Il processo integrativo della coscienza

Cosa significa integrare qualcosa nella coscienza? Comprendiamo i principi che stanno alla base del processo integrativo e definiamo i 10 domini dell'integrazione dell'essere umano.
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Cosa significa integrare qualcosa?

Si sente parlare spesso di “processo di integrazione” dando per scontato il suo significato, che a volte scontato non è.

E visto che l’integrazione – e i principi dell’integrazione – sta alla base del nostro benessere psicologico, fisico e anche relazionale, ci è molto utile comprenderne i concetti fondamentali.

Andiamo a comprendere in questo articolo cosa significa “integrare qualcosa” e come riconoscere questo processo all’opera.

Il modo più semplice per farti comprendere cosa significa integrazione è partire dal risultato finale e poi scomporre questo nei suoi elementi fondamentali.

Un esempio di integrazione: un coro di voci

Prendiamo un esempio di sistema integrato: immagina di ascoltare un coro. Un coro è la somma di più voci che si uniscono per cantare assieme una canzone.

Ma un bel coro, o meglio, una bella canzone, non emerge semplicemente ammassando casualmente un insieme di persone che cantano ognuna per conto suo. Il risultato sarà gradevole e armonico se le voci si integrano tra di loro.

Un coro armonico è il risultato della corretta integrazione di singole voci.

Singole voci che messe assieme danno origine a qualcosa di più grande della voce individuale. L’integrazione fa emergere qualcosa che prima non c’era, con delle qualità e delle proprietà che a livello della singola voce non esistono.

Ecco che possiamo usare questo esempio per vedere i due principi fondamentali dell’integrazione all’opera: sono la differenziazione e il collegamento.

Differenziare significa mantenere le peculiarità della singola voce. Le caratteristiche uniche che contraddistinguono il singolo componente del sistema sono conservate e valorizzate.

La singola voce mantiene il suo timbro e le sue caratteristiche peculiari, e mantenendo questa sua differenziazione viene connessa alle altre voci in un insieme coeso.

È un collegamento coordinato, non caotico, e funzionale, nel senso che serve ad uno scopo: “cantare la canzone” in questo esempio.

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Cosa significa integrazione

L’integrazione è -tecnicamente- il collegamento di parti differenziate in un insieme funzionale.

Oppure, detto in modo meno tecnico: il collegamento di elementi differenziati in un insieme coeso.

L’integrazione è un principio organizzativo fondamentale intrinseco alla vita: la nostra mente, il nostro organismo e le nostre relazioni soggiacciono tutte a questo processo. Ma non solo, è un principio pervasivo della realtà e dell’esistenza in cui siamo immersi.

Laddove l’integrazione è favorita, il risultato sarà benessere, equilibrio e armonia. Al contrario, quando l’integrazione è impedita, la risultante sarà una qualche forma di sofferenza, disequilibrio e disarmonia, sia nella mente, nel corpo fisico o nelle relazioni.

L’integrazione permette l’emergere di un sistema funzionale. Un sistema è funzionale quando è coordinato ed equilibrato.

Coordinato significa che le parti sono in interazione tra di loro e agiscono assieme, non in modo autonomo.

Equilibrato significa che gli elementi che costituiscono il sistema sono equivalenti, ovvero hanno lo stesso valore. Laddove l’enfasi viene posta temporaneamente su un elemento, si torna in breve tempo ad essere bilanciati.

Il coordinamento e l’equilibrio generano coerenza e armonia all’interno del sistema.

All’interno di un sistema integrato infatti il flusso di energia e informazioni è armonico e sinergico.

Tornando all’esempio del coro: ogni voce ha la sua particolare tonalità ma è in un flusso armonico con le altre voci (è differenziata e connessa).

L’integrazione crea sinergia tra le parti differenziate e connesse. Sinergia significa l’emergere di qualcosa di nuovo che è più della somma delle sue parti costituenti -come nel coro- e potenziamento reciproco dei singoli elementi.

Per coerenza infine si intende lo stato del sistema in cui funzioni diverse vengono attivate e collegate flessibilmente nel tempo.

