, preconfezionate dalla mente. Ne diveniamo consapevoli senza scorgere la loro formazione.

Da questo punto di vista lo stato ipnagogico assomiglia di più allo stato della Vigilia più che allo stato ipnagogico.

Per approfondire » La vigilia

Anche dal punto di vista fisiologico l’ipnopompico è molto diverso dall’ipnagogico. I processi tipici dell’addormentamento sono invertiti.

Nell’ipnopompico avviene un aumento del tono muscolare, e aumentano anche la pressione arteriosa assieme alla frequenza respiratoria.

Il corpo si predispone all’attività diurna, mettendo in moto i suoi apparati e il metabolismo. È esattamente l’opposto dell’ipnagogico.

Questa fase ha una durata variabile, ed è molto soggettiva: va da 20 minuti fino a un paio d’ore.

Non solo il corpo “si accende”, anche la mente e la consapevolezza hanno i loro tempi di transizione verso lo stato di veglia. In questo passaggio si verifica una condizione “ibrida”, tipica dello stato ipnopompico.

Condizione mentale ibrida

Nello stato ipnopompico si verifica una condizione in cui il corpo si sta attivando e la mente trascina con sé alcuni elementi tipici della condizione di sogno.

Il cervello impiega del tempo per passare dalla modalità di elaborazione dell’informazione del sogno a quella della veglia. La fisiologia non ha un interruttore on-off, non è immediata nel compiere questa transizione.

Le caratteristiche dei 3 principali stati di coscienza

A livello soggettivo questa sovrapposizione viene percepita come una condizione ibrida.

Lo stato ipnopompico viene percepito soggettivamente come una condizione in cui gli elementi della percezione della realtà fisica si sommano a modelli mentali tipici del sogno.

Per approfondire » Il sogno

Anche a livello fisiologico, avendo una condizione di sfasamento tra l’attivazione fisica e quella mentale, può verificarsi una condizione in cui la consapevolezza si “sveglia” prima della fisiologia del corpo, manifestando una condizione ibrida che può caratterizzare l’ipnopompico: può accadere infatti di sperimentare coscientemente la paralisi del sonno.

Il corpo durante il sonno REM innesca un processo inibitorio che immobilizza i muscoli, allo scopo di permettere l’elaborazione del sogno senza che questa si traduca in movimenti fisici reali.

Se il risveglio coincide con questa fase del sonno, può essere facilmente sperimentata la condizione in cui, pur avendo l’intenzione di muoversi, questa non riceva risposta dal corpo.

È una condizione che generalmente passa nell’arco di pochi minuti. Per qualcuno rappresenta una situazione spiacevole, perché percepire di non avere accesso volontario al movimento intenzionale del proprio corpo è vissuto come terrifico.

Va riconosciuto innanzitutto come qualcosa di normale, che rientra all’interno del funzionamento ordinario della nostra fisiologia.

La sovrapposizione tra le condizioni di sogno e di veglia può dare luogo a dei fenomeni allucinatori definiti allucinazioni ipnopompiche.

Proprio perché sperimentate in una condizione ibrida, le percezioni dello stato di sogno, mescolate alla percezione della condizione di veglia in fase di avviamento, possono facilmente venire scambiate per veritiere e reali.

Nel corso della storia dell’uomo questi eventi sono stati interpretati in svariati modi. Hanno dato origine a una variegata serie di miti e di leggende.

Confusione cognitiva

Generalmente al risveglio ci sentiamo rallentati, sia nella funzione del pensare che nell’articolare i movimenti.

C’è un termine tecnico che definisce questa condizione: confusione cognitiva.

La sua causa fisiologica è che quella parte del cervello necessaria per compiere le azioni intenzionali e i ragionamenti consapevoli impiega normalmente circa 20′ ad attivarsi completamente e a connettere il suo funzionamento con quello delle altre aree cerebrali.

La parta anatomica in questione è la corteccia prefrontale.

La corteccia prefrontale

È una vera e propria inerzia da sonno ed è caratterizzata da un rallentamento cognitivo, una ridotta attivazione generale e riflessi rallentati, una sonnolenza residua e un uso limitato della memoria a breve termine.

