Eye Contact Experiment: lo sguardo che unisce

Eye Contact Experiment è un raduno libero e gratuito, in cui i partecipanti hanno la possibilità di porsi uno di fronte all’altro e di restare in relazione tramite il contatto non verbale.
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L’idea dell’Eye Contact Experiment è semplice: mettiamo due sconosciuti uno di fronte all’altro che si guardano negli occhi. Facciamolo tutti assieme, riuniti localmente, e nello stesso momento in tutto il mondo. Tramite la relazione diretta con l’altro ripristiniamo il contatto umano e tramite il contatto umano costruiamo un’umanità migliore. Un’idea semplice dunque, ma con una portata ampissima. Vediamo meglio come funziona questo grandioso esperimento sociale.

Come funziona Eye Contact Experiment

Eye Contact Experiment è un raduno libero e gratuito, in cui i partecipanti hanno la possibilità di porsi uno di fronte all’altro e di creare relazione tramite il contatto non verbale.

All’interno di una zona delimitata, scelta dagli organizzatori dell’evento, i partecipanti si siedono in coppia una di fronte all’altro.

Mantenendo il contatto visivo si cerca reciprocamente il contatto con l’altro.

La coppia si regola autonomamente riguardo la durata temporale del confronto, che non è definita a priori. Le linee guida indicano come punto di partenza un minuto di sguardo condiviso. In realtà questo si allunga spesso oltre il minuto. Il senso temporale si dilata, mantenendo le persone in relazione per un tempo ben più lungo.

Alla fine dello scambio può esserci una condivisione verbale per esprimere a parole il proprio vissuto. Dal contatto umano spontaneamente nascono abbracci, sorrisi, commozione reciproca.

Il contatto visivo è il veicolo usato per mantenere la relazione. Generalmente non si parla, si rimane silenziosamente in relazione sintonizzandosi con la persona che si ha di fronte. Di solito si tratta di persone sconosciute, che si incontrano per la prima volta in questo contesto. Ovviamente accade che anche persone che si conoscano partecipino a questa iniziativa. Gli amici sono i primi ad essere invitati a questi raduni. Conoscere chi ha di fronte non è un limite, anzi può essere un aiuto nell’apertura reciproca.

Queste poche indicazioni costituiscono l’essenza dell’Eye Contact Experiment. Non ci sono regole fisse: il punto di partenza è il contatto visivo, il resto è lasciato al libero fluire della relazione, nel pieno rispetto dell’altro. La semplicità e la spontaneità dell’Eye Contact Experiment sono proprio i suoi punti di forza.

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Lo scopo dell’Eye Contact Experiment

Qual è lo scopo che sta dietro questo esperimento sociale? Detto sinteticamente: ripristinare la relazione tra le persone.

Eye Contact Experiment nasce in risposta all’isolamento sociale che affligge il nostro tempo. Oggi la relazione con l’altro è divenuta secondaria rispetto a mille altre apparenti priorità. E quando c’è interazione tra le persone, la relazione è generalmente superficiale, non è nutriente dal punto di vista umano.

Eye Contact Experiment vuol fornire alle persone lo stimolo per capire quanto è importante il contatto umano. Il fine è quello di accendere il desiderio di relazione, così che le persone portino questa fiammella nella loro vita, nelle loro interazioni quotidiane. Ripristinare il contatto umano è il modo per promuovere un miglioramento sociale, costruito a partire dal singolo individuo.

Eye Contact Experiment è organizzato per questo motivo in luoghi dove c’è passaggio di molte persone: piazze e parchi sono la scelta preferenziale. Questo permette di accedere all’Eye Contact Experiment non solo a chi ne conosce l’esistenza, ma anche al passante che incuriosito da quello che accade si lascia coinvolgere. Il luogo è scelto per intercettare più persone possibili con questa modalità.