Perché l’integrazione è così importante

Il processo integrativo è il nucleo centrale della salute mentale, fisica e relazionale. L’integrazione crea benessere, coerenza e armonia.

La capacità integrativa è fondamentale perché è alla base della resilienza, cioè la capacità di adattamento agli eventi stressanti.

L’integrazione è centrale nella nostra vita emozionale: le emozioni che viviamo infatti sono un riflesso del cambiamento nello stato di integrazione.

Quelle che vengono definite emozioni positive sono un riflesso dell’aumento dello stato di integrazione. La gioia, l’apertura, l’espansione e l’entusiasmo si manifestano in concomitanza con l’aumento dello stato di integrazione.

Viceversa una chiusura, che equivale a diminuzione della funzione integrativa, si manifesta con l’emergere di emozioni cosiddette negative. Le due componenti, emozioni e integrazione, sono una il riflesso dell’altra.

Un altro motivo per cui l’integrazione è così importante: l’integrazione è il processo attraverso il quale evolve la coscienza.

La coscienza si sviluppa in strutture sempre più complesse, in stadi sequenziali di sviluppo.

Massimizzare l’integrazione permette di salire la “scala” degli stadi di coscienza e di non lasciare componenti non integrati nel tragitto verso l’alto.

Strutture di coscienza - scala - scalatore - vista

Per approfondire » Strutture di coscienza

Differenziare Comp

Differenziare

Abbiamo definito l’integrazione come la differenziazione e il collegamento di più elementi in un insieme flessibile e coerente. Ma cosa vuol dire differenziare?

Differenziare vuol dire definire una parte rispetto al resto. Significa discriminare qualcosa da un insieme indistinto.

Da un mucchio, disordinato e confuso, estraggo e isolo un dato. Lo definisco nelle sue caratteristiche.

Differenziare qualcosa vuol dire segregarlo, nel senso di isolarlo dal resto. Una volta definito può poi essere collegato, e la somma di queste due azioni dà luogo all’integrazione.

La differenziazione può essere di tipo funzionale, temporale, oppure spaziale. Ovvero posso definire qualcosa in base a ciò che fa (la sua funzione), oppure in base al tempo o lo spazio in cui si trova.

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Collegare

Collegare significa connettere aree o funzioni separate e distinte, oppure elementi differenti tra di loro.

Il collegamento mantiene la differenziazione, non la elimina. Non è una omogeneizzazione, ma è una unione funzionale di più parti distinte.

Il collegamento avviene per risonanza, che è l’insieme delle interazioni tra due o più entità differenziate (e relativamente indipendenti) che si influenzano a vicenda.

Puzzle Integrazione Differenziazione

Differenziare e collegare: un esempio

Immagina di aprire una scatola di un puzzle e di stendere i suoi pezzi su un tavolo. Ti trovi davanti un mucchio di tessere confuso e caotico, indistinto.

Sono una serie di elementi non integrati tra di loro.

Fare un puzzle significa differenziare e collegare i suoi pezzi in un insieme armonico.

Significa prendere un singolo pezzo, e definirlo rispetto al resto (Differenziazione).

Fa parte del bordo? Di che colore è? Come si relaziona rispetto alle altre tessere? ecc…

Quando l’ho differenziato posso unirlo al resto mettendolo al suo posto (Collegamento).

L’insieme di tutti i pezzi differenziati e collegati tra di loro crea un insieme armonico e coeso, il mio bel puzzle completo.

Il puzzle però non è un sistema integrato

L’esempio del puzzle è utile per comprendere la differenziazione e il collegamento, ma risulta limitata per quanto riguarda l’integrazione, perché il puzzle non è un sistema integrato.

Perché? Per almeno tre motivi.