Lo stato che si genera in questa transizione è simile a quello che può svilupparsi da un eccesso di consumo di alcool. La sua durata può variare da 1 minuto fino anche a 2 ore nei casi estremi.

La cosa interessante di questa condizione è che non è determinata da fattori immutabili.

Un allenamento dell’attenzione e una pratica di consapevolezza mirata, così come è proposto nei vari articoli della rubrica sugli stati di coscienza che stai leggendo, sono in grado di attivare in modo più marcato proprio le funzioni e le aree cerebrali che riducono il rallentamento cognitivo e l’inerzia da sonno, facilitando in questo modo il risveglio e accelerando la transizione verso lo stato di veglia.

Perché ci svegliamo?

Cerchiamo di comprendere ora i meccanismi che stanno dietro la fisiologia del risveglio.

Un risveglio artificiale è guidato da dei criteri non fisiologici, quindi non rispetta i bisogni del nostro corpo e alla lunga va a incrementare il debito di sonno, che può diventare cronico se non si provvede a riportare periodicamente a zero questo debito.

Il risveglio naturale è la risultante della somma di due processi opponenti che interagiscono tra di loro per determinare lo stato di attivazione fisiologica e cognitiva.

Il primo processo è il debito di sonno, che pesa da un lato della bilancia per determinare la spinta a dormire.

Il secondo è l’attivazione circadiana, che segue un andamento a sinusoide con due picchi, uno al mattino e uno al pomeriggio.

Due ore prima del risveglio il livello di cortisolo in circolo aumenta e una parte del tronco encefalico del cervello, chiamata Sistema Attivatore Ascendente inizia a secernere dei neurotrasmettitori che vanno ad attivare le aree superiori.

Questo processo pesa dall’altro lato della bilancia per spostare la risultante verso il risveglio.

Processi opponenti del sonno
Processi opponenti che regolano il sonno

È la sommatoria di queste due spinte a determinare se la persona, alla fine di un ciclo di sonno di 1 ora e mezza, si sveglierà oppure continuerà a dormire.

Il risveglio naturale non è casuale, ma accade generalmente alla conclusione della fase REM.

I cicli del sonno
I cicli e gli stadi del sonno

Se accade in questa fase, la transizione è più veloce e più “morbida”, perché asseconda la nostra fisiologia.

Se invece ci svegliamo con la sveglia e questa suona quando ci troviamo in uno stato di sonno profondo, il passaggio allo stato di veglia sarà molto più rallentato e impegnativo.

Vediamo quindi come poter unire questo bisogno fisiologico con l’esigenza moderna di svegliarsi ad orari prefissati.

Svegliarsi meglio

Abbiamo compreso che la condizione di risveglio ottimale sarebbe quella di non delegare ad una sveglia il momento del risveglio, e lasciare che i processi opponenti svolgano la loro funzione in modo ottimale così da avere un debito di sonno ridotto al minimo.

Per molti questa condizione è un lusso che si possono permettere solo in vacanza o nei weekend.

Abbiamo compreso anche che un risveglio artificiale in uno stadio del sonno profondo è ancora più innaturale di un risveglio in una fase del sonno leggero.

Il minore dei mali, in caso di un risveglio artificiale, è rappresentato da una sveglia che suona nel momento giusto, cioè nel momento in cui c’è il sonno più leggero, alla fine di un ciclo di sonno REM.

Fare coincidere il momento di risveglio con la fine del sonno REM può alleggerire la sveglia, velocizzare il processo di transizione e permettere di utilizzare al meglio questo stato di coscienza (come vedremo tra un attimo).

È possibile, concretamente, mettere in atto questa sincronizzazione?

Recentemente sono state create varie applicazioni di sveglia progettate proprio a questo scopo. Hanno la funzione di rilevare lo stato di sonno in cui ti trovi, e di scegliere autonomamente di spostare il momento della sveglia più avanti o più indietro, chiaramente entro un intervallo di tempo limitato da te.

Paradossalmente per un risveglio più dolce potrebbe essere meglio svegliarsi 20 minuti prima dell’orario impostato nella sveglia, se quest’ultimo coincide con un periodo di sonno profondo.