Le origini dell’Eye Contact Experiment

Le origini dell’Eye Contact Experiment possono essere ricondotte alla performance dell’artista Marina Abramovic al MoMA di New York nel 2010.

L’idea si è evoluta successivamente in Australia grazie a Peter Sharp che, a fine 2015 con The Liberators International, ha diffuso in tutto il mondo il primo The World’s Biggest Eye Contact Experiment. L’anniversario è stato replicato il 29 ottobre 2016 ed è stato accolto in 42 Stati, con 193 città partecipanti, coinvolgendo milioni di persone in tutto il mondo.

In questo video puoi vedere Peter Sharp presentare la sua visione.

Perché funziona

Eye Contact Experiment raggiunge efficacemente il suo scopo, ripristinare la relazione umana, perché lo fa in modo essenziale e diretto. Due persone, una di fronte all’altra, che mantengono una connessione con lo sguardo. Questa è l’essenza della relazione. È il punto di partenza per esplorare il rapporto con l’altro.

Da questa condizione inizia il sintonizzarsi con il proprio sentire, con il sentire dell’altro, e l’apertura reciproca. Ognuno ha il proprio modo di fare questi passaggi. Ognuno ha un suo limite di apertura e una certa capacità di empatia con l’altro. Da poche linee guida di partenza ogni partecipante è in grado di fare in modo autonomo il passo che gli serve per aprirsi un po’ di più nella relazione, con i tempi che gli servono. Non c’è nulla di impostato a priori, nessuno che spiega cosa fare e come farlo. La scoperta dell’altro è libera e spontanea. In questo senso l’Eye Contact Experiment diventa un grande contesto di allenamento per le proprie capacità relazionali.

Proprio per queste sue caratteristiche piace alle persone. Il suo successo è dovuto a mio avviso dall’unione di questi due fattori: risponde ad un bisogno umano fondamentale, e lo fa con semplicità, immediatezza, spontaneità, accessibilità.

Eye Contact Experiment ha infatti un successo incredibile. Si parla di milioni di persone che hanno partecipato a questo “esperimento”. Milioni di persone che entrano in relazione in questo modo scavano un solco sociale con un impatto incredibile nella coscienza collettiva.

Ponte della relazione

Il ponte della relazione

Vediamo meglio cosa accade quando due individui si mettono uno di fronte all’altro e si danno attenzione reciproca. Questo approfondimento vuole essere uno spunto di riflessione per i partecipanti all’Eye Contact Experiment. Conoscere i principi su cui poggia la relazione è un modo per accelerare la costruzione di una relazione di qualità.

Il punto di partenza per affrontare questo approfondimento è l’attenzione.

L’attenzione è l’organo di senso della consapevolezza. Appoggiando la mia attenzione su un oggetto, ne divengo consapevole. Questo è vero per ogni tipo di oggetto. Può essere una mela, una macchina, la mia gamba, un’emozione o il senso di sé (lo vediamo meglio dopo).

Ognuno di noi si differenzia per la qualità della sua attenzione. L’attenzione cioè può essere sostenuta per un tempo più o meno lungo, può essere intensa o superficiale, e può essere più o meno disturbata. Le caratteristiche dell’attenzione – durata, intensità, purezza – determinano quanto e come io sono in grado di relazionarmi consapevolmente con l’altro creando un ponte della relazione saldo. Lo chiamiamo ponte della relazione perché è il collegamento non fisico che unisce i due individui in relazione. È il collegamento che va dalla mia consapevolezza alla consapevolezza dell’altro.

Questo ponte può crearsi in modo spontaneo, come spesso accade all’Eye Contact Experiment, oppure può essere costruito in modo intenzionale e consapevole, tramite i flussi di attenzione. Esiste cioè un modo per facilitare la relazione sul piano della consapevolezza. Invece di lasciare questo evento accada in modo casuale, può essere letteralmente costruito. Il fatto che sia fatto intenzionalmente non lo rende falso. Semplicemente ne rende certa la sua riuscita. Quando il ponte della relazione c’è, è vero per chi lo sperimenta, né più né meno di quando accade in modo spontaneo.

