I trance che le persone vivono

Essere in trance: uno stato di perdita di contatto con il presente causato da meccanismi psicologici automatici e reattivi. La persona viene proiettata in uno spazio psicologico interpretato e lontano dal contatto con la realtà.
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trance

Imbambolati, persi nei nostri pensieri, oppure in balia di meccanismi reattivi fuori controllo, letteralmente ipnotizzati. Auto-ipnotizzati. O per meglio dire, ipnotizzati dalla nostra mente.

Sono i trance che viviamo quotidianamente.

Essere in trance: uno stato di perdita di contatto con il presente causato da meccanismi psicologici automatici che portano la persona in uno spazio psicologico interpretato e lontano dal contatto con la realtà.
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Siamo in trance, senza saperlo

Questo articolo nasce sia come breve panoramica che come personale integrazione dello splendido libro di Stephen Wolinsky, I trance che le persone vivono. Wolinsky, ricercatore all’avanguardia nel campo della psicoterapia e profondo conoscitore delle filosofie orientali, ha riassunto in questo testo di psicoterapia anni della sua esperienza in entrambi i campi di studio.

Nella visione classica dell’ipnosi e dell’ipnoterapia un terapeuta induce il trance nel paziente e fa in modo che avvenga un cambiamento di schemi e strutture automatiche a livello inconscio, senza che il cliente ne sia necessariamente consapevole.

La prospettiva qui proposta è capovolta, c’è un radicale cambio di paradigma: tutti noi abbiamo, in misura variabile e con intensità differente, dei trance automatici già operativi che ci allontanano dal contatto con il momento presente. La consapevolezza è letteralmente portata a spasso da costruzioni, interpretazioni e dinamiche mentali: sono i cosiddetti trance comuni quotidiani. Non necessariamente questi sono di tipo patologico. Il funzionamento mentale “normale”, per come è comunemente inteso, è caratterizzato da un’alternanza continua di questi stati di trance, con poca o nessuna consapevolezza dell’automatismo che sta dietro queste distorsioni della percezione/creazione della realtà soggettiva.

I trance automatici ci separano dal contatto con il presente e ci proiettano in uno spazio psicologico interpretato.

Ogni qual volta l’individuo è rapito dal trance è succube di un automatismo psicologico, emozionale o comportamentale. Dal punto di vista dell’emancipazione individuale, cioè della progressiva liberazione della consapevolezza individuale dagli schemi automatici di risposta, è dunque necessario de-ipnotizzare l’individuo fuori dagli stati di trance in cui si trova già costantemente immerso.

La geniale intuizione di Wolinsky è questa: non è necessario un ipnotizzatore che induca un trance dall’esterno, perché la persona ha già costruito i suoi trance mentali e li ha messi in automatico, e l’individuo ne è inconsapevole. Imporre un altro trance sarebbe come aggiungere un’altra mano di vernice: nasconderebbe ancora di più la trasparenza cristallina della consapevolezza che sta dietro tutto questo.

Liberare la consapevolezza significa interrompere il trance automatico, cioè de-ipnotizzare l’individuo. Non un trance in più, ma un trance in meno. Un trance interrotto libera la consapevolezza dalla struttura prima automatizzata e libera anche le risorse di sviluppo (intuizioni, comprensioni, energia vitale ecc) prima bloccate nel trance automatico.

Liberare la consapevolezza significa interrompere il trance automatico, cioè de-ipnotizzare l’individuo.

In sostanza per aumentare la nostra consapevolezza, per liberarsi dagli automatismi o per togliere un sintomo patologico, non è necessario farsi ipnotizzare e indurre cambiamenti dall’esterno, al contrario è necessario de-ipnotizzarsi dai trance già contenuti nella nostra mente.

Vediamo ora come sono costruiti questi trance, quali sono, come è possibile riconoscerli e, soprattutto, come disattivarli andando oltre ad essi. Nel linguaggio di Wolinsky: come raggiungere la trascendenza del trance, il trance-end.

Che cos’è un trance

In termini tecnici il trance possiede queste tre caratteristiche fondamentali:

  • Il trance è una condizione in cui il focus di attenzione è ristretto su determinati elementi della realtà interiore o esteriore.
  • Il trance accade all’individuo, non c’è quindi consapevolezza di quello che sta accadendo e quindi nemmeno la libertà di rispondere. L’automatismo va per conto suo.
  • Il trance è caratterizzato dall’emergere spontaneo di vari fenomeni ipnotici.

Le nostre risposte automatizzate sono stati di trance che accadono fuori dal controllo cosciente dell’individuo. Ogni risposta automatica ci pone dunque di fronte ad un trance che sta accadendo dentro di noi. La nostra opportunità di crescita risiede nella possibilità che abbiamo di divenirne consapevoli e di interrompere l’automatismo. Invece di essere vittime inconsapevoli degli stati di trance che ci accadono, possiamo avere l’esperienza di esserne creatori. La regola d’oro, come in ogni processo di crescita, è quella di differenziare e integrare.

La genesi dei trance

Da dove derivano questi automatismi inconsapevoli? L’origine di questi trance può essere ricondotta a esperienze infantili non integrate. Ogniqualvolta l’individuo non è in grado di stare di fronte ad un’esperienza l’integrazione non avviene. L’esperienza è messa “fuori” dai confini dell’esperienza consapevole, congelata da uno (o più) fenomeni di trance che separano l’individuo da quelle che sono le sensazioni, e/o emozioni, e/o interpretazioni mentali che al momento non è in grado di integrare. L’individuo non sta di fronte all’esperienza perché in quel momento le sensazioni, emozioni o interpretazioni hanno un’intensità troppo elevata per la sua capacità di integrazione; in una parola: sono per lui sopraffacenti. Sono sopraffacenti per due motivi:

  • Per la loro intensità
  • Per la mancanza di un contesto relazionale che riconosca la sua individualità consapevole e che la ancori nel momento presente.