  • Perché un puzzle completato è un sistema chiuso, fisso, rigido.
    Un sistema integrato invece è aperto flessibile e si adatta ai cambiamenti di stato.
  • Perché l’esito di un puzzle è determinato a priori: qualcuno ha disegnato per te il quadro finale prima che tu assembli i pezzi.
    In un processo integrativo invece quello che emerge è completamente inedito: c’è una transizione di stato; emerge una nuova configurazione con proprietà e funzioni che prima dell’integrazione non esistevano.
  • Perché il puzzle necessita di un intervento esterno per essere realizzato.
    Il processo integrativo invece è una funzione della vita, è una proprietà intrinseca dei sistemi complessi. È come se le tessere del puzzle, mosse da una forza auto-organizzante, si sistemassero in modo autonomo nella loro configurazione ottimale. Questo è ciò che accade nel processo integrativo.
Equilibrio Comp

L’integrazione crea equilibrio e stabilità

L’integrazione permette ad un sistema di essere equilibrato e stabile. La stabilità è garantita sia dalla continuità che dalla flessibilità.

Continuità significa che gli elementi acquisiti precedentemente hanno una forza che li mantiene coesi nei vari cambiamenti di stato.

Flessibilità significa che il sistema è sensibile alle variazioni di stato e vi si adatta in modo funzionale.

Continuità e flessibilità sono le due caratteristiche che massimizzano la capacità di resilienza di un sistema. Un sistema correttamente integrato si adatta in modo flessibile a ciò che accade ma mantiene la sua coerenza intera in un equilibrio funzionale.

Confuso Comp

La mancata integrazione genera caos o rigidità

Non integrare qualcosa significa non differenziarlo, oppure differenziarlo ma isolarlo, senza connetterlo con il resto degli elementi che compongono il sistema di cui fa parte.

Una mancata integrazione porta a una condizione di rigidità o caos. Rigidità significa scarsa capacità di adattamento, fissità e poca elasticità nell’assorbire i cambiamenti.

Mentre caos significa disorganizzazione, incongruenza interna e incoerenza.

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Il flusso dell’integrazione

Queste due configurazioni si possono manifestare anche in alternanza tra loro, in modo oscillatorio (come a volte accade nelle malattie mentali).

L’integrazione è implicata in tutti i processi della vita. In particolare, qui stiamo portando l’attenzione alle sue dinamiche che concernono la mente, l’organismo, le relazioni e la coscienza. In questi ambiti esiste un processo psicologico importante da conoscere: la dissociazione, ovvero la mancata integrazione di contenuti mentali o di un evento vissuto.

La dissociazione

Quando un evento particolare, un forte vissuto emozionale o una parte di sé non vengono integrati nella coscienza viene a crearsi una dissociazione rispetto a questa parte. Una dissociazione è una mancata integrazione, qualcosa è mantenuto isolato dal resto degli elementi mentali.

Possiamo definire la dissociazione come una dis-associazione. La parte dissociata infatti è segregata e non connessa al resto.

Un elemento dissociato viene incapsulato, a livello psicologico, da un involucro di resistenza e viene segregato in uno spazio mentale inconscio.

Per approfondire » La dissociazione

Ombra Integrazione Dissociazione

L’ombra e il falso sé

L’evento, il ricordo, oppure il vissuto emozionale vengono così occultati alla consapevolezza ma non scompaiono. Restano attivi in una parte della mente inconscia. L’individuo, pur non potendo accedere direttamente alla parte dissociata (a causa dell’involucro di resistenza), ne subisce però gli effetti: è la cosiddetta ombra psicologica.

Viene chiamata ombra sia perché segue costantemente la persona senza che possa separarsene e anche perché incupisce la sua espressione che perde di brillantezza e di veridicità.

Infatti, il materiale psicologico dissociato tende ad aggregarsi in modo autonomo e dare forma ad una struttura inconscia complessa che agisce in modo autonomo e tramite una serie di automatismi reattivi: viene definito falso sé. Ecco che allora la dissociazione di più elementi diventa una frattura interiore tra una parte riconosciuta come (quello che viene considerato “io” o “me”) e quello che non è posseduto, ovvero le parti di sé rinnegate.

Queste parti tendono, tramite il meccanismo psicologico della proiezione, a venire estroflesse all’esterno.