Flussi di attenzione

I flussi di attenzione

Analizziamo i primi quattro flussi di attenzione, che permettono di stabilire la base per la relazione sul piano della consapevolezza. Lo studio è frutto di 30 anni di ricerca applicata all’Intensivo sull’Essere Consapevole. Nel suo libro, La teoria dell’Essere I, Silvano Brunelli analizza nel dettaglio i 12 flussi di attenzione: i quattro di base e gli otto complessi. Per un approfondimento ti rimando a questo testo che trovi in bibliografia.

I flussi di attenzione sono atti di consapevolezza, sono vere e proprie posizioni dell’attenzione. Così come l’attenzione può essere appoggiata su una mela, così può essere tenuta in queste quattro posizioni.

Per acquisire la posizione non si devono ripetere mentalmente le parole (Ad esempio nella prima posizione “Io sono, Io sono, Io sono…”).  Si tratta di posizioni di consapevolezza pre-verbali, che esistono cioè prima della parola stessa. Le parole sono semplicemente un’indicazione su dove indirizzare l’attenzione.

Io sono

La prima posizione su cui poggiare l’attenzione è sulla consapevolezza di sé. È il fatto che ci sei, qui, in questo momento. Io esisto.

Io so di essere

Il secondo flusso di attenzione è rivolto al sapere che ci sei. Dallo io sono, si passa allo io so che io sono. È il sapere di esserci: io sono consapevole del fatto che esisto. Io so di esistere.

Tu sei

Il terzo flusso di attenzione si rivolge all’altro individuo riconoscendo che esiste. La posizione acquisita è tu sei, cioè tu esisti.

Tu sai di essere

Nel quarto flusso di attenzione si poggia l’attenzione non solo al fatto che l’altro esiste, ma al fatto che è consapevole di esistere. La posizione è tu sai che tu sei, cioè tu sai di esistere.

Queste quattro posizioni della coscienza sono in grado di creare il ponte della relazione, un canale di attenzione che va da te all’altro. Quanto il ponte sarà stabile dipenderà dalle caratteristiche individuali dell’attenzione. Può essere solido e ininterrotto, o può essere fragile e intermittente.

Il ponte della relazione può essere rafforzato ulteriormente aggiungendo a questi quattro flussi di base gli altri otto complessi, ma per questo approfondimento è sufficiente fermarsi qui.

Da leggere: Coscienza e consapevolezza, qual è la differenza?

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Riconoscimento empatico

Un ponte della relazione saldo permette di lasciare fluire il proprio sentire e di sintonizzarsi empaticamente con il sentire dell’altro. Senza la stabilità dei flussi di attenzione la persona si identifica con il proprio vissuto emozionale o mentale, o con quello dell’altro. La conseguenza è che le emozioni o le interpretazioni mentali portano a spasso l’individuo, rompendo la relazione consapevole.

La stabilità del ponte della relazione permette invece un pieno sentire emozionale, senza che questo faccia decadere la qualità di attenzione consapevole a sé e all’altro. La relazione diviene così l’àncora che tiene l’individuo nel momento presente, permettendogli di liberare completamente il suo sentire emozionale. 

L’àncora relazionale è quell’elemento che fa la differenza nel lasciare andare le proprie difese. Per sintonizzarci con l’altro dobbiamo prima sbloccare il nostro sentire, spesso limitato da meccanismi di difesa psicologici. Questo processo è graduale, e generalmente vissuto soggettivamente come sgradevole. Per superare questo difficile passaggio, la soluzione è àncorarsi al ponte della relazione. Mantenendo cioè l’attenzione stabile sui quattro flussi di consapevolezza, è possibile aprirsi sempre di più al proprio sentire, e dunque anche al sentire dell’altro.