Questo meccanismo di scissione è automatico e serve a proteggere l’integrità dell’individuo. È un meccanismo di protezione psicologico, e ha una sua utilità quando accade originariamente. Purtroppo però questo meccanismo si rivela poi essere un’arma a doppio taglio: prima adombra l’individuo consapevole e poi il suo funzionamento è messo in automatico. Si crea un involucro di resistenza che protegge l’individuo dall’esperire il contenuto non integrato.

Il trance è generato come meccanismo di protezione quando l’individuo non sta di fronte a un’esperienza.

Vari episodi di questo tipo, cioè tante esperienze non integrate perché sopraffacenti, si uniscono in cluster (associazioni di trance): ogni esperienza con la sua resistenza e con il suo trance associato. Ne emerge una struttura psicologica che emana il profumo di queste esperienze resistite (e delle sensazioni, emozioni, interpretazioni associate) con il quale la persona non è più in contatto.

Il meccanismo è alquanto lineare:

  • più è forte l’esperienza sopraffacente,
  • maggiore è la dissociazione,
  • maggiore è la resistenza e
  • maggiore è la forza del trance associato a essa.

Nei casi più gravi si sfocia in vere e proprie patologie psicologiche.

Mantenere in atto la dissociazione consuma energia. Viceversa togliere le barriere e consumare la resistenza libera energia, entusiasmo e vitalità.

Da leggere: I 6 tipi di inconscio.

Da inter-personale a intra-personale

Nella fase di formazione della consapevolezza individuale, l’individuo riceve riconoscimento consapevole da coloro che lo accudiscono (generalmente i genitori).

Che cosa significa riconoscimento consapevole?

Significa che il genitore che entra in relazione con il bambino lo riconosce non solo con un corpo, con un piano emozionale e mentale, ma anche come individuo consapevole di esistere. Significa che, avendo il genitore la consapevolezza di esserci, ed essendo sufficientemente radicato nella propria auto-consapevolezza, è in grado di riconoscerla nel suo bambino e di entrare in relazione anche da quel piano tramite i flussi di attenzione consapevole (Per approfondire vedi La teoria dell’essere di Brunelli).

Proprio questo riconoscimento permette al bambino di acquisire la propria autoconsapevolezza. Una relazione priva di questo ingrediente trasmette informazioni mentali, emozionali ed energetiche al bambino, che le acquisirà in modo passivo.

Una relazione da individuo a individuo permette al bambino di integrare gli eventi, anche se sono, in quanto ad intensità, oltre la sua attuale portata. L’attenzione ricevuta sull’essere cosciente permette al bambino di stare di fronte agli eventi e di attraversarli senza essere distorto, cioè senza che la sua integrità sia alterata dall’evento.

Quando questo riconoscimento non avviene, accade che il bambino, di fronte agli eventi di intensità oltre la sua portata, perda l’integrità dell’essere. Da questo processo ha origine la dissociazione e la formazione dei trance.

I trance hanno un’origine nel contesto inter-personale (da sé verso l’altro), e poi sono interiorizzati e messi in automatico, cioè funzionano fuori dal controllo cosciente dell’individuo a livello intra-personale (da sé verso sé).

Tutto questo ci fornisce una preziosa indicazione riguardo alle azioni necessarie per invertire il processo.

Sarà approfondito verso la fine dell’articolo, ma qui è utile sottolineare che il processo deve subire un’inversione: da automatismo intra-personale deve di nuovo diventare inter-personale. Un altro individuo consapevole, che dona la sua attenzione consapevole riconoscendo la nostra equivalenza sul piano dell’essere cosciente, ci ancora nel presente e ci permette interrompere il trance, di ripristinare l’integrazione che si era arrestata nella fase formativa. Lo riprenderemo verso la fine dell’articolo.

La con-fusione

Quando la consapevolezza è ancorata nel presente, elabora i dati in ingresso dagli organi di senso in modo fluido. La consapevolezza è libera di toccare tutte le categorie esistenziali:

  • Biologica (organica)
  • Emozionale
  • Mentale
  • Dimensione fisica (oggettiva)
  • Dimensione interpersonale

L’attenzione consapevole è libera di suddividersi su tutte queste, di concentrarsi completamente su una in particolare, o su nessuna di queste dimensioni, cioè può rivolgersi interamente a sé stessa e giacere nella sua dimensione esistenziale, in un loop di auto-consapevolezza che si auto-alimenta.

Nella genesi del trance c’è una con-fusione tra le dimensioni esistenziali interessate dall’evento sopraffacente. Queste possono venire sia unite (fuse) che invertite nelle loro funzioni/bisogni originali. Finché è presente la con-fusione delle dimensioni esistenziali è presente un qualche tipo di trance, e viceversa. I due fenomeni sono collegati a livello profondo.

Da leggere: La consapevolezza multidimensionale per la stabilizzazione dell’unità

Enfasi al processo invece che al contenuto

Nell’approccio qui descritto non c’è un interesse particolare nel voler recuperare i contenuti originali che hanno causato la genesi dei trance.

Si può dire che ogni problema, lamentela o patologia psicologica che l’adulto presenta sia il sintomo di un trance messo in automatico (o più presumibilmente, una loro somma), originato durante il suo processo di crescita in un contesto inter-personale e poi interiorizzato a livello intra-personale.

Per interrompere il trance non è vitale il totale riconoscimento dell’evento originale.

I primi eventi dissociativi avvengono quando la memoria a lungo termine non è ancora formata, per cui sono immagazzinati come impressioni pre-verbali.