Le applicazioni fanno esattamente questo: rilevano la fase del sonno in cui ti trovi e scelgono quando svegliarti, per farti dormire il più a lungo possibile e per agevolarti nella transizione verso la veglia.

Ti segnalo alcune di queste applicazioni, sapendo che ce ne sono molte altre di valide.

Per apple: Sleep Cycle alarm clockSleep Time+

Per android: Sleep Cycle alarm clockSleep as AndroidCiclo del Sonno Sveglia

Svegliarsi in questo modo permette di poter interagire con questo stato di coscienza in modo ottimale.

Usare consapevolmente lo stato ipnopompico

Lo stato di transizione tra il sonno e la veglia può essere usato, all’interno di un percorso si consapevolezza, in tre modi.

1. Ricordare i sogni

Lo stato ipnopompico è un punto di accesso consapevole al ricordo dei contenuti dei sogni.

Se ti svegli e ti alzi immediatamente dal letto, facilmente il ricordo del sogno fatto svanisce nell’oblio.

Se invece resti immobile e porti l’attenzione al sogno che hai appena fatto, o che si sta sfaldando in diretta davanti agli occhi della tua mente, puoi ricordarlo di più e integrarne il suo messaggio in modo più consapevole.

A volte basta un singolo frammento di sogno per una ricostruzione completa.

Un accorgimento importante per facilitare questo processo è quello di non muovere il corpo, ma mantenerlo il più possibile immobile.

2. Entrare nel sogno lucido

Un altro modo di usare lo stato ipnopompico è quello di utilizzarlo per ritornare nel mondo onirico, facilitando in questo modo il sogno lucido.

Esistono delle tecniche apposite che permettono di scivolare nel sogno lucido da una condizione di veglia. Nel caso di risveglio dunque è possibile, restando vigili, scivolare da una condizione ipnopompica direttamente ad una ipnagogica, in transizione verso il sogno lucido.

Questo passaggio è più facile se avviene nelle ultime fasi del sonno, quando i tempi che intercorrono tra una fase REM e l’altra sono più ravvicinati.

3. Osservare i processi di costruzione della realtà percepita

Infine, un altro modo per utilizzare consapevolmente lo stato ipnagogico, è quello di divenire consapevole dei processi di costruzione dell’elaborazione dell’informazione, e quindi facilitare la progressione tra gli stadi degli stati di coscienza.

Per spiegarti questo prendiamo come schema di riferimento la progressione che trovi nell’e-book “Gli stadi della meditazione” qui sotto.

La progressione tra gli stati di coscienza nella meditazione

Come puoi vedere dallo schema lo stato ipnopompico opera nella fase di transizione tra pensiero e percezione.

Lo stato ipnagogico mette a nudo il processo di costruzione dei modelli mentali del sogno e della veglia e della loro interazione nella costruzione della realtà percepita soggettivamente.

Permette di osservare in diretta il processo, e quindi, nel tempo, di operarne la de-costruzione.

Più riesci ad osservare queste transizioni, sia in un verso (ipnagogico) che nell’altro (ipnopompico), più inneschi il processo di smantellamento spostando il baricentro della consapevolezza nello stadio seguente nella progressione tra gli stati di coscienza.

Per un approfondimento di questi passaggi ti rimando all’e-book gratuito Gli stadi della meditazione (se non l’hai ancora scaricato lo trovi qui LINK)

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La tua esperienza con lo stato ipnopompico

Alcune domande per riflettere:

  • Al risveglio riesci a destare velocemente la consapevolezza o percepisci un alto grado di confusione cognitiva e di inerzia da sonno?
  • Che differenze noti tra quando ti risvegli usando una sveglia e quando ti risvegli naturalmente?
  • Come puoi ottimizzare il tuo risveglio affinché diventi un momento di maggiore consapevolezza?

    Se ti fa piacere puoi lasciare la tua esperienza nel vissuto di questo stato di coscienza nei commenti qui sotto.

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2 commenti su “L’Ipnopompico [Rubrica Stati di Coscienza]”

  1. Nicola Segnali

    Molto interessante cogliere lo stato ipnopompico per l’analisi e interpretazione dei sogni, che comunicano tutto il loro significato emotivo in quel momento

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