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Consapevolezza in relazione

Una proprietà fondamentale della consapevolezza è la seguente: quando un individuo è riconosciuto sul piano della consapevolezza da parte di un altro individuo, la sua auto-consapevolezza si accende. L’attenzione invece di decadere come fa normalmente, si accende, e con essa anche l’energia vitale. 

Nell’Eye Contact Experiment questa proprietà viene messa in risalto individualmente e diviene anche evidente ad un osservatore esterno. Le persone in relazione si aprono, i loro occhi brillano, le emozioni si liberano.

Come usiamo questa attenzione ed energia risvegliata è una nostra scelta. All’Eye Contact Experiment, il mio consiglio è quella di convogliarla nuovamente nei flussi di attenzione, in modo da stabilizzare il ponte della relazione.

La dimensione della consapevolezza

Affrontiamo ora un approfondimento ulteriore riguardo la consapevolezza e la sua dimensione. Lo farò molto sinteticamente, per saperne di più vai alla pagina Consapevolezza del Sistema Operativo non-duale.

La relazione che si instaura tra gli individui sul piano della consapevolezza permette di costruire la dimensione della consapevolezza. Vediamo brevemente cosa vuol dire.

Esistono una dimensione fisica ed una dimensione interiore.

Poi esiste la consapevolezza, priva di qualità e di attributi.  È percepita soggettivamente come una sostanza non fisica, indifferenziata, infinita ed assoluta.

Queste qualità si riflettono di conseguenza nella sua dimensione non fisica, non locata nello spazio: è una dimensione che pervade e permea ogni cosa. La coscienza è dunque la “sostanza” potenzialmente presente in ogni dimensione: esteriore e interiore, fisica e mentale/emozionale/biologica.

L’elemento che spesso viene malinterpretato è che la dimensione della consapevolezza non è data a priori, è un potenziale evolutivo. La dimensione appare all’individuo quando, maturata una consapevolezza stabile della sua natura indifferenziata instaura con gli altri individui una relazione di equivalenza su questo piano, cioè quando li riconosce come individui consapevoli e si relaziona con loro in modo equivalente.

Questa breve digressione ha lo scopo di sottolineare quanto questo modo di relazionarsi con l’altro sia fondamentale. Il bisogno di relazione è un bisogno molto più profondo di quanto apparentemente possa sembrare.

Come partecipare

Partecipare all’Eye Contact Experiment è semplice, non serve nulla se non la curiosità di provare. L’evento globale Eye Contact Experiment si svolge una volta all’anno, ma localmente questo viene ripetuto nell’arco di tutto l’anno. Consulta la pagina Facebook di Eye Contact Experiement Italy dove trovi il calendario dei raduni in tutta Italia.

Se senti la chiamata puoi organizzare tu stesso un evento nella tua città: sulla pagina trovi tutte le indicazioni necessarie.

Eye Contact Experiment è un potenziale veicolo per costruire relazioni più autentiche e per aprirci alla nostra umanità. Ti invito caldamente a provare questa esperienza, ne sarai entusiasta. Soprattutto ti invito a tradurre il vissuto dell’evento in qualità di relazione quotidiana, cioè a portare la tua umanità in ogni singolo incontro con l’altro. In ogni incontro con l’altro c’è la possibilità di costruire un’umanità migliore. La scelta è nostra, in ogni istante.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

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La tua esperienza

Hai partecipato in passato ad un raduno Eye Contact Experiment?

Che effetto ti ha fatto?

Sei riuscito a portare questo tipo di contatto umano nella tua vita?

Racconta la tua esperienza nei commenti qui sotto, sarà da stimolo per chi ancora non ha partecipato!


Ringraziamenti

Ringrazio di cuore per la disponibilità Salvatore Di Maria e Francesca Corti dei Liberators of Lecco.


Bibliografia

Silvano Brunelli – La teoria dell’essere vol I

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