Sarebbe impensabile recuperare l’evento.

Quello che è recuperato, in questo caso, sarebbe una ricostruzione a posteriori (un’interpretazione) del ricordo pre-verbale dell’accaduto. Sebbene questa elaborazione possa essere utile, non è fondamentale per interrompere il trance. Soprattutto il recupero degli eventi perde la sua utilità quando diventa il centro dell’attenzione da parte della persona o del terapeuta che aiuta la persona in psicoterapia. Non è necessario dunque recuperare i contenuti, ma è necessario “stare di fronte” e permettere il processo integrativo.

Per de-ipnotizzare l’individuo serve riconoscere il processo di costruzione del trance. Il contenuto è secondario.

Per de-ipnotizzare la persona fuori dal trance non è fondamentale sapere cosa ha originariamente generato il trance, ma serve sapere come la persona costruisce e mantiene in vita il trance ora, come adulto.

Questo approccio sposta l’enfasi dal contenuto al processo.

Interrotto il trance ecco emergere associazioni, insight, ricordi e l’elaborazione cognitiva che contestualizza l’origine del trance nel sia nel suo contesto inter-personale sia in quello intra-personale.

Generalmente nel campo della psicoterapia si tende a ragionare al contrario: recuperare i contenuti permette di “pulire” il processo cognitivo dai problemi attuali.

La bellezza del lavoro di crescita con i trance è di ribaltare anche in questo caso il paradigma di riferimento: ci si concentra sul pulire il processo (interrompere i trance automatici) e questo permette l’affiorare dei contenuti integrandoli in uno spazio mentale funzionale.

La testimonianza consapevole

La maggior parte di noi ricrea automaticamente (o inconsciamente) stati di coscienza dal passato come fenomeni di trance nel presente. Molti stati di mentali coinvolgono alcune combinazioni di stati di trance; si può supporre che ogni stato problematico contenga uno o più fenomeni di trance.

Il nostro compito diventa dunque quello di de-ipnotizzarci: “Risvegliare” la consapevolezza dal trance che è stato ricreato dal contesto familiare originario e che continua a funzionare, non riconosciuto, come colla invisibile del complesso di sintomi attuali.

Questo risvegliarsi equivale a contattare dell’individualità consapevole, la consapevolezza che sta dietro il (prima del) trance e che originariamente ha creato il trance come meccanismo protettivo.

La testimonianza del trance è il primo passo per rompere l’automatismo.

Nel momento in cui sono testimone di qualcosa, significa che sono dis-identificato da essa.

Ed è proprio questo il processo di trascendenza (trance-end) che permette la crescita in consapevolezza, sia in senso verticale (in complessità della struttura) che in senso orizzontale (progredendo negli stadi-degli-stati di coscienza).

Da leggere: Gli effetti della meditazione, libertà e pienezza

La sequenza continua dei trance

Negli stati di trance noi restringiamo e costringiamo la nostra attenzione (e il nostro senso del sé) identificandoci con i nostri pensieri, sensazioni, ed emozioni tanto da dargli un funzionamento autonomo.

In effetti vaghiamo in uno stato di trance per tutto il giorno, molto più spesso di quello che crediamo. Nell’esperienza quotidiana accadono una serie di stati di trance, alcuni piacevoli, altri meno. Noi saltelliamo da un trance all’altro in una serie continua di identificazioni e attaccamenti agli stati.

Quando avviene l’interruzione di un trance, tramite il riconoscimento consapevole delle parti che lo compongono da parte dell’individuo che lo esperisce, si rompe la continuità della sequenza.

Ogni trance ha un inizio, un apice, e una conclusione.

Identificando i vari stati di trance emerge in modo sempre più evidente il fattore comune dei trance: l’individuo consapevole che sta dietro, o se vogliamo “oltre”, i trance.

Per di più, diviene sempre più evidente anche il processo creativo messo in atto dall’individuo consapevole. I trance hanno, nel tempo presente, un funzionamento automatico. Eppure nel passato sono stati creati dall’individuo con lo scopo di auto-protezione.

Se nel momento presente mantengono ancora il loro funzionamento autonomo, significa che l’individuo ancora li sta usando per schermarsi dall’esperire qualche contenuto spiacevole. Fortunatamente, quello che all’età di uno anno era sopraffacente, all’età di trenta (o più) non lo è più, perché le risorse di metabolizzazione sono aumentate e perché è possibile avvalersi anche di una relazione di aiuto sotto richiesta esplicita.

Permettersi di modificare gli stati di trance riconosciuti rende evidente come questi siano stati, a tutti gli effetti, creati da noi stessi.

Più riesci a manipolare, modificare, alterare lo stato di trance, più ti riappropri dell’atto creativo che a tutti gli effetti ti appartiene. Anche questo ulteriore passo aiuta ad andare oltre, a trascendere (trance-end) gli stati di trance transitori.

Trance - lenti

Riconoscere i tuoi stati di trance

Il riconoscimento degli stati di trance può essere affrontato tramite un attento esame dei propri processi mentali. Si tratta di osservare i propri processi cognitivi alla luce delle conoscenze apprese riguardo ai trance comuni, e testimoniare quanto sta avvenendo un trance.

Per esempio, se la tua mente sta tornando al passato, potrebbe essere una regressione d’età. Se la tua mente sta andando nel futuro, potresti essere nel trance dello pseudo – orientamento nel tempo. Quando ti senti spazioso, forse ti stai dissociando dall’evento. Se stai sognando ad occhi aperti, forse stai avendo un sogno ipnotico. E via dicendo, seguendo l’elenco presentato dopo. In questo modo inizi a differenziare fenomeni specifici di trance profonda dalla massa diffusa degli stati di trance.

Una volta identificato il trance, il passo seguente è quello di intervenire alterandolo, sfruttando l’effetto paradosso.

Non è necessario cercare di scacciarlo, reinquadrarlo, o bilanciarlo con un trance contrario.

L’obiettivo è di aumentare la sua intensità. Esatto, intensificare l’esperienza. Poiché a tutti gli effetti stai già creando quello stato di trance, per riappropriarti del processo creativo è necessario fare proprio quella cosa che ha creato il trance all’origine.

Creando consapevolmente e intenzionalmente la cosa resistita l’individuo si riappropria del suo processo creativo.

Facciamo un esempio per chiarire: osservando la tua interiorità senti emergere il pensiero “non ce la faccio” di fronte a un qualche tipo di attività che devi svolgere, con tutto il bagaglio emozionale connesso.

Hai riconosciuto un trance.

Chiamalo suggestione post-ipnotica, questa è l’etichetta che puoi dare a questo pensiero e al suo aspetto emotivo.

Il passo seguente è di ricrearlo più e più volte.

Lo stesso pensiero, non una credenza contraria.

Ricrea consapevolmente e intenzionalmente la suggestione post-ipnotica “non ce la faccio.” Rifallo ancora. Intensifica le emozioni che senti. Non cercare di andare dalla parte opposta inculcando affermazioni positive del tipo “ce la farò sicuramente”, sarebbe un altro trance messo sopra quello originale, facendoti rimbalzare nel flipper perpetuo del dualismo mentale.

Serve riappropriarsi del processo creativo, per questo il secondo step è quello di intensificare, alterare o modificare l’esperienza che stai creando.

Riassumendo sinteticamente:

  1. Osserva il contenuto mentale, notando l’andirivieni di pensieri, idee, ricordi, immagini, dialoghi interiori ed emozioni associati.
  2. Distaccati assumendo la posizione del testimone consapevole.
  3. Inizia a etichettare ogni pensiero, immagine, emozione o idea come fenomeno di trance (vedi l’elenco seguente).
  4. Con questo processo di differenziazione (etichettamento) dalla massa diffusa degli stati di trance emerge in modo evidente il fenomeno di trance principale.
  5. Crea consapevolmente, consciamente, intenzionalmente il fenomeno di trance profonda che sta già accadendo.
  6. Ripeti l’atto creativo finché senti che hai pieno controllo del processo creativo.

Vediamo ora brevemente, uno per uno, quali sono i fenomeni di trance.

Regressione d’età

La regressione d’età e probabilmente il fenomeno di trance più frequente. È l’interpolazione di una esperienza passata congelata nel tempo con la realtà presente. L’individuo non può avere una adeguata esperienza del tempo presente, perché è distorto da questa proiezione di esperienze passate. Sono attuali riattivazioni di stati mentali provati in precedenza e non influenzati dai pattern mentali acquisiti dopo le esperienze originali.

Pseudo-orientamento nel tempo

Questo trance è l’opposto del precedente. Lo scopo di questo fenomeno di trance è la proiezione di se stessi nel futuro, quando un ambiente immaginario più piacevole ci proteggerà. Ci distrae dalla stressante e continua interazione presente. Tutti noi usiamo lo pseudo-orientamento nel tempo per immaginare il nostro futuro in colori più brillanti rispetto a quello che appare il nostro momento presente. Ogni qual volta entriamo in questi tipi di fantasie, siamo in un fenomeno di trance, e di per sé non rappresenta un problema. Diviene un problema quando impedisce la nostra abilità di affrontare le questioni presenti, quando cioè la persona vive costantemente in un mondo di fantasia separato dalla realtà presente.

Dissociazione

La dissociazione è usata per demarcare “comparti” della psiche della persona in unità separate. La persona isola alcuni input sensoriali (interni o esterni) perché sono troppo intensi. Il risultato a breve termine è che il processamento di quelle informazioni è bloccato, con la conseguenza a lungo termine di avere quella specifica via di elaborazione sensoriale bloccata dalla resistenza e isolata dalla mente funzionale. La dissociazione può essere esperita in queste tre modalità:

  • La dissociazione da una sensazione, sentimento o emozione interiore.
  • La dissociazione da una parte del corpo (genitali, arti, voce, muscoli ecc)
  • La dissociazione da uno stimolo esterno.

Il caso estremo è quello della personalità multipla, dove si alternano al comando della persona identità e vere e proprie strutture di personalità dissociate una dall’altra. In questo caso le parti dissociate si uniscono a formare un’unità più grande con un funzionamento autonomo. L’effetto della dissociazione può essere così profondo che il corpo fisico della persona davvero subisce cambiamenti notevoli e misurabili quando la personalità va e viene. Senza spingersi a questi estremi, l’ingrediente della dissociazione è presente in forma minore in moltissimi stati di trance.

Suggestione post-ipnotica

Una suggestione è una credenza, un’identità, un modo di funzionamento automatico che è acquisito dall’esterno, senza l’intervento consapevole di chi lo riceve. In questo caso la suggestione è definita post-ipnotica perché avviene dopo che il trance è messo in automatico. Nella sua fase formativa il bambino si adatta al suo ambiente familiare interiorizzando le suggestioni post-ipnotiche dei genitori. Queste sono messe in automatico: significa che il bambino, adolescente e giovane adulto continua ad auto-suggerirsi comportamenti limitanti fuori dal contesto.

Un esempio banale: un bambino che riceve una suggestione dai suoi genitori del tipo “sei uno stupido”, la acquisisce e la mette in automatico, agendo e concretando questa identità oppure resistendola e facendo di tutto per dimostrare a se stesso e al mondo che non è uno stupido. Il secondo modo di reazione non è necessariamente migliore dell’altro, perché anch’esso implica la necessità di mantenere viva e funzionante la parte resistita, non voluta, cioè l’identità di stupido. La vera libertà è conquistata quando l’individuo va oltre la suggestione e sceglie intenzionalmente e consapevolmente da quale identità agire.

Amnesia

In termini psicologici questo trance è spesso definito come negazione. Significa negare l’esistenza di qualcosa di evidente che sta accadendo ora oppure il non ricordare eventi specifici che sono accaduti in passato (non necessariamente remoto). Un esempio classico è quello di un marito che vive con una moglie che lo tradisce (o viceversa). La cosa è sotto gli occhi di tutti, tutti lo sanno, la sua casa è piena di indizi che indicano, eppure lui non li vede, o per meglio dire, non li vuole vedere. L’occhio vede gli indizi ma la mente li nega. Un altro esempio è quello di una persona che ha subito una violenza in passato e che isola i ricordi dell’evento dalla propria memoria consapevole.

Ipermnesia

È il trance opposto di quello precedente. Si tratta di uno stato di ipervigilanza in cui la persona è costantemente allerta ed elabora in modo frenetico tutti gli input che riceve. L’ambiente è percepito come minaccioso, per cui la persona si protegge aumentando il suo grado di allerta. Per proteggersi dalla minaccia di un ambiente instabile, il bambino sviluppa quella che è chiamata “dimenticanza resistita”, cioè resiste il dimenticarsi degli eventi che gli sono accaduti. Sembrerebbe a prima vista come un funzionamento cognitivo favorevole, costruttivo. In realtà non è così, è altamente disfunzionale. Si tratta più subdolo trance che può sfociare, nei casi più estremi, in una patologia paranoide.

Allucinazione negativa

Negativa non è un giudizio di valore. Allucinazione negativa significa che si toglie qualcosa all’elaborazione della realtà così com’è nel momento presente. Cerco sul bancone di lavoro il cacciavite, che è proprio lì davanti al mio naso, ma non lo vedo. Il segnale visivo che riceve l’informazione del cacciavite arriva in ingresso ai miei organi di senso (cioè l’occhio vede il cacciavite), ma a livello mentale questa informazione non è elaborata, non diviene consapevole. Questo trance può essere di tre tipi: visivo, uditivo o cinestetico (o una combinazione di questi tre).

Allucinazione positiva

Anche in questo caso, positiva non significa che è benefica. Significa che ai dati della realtà presente sono sovrapposti elementi immaginati e percepiti come reali. Il caso estremo è quello della psicosi, in cui la persona vede, ode e sente oggetti o persone che non esistono e li percepisce come reali. Senza spingersi fino a questi estremi patologici, il trance comune quotidiano dell’allucinazione positiva potrebbe essere quello del fantasticare, cioè dell’immaginare la realtà diversa da quella che è. Quando si parla di trance si parla di un continuum, cioè una scala di gradazione che sfuma da un estremo all’altro. Il fantasticare può essere funzionale, come ad esempio fantasticare per trovare la soluzione a un problema attuale. Diventa un problema (un trance) quando l’individuo non è più in grado di interrompere il processo e inizia a confondere la sua fantasia immaginata (allucinazione positiva) con la realtà del presente.

Confusione

La confusione è un trance in cui la persona perde il contatto con la realtà che lo circonda, o con la sua realtà interiore. Il suo spazio percettivo diviene nebuloso, offuscato. L’impressione soggettiva è quella di non riuscire a elaborare i dati in ingresso in quel momento. Si potrebbe dire che il sistema va in tilt. Lo stato di trance della confusione è originato, come tutti gli stati di trance, come uno schermo che bambino pone dal vivere pienamente un’esperienza che per lui è sopraffacente. Inizialmente il bambino resiste l’esperienza, e da questa resistenza generalizzata (quindi non specifica a un canale sensoriale o a un elemento presente nella realtà) emerge uno stato globale di confusione e disorientamento.

Si tratta in effetti di uno stato di transizione: da questa confusione il bambino condenserà delle identità reattive, dei modi di risposta alla situazione contingente, che saranno mantenute anche nella vita adulta (almeno fino a quando il trance non è riconosciuto e smantellato).

Distorsione temporale

Il tempo dell’orologio e il tempo vissuto soggettivamente sono molto diversi; penso che questa sia un’esperienza che è stata vissuta da chiunque. Quando ti trovi in una situazione sgradevole, sembra che il tempo rallenti e che l’esperienza non finisca più. Quando ti trovi in una condizione piacevole, il tempo vola. Quello che mette in moto il meccanismo è la resistenza all’esperienza che sta accadendo. Maggiori sono le resistenze messe in atto, maggiore è l’effetto di distorsione temporale nel verso del rallentamento. Viceversa, più la persona è aperta e lascia fluire l’esperienza, più questa è vissuta rapidamente (in senso soggettivo). È un effetto paradossale del meccanismo della resistenza: chiudersi all’esperienza è proprio quell’elemento che fa sì che l’esperienza diventi lunghissima soggettivamente. L’intenzione originale, resisto l’esperienza perché non la voglio, desidero che cessi immediatamente, ottiene proprio l’effetto contrario.

Il meccanismo psico-fisiologico che mette in atto il rallentamento è in modo evidente e reversibile legato al corpo della persona. Per resistere l’esperienza, la persona rallenta o blocca il respiro e contrae i muscoli. Per invertire il processo, una volta riconosciuto il trance, è possibile agire in senso opposto, partendo cioè dalla respirazione e dalle contrazioni muscolari per togliere progressivamente queste resistenze in-corporate.

Sogno ipnotico

Il sogno ipnotico è il classico “sogno ad occhi aperti”. La persona fantastica riguardo mondi e situazioni immaginari e questo “film” si frappone fra l’individuo e l’esperienza della realtà attuale. Il sogno ipnotico procede in automatico e fuori dal controllo cosciente dell’individuo.

Anche questo meccanismo cognitivo, come abbiamo visto parlando dell’allucinazione positiva, non è necessariamente disfunzionale. Il fantasticare e immaginare situazioni diverse da quelle attuali può essere parte di una intenzionalità progettuale; non per niente i pionieri, in qualsiasi campo, sono chiamati visionari. Sono visionari perché vedono una realtà che ancora non c’è e poi fanno di tutto per concretarla sul piano fisico o relazionale. Questo è un meccanismo altamente funzionale e creativo. Dall’altra parte del continuum c’è il trance vero e proprio: la persona è persa in questo sogno ipnotico, che diventa uno schermo rispetto alla realtà presente, un rifugio, un mondo parallelo fantasticato in cui finalmente tutto sarà risolto. I due elementi che lo contraddistinguono dunque sono l’automatismo inconsapevole e il fatto che la persona non agisca per concretare le sue fantasie, che rimangono appunto tali, completamente scollegate dalla realtà.

Distorsione sensoriale

La distorsione sensoriale avviene quando un input sensoriale è attenuato (desensibilizzazione) oppure accentuato nella sua intensità (sovra-sensibilizzazione). Si tratta, come tutti gli altri trance, di un meccanismo protettivo che serve a impedire il processamento di stimoli fuori portata. Il meccanismo psico-fisiologico può seguire questi due andamenti:

  • Stimolo non voluto – resistenza – smorzamento del sentire, in quello specifico canale sensoriale o parte corporea o ambiente fisico.
  • Stimolo doloroso – restringimento del focus di attenzione sullo stimolo – amplificazione dello stimolo a discapito di tutto il resto del campo di coscienza.
Trance - occhio

I trance associati

Abbiamo visto con una sintetica carrellata le tipologie dei trance che avvengono comunemente. È importante comprendere che raramente un trance è messo in atto per conto suo, spesso si trovano associati in cluster, cioè assemblati in gruppi di più trance.

I trance generalmente funzionano in associazione e in sovrapposizione reciproca.

Per esempio il sogno ipnotico può essere associato alla regressione di età. L’allucinazione negativa all’amnesia. E via dicendo in una varietà infinita di combinazioni e di sfumature di intensità. Per interrompere gli automatismi è importante riconoscere anche queste associazioni lineari.

Si inizia differenziando un trance alla volta. Dalla massa indistinta dei trance si riconosce e si interrompe quello più evidente. Avendo la chiarezza di uno poi emerge quello sta sotto, o quello che l’ha preceduto temporalmente nella catena associativa.

A volte anche il riconoscimento di un singolo trance è sufficiente a far crollare tutto l’impianto. Se agli ingredienti di una torta togli la farina, cucinerai qualcosa che non sarà una torta, sarà qualcos’altro. Hai cambiato la ricetta perché hai tolto un ingrediente, cioè un trance. Nonostante questo cucinerai ancora qualcosa. Continui a togliere ingredienti finché non cucini più nulla, cioè finché sei in completa aderenza al momento presente e hai una operatività consapevole in tutti i meccanismi cognitivi funzionali.

Riconoscere gli inneschi

Tanto quanto è importante riconoscere e differenziare i vari tipi di trance che ti accadono, è importante anche riconoscere quale evento, situazione o circostanza dà il via al funzionamento automatico del trance.

Lo chiameremo innesco. Si tratta dell’interruttore che avvia il meccanismo reattivo del trance.

Originariamente l’evento innesco è molto specifico, legato alla situazione sopraffacente non integrata. Man mano che l’automatismo comincia a funzionare in modo indipendente, l’innesco diviene generalizzato sempre di più.

L’innesco del trance inizialmente è molto specifico, poi tende ad essere generalizzato a varie circostanze e eventi.

Facciamo un esempio banale e altamente semplificato. Se una bambina subisce un abuso da un uomo con la barba nera, quando entra poi in contatto con altri uomini con la barba nera, dentro di lei sono riattivati tutti i meccanismi difensivi che lei ha creato durante l’evento originale. Sono innescati i vari trance. Poi questo innesco può essere generalizzato, per cui ogni uomo che la bambina / adulta funge da innesco per i trance. La bambina non entra in relazione con gli uomini perché ogni uomo ormai è divenuto simbolicamente la persona che l’ha fatta soffrire.

Il meccanismo di generalizzazione ha questa dinamica:

  1. L’innesco è interiorizzato durante l’esperienza originale resistita.
  2.  L’innesco è resistito perché ha causato dolore o perché è minaccioso.
  3. La resistenza tiene attivo l’innesco interiormente.
  4. L’innesco resistito è proiettato esteriormente.
  5. L’innesco è generalizzato su molteplici contesti.

È importante, nel riconoscere gli inneschi dei trance ti accadono ora, compiere il percorso inverso di questo meccanismo di generalizzazione. Riconoscere l’innesco generalizzato e ricondurlo a qualcosa di sempre più specifico.

Anche qui, quello che ci interessa è il processo, non il contento. Non importa tanto il recupero globale dell’evento originale, bensì è importante riconoscere l’innesco specifico che – ora – dà il via al trance (o ai trance).

Recuperare il contesto inter-relazionale: la diade

Come abbiamo visto i trance sono creati in un contesto di tipo relazionale e poi sono interiorizzati: da inter-personali divengono intra-personali.

Quello che è mancato, nel momento della genesi del trance, è il riconoscimento dell’individuo consapevole da parte degli altri che erano in relazione con lui.

Il riconoscimento dell’individualità consapevole da parte di un altro individuo mantiene l’individuo nel presente della relazione. Di fronte ad un evento affrontato con questo tipo di riconoscimento, non si creano trance, perché l’individuo è tenuto qui e ora dalla consapevolezza dell’altro.

L’esperienza è vissuta e integrata, senza che lasci residui. L’ingrediente che sta all’origine del trance è la mancata relazione da individuo a individuo. La colla che tiene assieme i trance e li rende automatici è la mancanza di consapevolezza da parte di chi ha subito un evento senza essere ancorato dalla consapevolezza dell’altro.

Questo meccanismo, che può a prima vista suonare astratto e metafisico, è invece altamente concreto e operativo. È possibile utilizzarlo per integrare le esperienze sospese e per divenire consapevoli dei trance.

Il contesto inter-relazionale che è mancato durante la formazione del trance è il solvente che scioglie il trance nel presente.
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Due individui in relazione, uno di fronte all’altro, che si donano attenzione consapevole, da individuo a individuo. Uno parla e l’altro ascolta, con il fine di creare comprensione. È la diade relazionale, un potente strumento per la crescita della consapevolezza di sé e dell’altro.

Ricevere attenzione pura, in un ponte di relazione da individuo a individuo, ci ancora nel presente e ci consente di stare di fronte a quel sentire resistito, e poi di integrare il vissuto.

Comunicare il vissuto e sentirsi compresi dall’altro mette in atto il vero e proprio processo di differenziazione e integrazione.

Da leggere: La mindfulness nella diade relazionale

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Differenziare e integrare

Il lavoro con i trance è impegnativo ma molto efficace per l’emancipazione individuale. Riconoscere e disinnescare il funzionamento automatico dei trance permette di riacquisire pieno possesso delle funzioni cognitive funzionali, che stanno sul versante “non patologico” del continuum dei trance.

La regola d’oro, come in ogni processo di crescita in consapevolezza, è quella di differenziare e integrare. Detto in altro modo: trascendere e includere.

Il riconoscimento di un trance è il processo di differenziazione.

Da una massa indistinta di processi diviene evidente qualcosa di specifico. Finché è indistinto, non lo posso conoscere, non ne posso divenire consapevole. Nel momento in cui lo riconosco, lo vedo, e ne sono consapevole, non sono più io, ma è qualcosa che posso osservare, conoscere e modificare.

Se è in atto un processo automatico significa che esiste una identificazione con il processo. L’atto di riconoscere il processo e di divenirne consapevole ne smantella l’identificazione.

Inoltre diviene evidente anche che il trance era creato da me. C’è un riappropriarsi di quella funzione prima automatica. Questa è l’integrazione.

La funzione prima impiegata in modo inconsapevole e reattivo ora diviene operante secondo la volontà dell’individuo, viene integrata.

Prima di integrarla è però necessario differenziarla.

Pensare di integrare una funzione senza prima rompere l’identificazione con il processo automatico, significa mettere un altro strato di vernice: non funziona perché è una compensazione, e perché quello che sta sotto è più forte, più antico.

Prima di integrare una funzione cognitiva è necessario differenziarla interrompendo i processi automatizzati.

Come in tutti i processi di crescita, serve prima una parte de-costruttiva e poi una costruttiva. Non serve distruggere, non serve fare battaglie con la propria mente. È necessario però de-costruire.

L’atteggiamento più funzionale è quello di apertura e di curiosità nel ri-conoscere quali sono i processi con cui costruiamo la nostra realtà soggettiva.

Il fine è di emanciparsi, cioè di interrompere i processi automatici e di giungere alla fine dei trance (trance-end).

Proprio con questi due elementi, con la curiosità e con il fine di emanciparti, ti invito a iniziare questo splendido processo di auto-conoscenza.

Ti invito a condividere le tue scoperte e le tue conquiste, qui nei commenti o tramite i social. Sono fonti preziose di comprensione per tutti quelli che le leggono e anche per te che le condividi.


Bibliografia

Stephen Wolinsky – Trances people live
Silvano Brunelli – Nel labirinto della mente


Photo credit

Lenti occhiali: Redd Angelo
Occhio in trance: Karl Birrane
Diade relazionale: Saul Mozzi [Model: Greta Perotti]

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9 commenti su “I trance che le persone vivono”

  1. Da una parte una cosa, dall’altra un’altra: questo eterno conflitto che mi parla di quanto sia tutta un rammendo, divisa in me stessa. Stare ancorata al passato o proiettare nel futuro sono gingilli per la mente che non sta nel presente, eppure sapere questo non basta per interrompere il processo, questo perché dietro c’è qualcosa di antico, semplice e doloroso che ha fatto in modo che lo stare semplicemente nel presente non fosse più sopportabile. Lo scrivo mentre lo osservo in me stessa, osservo questo meccanismo “perverso” che prende forma in un luogo e in un tempo lontani e si alimenta e si riproduce in continuo, come armatura di difesa e di sopravvivenza. Ora forse non sarebbe più necessario, eppure quel salto nel vuoto presente, evoca sempre un’enorme paura. Cosa c’è, o meglio, chi c’è? Chi o cosa di così terribile devo incontrare? La terribile me stessa.
    La vita è stata ed è generosa con me, glielo riconosco: mi ha dato tutto e le sono presto grata. Allora, ritorniamo alla domanda di più sopra, cosa vado cercando? Cosa c’è nel presente di così terribile da non poterci stare? Cosa devo riconoscere e integrare? Dove esattamente mi sono persa?
    Ora c’è silenzio e nel silenzio c’è una quiete e nella quiete una solitudine e vuoto senza tempo, dove tutti questi giri di giostra sono osservati e non vissuti. Il punto è riuscire a scendere dalla giostra e allo stesso tempo continuarla a girare. Sembra impossibile, eppure a volte accade. Ma poi il vertice della giostra mi risucchia e sono di nuovo a girare e girare con lo stomaco che va su e giù, a volte le risa, a volte la nausea e si gira, si gira, si gira. Va veloce e sembra impossibile scendere!

    1. Ciao Michi, grazie per la tua condivisione molto profonda e che denota una spiccata sensibilità a quelle che sono le dinamiche del trance.
      Sciogliere questo meccanismo richiede molto tempo, ed un lavoro di presa di coscienza di tutto ciò che ti porta lontano dal presente. Chiedi “Cosa devo riconoscere e integrare?”…. proprio quello che sta sotto il meccanismo, come hai ben descritto nel tuo commento. Continua a sciogliere questi nodi, uno alla volta. Col tempo questo automatismo si placa. La tendenza mentale a metterlo in atto permane, ma non è più compulsiva, la riconosci proprio mentre si genera.

      1. Caro Agostino, grazie per la tua risposta e per l’incoraggiamento. Mi parli di tempo, ma di tempo non ce n’è più :-). Mi sento spoglia, misera e disillusa di fronte alla vanità di tutto ciò a cui la mente si aggrappa: un lavoro, un amore, un sogno, una convinzione, una storia, ecc. Davanti al dubbio e alla disillusione resto a mani vuote, come un bambino a cui si spezza il giocattolo. Percepisco un’incessante pressione a rendere adesso la capacità di essere pienamente chi sono, ad esprimermi e vivere solamente da lì, tutto il resto non ha più senso, svuota e rende vano il vivere. Riconosco la vulnerabilità umana e la accolgo, eppure il dolore esistenziale non cessa di essermi compagno. In chi sono c’è la risposta ad ogni cosa, l’abbandono e lo sciogliersi di tutti i nodi, lo percepisco come qualcosa che emerge e poi sommerge di nuovo. Solo ora che ho perso, posso lasciare a chi sono di vincere l’unica vera battaglia che conti. O così, oppure nulla.

        1. Michi il processo che descrivi è esattamente ciò che emerge quando hai rotto un trance. Cos’è la disillusione se non la fine di un trance che ipnotizzava la consapevolezza?
          Quello che resta è “chi sei tu”, aderente alla verità. Ti ritrovi sempre più vera e vulnerabile.
          Il dolore esistenziale che senti è l’emergere di ciò che stava sotto l’illusione. Proprio dal dolore non integrato si crea la tendenza della mente a creare spazi che ti tolgono dal qui ed ora.
          Quindi, seppur doloroso, è un processo di crescita assolutamente sano.
          È un continuo processo di individuazione.
          Il dolore ha avuto un inizio, ha quindi anche una fine. Quello che resta è senza inizio e senza fine.
          Hai tutta la mia stima e ti ringrazio infinitamente per la tua apertura nel condividere questo tuo vissuto.

  2. Complimenti per l’articolo.
    Penso di essere in trance in questo momento, è successa una cosa che mi ha fatto stare male e ora sto così. Non è la prima volta che mi succede ma boh non so come ne sono uscita le altre volte.
    Il punto è che se tolgo questa barriera so che proverò un’angoscia mortale e non mi sento di farlo. Grazie lo stesso

    1. Grazie per aver condiviso la tua esperienza.
      Hai centrato un punto importante: “so che se tolgo il trance proverò un’angoscia mortale”. Questo è proprio il meccanismo che tiene in piedi un trance. Fintanto che non si è disponibili a sentire e vivere pienamente quello che sta dietro il fenomeno, questo permane. Anche nel tempo può calare di intensità, ma resta attiva la barriera nei confronti del vissuto resistito.
      Un cosa importante, utile da ricordare, è l’importanza fondamentale di recuperare il contesto inter-relazionale, cioè di restare in relazione con un altro individuo in grado di donare comprensione. Questo è davvero in grado di fare la differenza nel velocizzare il processo.

      1. Non è semplice. Ad esempio adesso è passata quella sorta di “apatia” e ora è arrivata la fase in cui fantastico e rimuovo quello che è accaduto prima…penso che tutto si può risolvere quando non è così. Il punto è che mi piace ma non riesco a farmelo entrare in testa che non è reale. È davvero difficile razionalizzare anche se sto a contatto con un altro individuo…faccio fatica a ritornare alla realtà e forse quando ci ritorno non ci ritorno nemmeno completamente. È come se davvero rimuovessi delle parti…È come se mi trovassi in un loop…In ogni caso prima di leggere questo articolo non ci avevo dato un nome preciso…adesso riesco a capire più cose e inizio a capire che anche il mio fantasticare ha un nome specifico. Grazie

        1. Stai descrivendo perfettamente il processo, e anche i primi passaggi per interrompere il trance.
          Ci sono vari modi per fermare il trance e per entrare in contatto con il presente, ma uno che mi sento di consigliarti (dato che è subito applicabile e anche è scritto nell’articolo) è quello di creare consapevolmente, consciamente, intenzionalmente il fenomeno di trance profonda che sta già accadendo.
          Invece di resistere il processo, cercando di interromperlo… amplificalo, rinforzalo, fallo con intenzionalità.
          È un’indicazione contro-intuitiva ma è potentissima, perché va alla radice della questione: il trance è creato dalla mente, e l’individuo consapevole lo subisce, ne viene “ipnotizzato”.
          Creando intenzionalmente proprio quell’effetto non voluto, l’individuo si riappropria del processo creativo dello stato di trance, che prima era messo in atto dalla mente, e quindi il trance si interrompe.
          C’è bisogno di fare un po’ di pratica all’inizio, però è un sistema davvero efficace ;)

        2. Io non ci riesco. È come se non avessi nulla nella testa, non riesco a pensare o ad agire…vorrei solo dormire e basta.

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