Altri individui o situazioni infatti possono diventare un “gancio” per poter incollare le parti dissociate di sé. Ecco che allora quando è attivo questo meccanismo non vediamo più l’altro per quello che è, ma entriamo in relazione con la nostra ombra proiettata all’esterno.

Ma questo è certamente argomento per approfondimenti futuri. In questa sede mi interessa definire solo gli elementi essenziali del processo dissociativo, che -è utile sottolinearlo- non è altro che una mancata integrazione di qualcosa.

Per approfondire » L’integrazione dell’ombra

Mantenere la dissociazione

Restando in tema con quanto detto finora, possiamo definire questo principio: a livello psicologico quanto più sono numerose le parti di sé dissociate, tanto più persona manifesterà le due caratteristiche di una mancata integrazione: rigidità o caos.

La rigidità serve a mantenere ben segregate queste parti inconsce, a impedire che agiscano in modo incontrollato.

Il caos si manifesta invece quando la barriera di resistenza si allenta e i singoli elementi non integrati agiscono in modo autonomo e non coordinato.

Come già detto, le due configurazioni non si escludono, possono manifestarsi in modo alternato.

La rigidità infatti serve a mantenere attive le resistenze e consuma energia psichica. Quando l’energia mentale a disposizione è consumata la barriera psicologica si allenta e si manifesta la configurazione caotica, con tutte le conseguenze del caso.

Preso atto delle conseguenze del comportamento incontrollato, appena ritorna a disposizione energia psichica, questa viene investita nel rinforzare ancora di più la barriera psicologica con le sue resistenze. In questo modo si alimenta sempre di più la rigidità e la fissità mentale.

Le implicazioni del processo integrativo

Il processo integrativo è implicato in tutti gli ambiti della nostra vita: come abbiamo visto riguarda in modo peculiare il nostro mondo psicologico, il nostro modo di vivere gli eventi e di vivere le emozioni, è legato ai traumi e alla dissociazione mentale.

I principi dell’integrazione sono implicati nella vita relazionale, sia per quanto riguarda il vissuto dei nostri primi anni di vita dove si viene a formare il nostro senso di attaccamento (l’integrazione è messa in moto tramite processi diadici di risonanza e di reciproca con chi si prende cura del bambino), e anche nella vita adulta, dove tramite la relazione con l’altro possiamo accelerare il processo integrativo.

La relazione stessa inoltre può essere vista come l’incontro di due o più individui che cercano di integrare loro stessi in un sistema sovraordinato. (vedi La diade relazionale)

L’integrazione è implicata nel processo di comunicazione: la comprensione può essere vista come un processo integrativo che genera consapevolezza. (vedi il Paradigma della comprensione)

Ancora: l’integrazione è legata al respiro e alla respirazione, le due cose sono strettamente connesse e si influenzano reciprocamente. (vedi Respiro Circolare)

Compresi i meccanismi dell’integrazione li vedrai all’opera ovunque, perché stanno alla base di come funziona la vita stessa.

Domini Integrazione

I 10 domini dell’integrazione

Vediamo ora brevemente i 10 domini dell’integrazione, ovvero le aree della vita in cui agisce l’integrazione (saranno oggetto di approfondimenti futuri, qui mi interessa solo definirli).

1. Integrazione della coscienza

L’essere coscienti di qualcosa implica il processo del conoscere un oggetto: questo processo si compone di in un oggetto conosciuto, un soggetto che conosce, e il processo del conoscere. Integrare la coscienza significa prima discriminare e poi collegare flessibilmente queste tre parti: chi conosce (soggetto), il conoscere (il processo) e ciò che è conosciuto (l’oggetto).

Per approfondire » Esperienza diretta

2. Integrazione bilaterale

I nostri due emisferi cerebrali si sono specializzati in funzioni e modalità di elaborazione dell’esperienza diverse tra di loro. Un emisfero è più orientato al ricevere i segnali interni, l’altro è più orientato all’analisi e al ricevere input dall’esterno del corpo fisico, uno è specializzato nell’elaborare le emozioni e l’altro ha un funzionamento prevalentemente lineare, logico e “razionale”… e così via.

Integrazione bilaterale significa differenziare e poi collegare tra di loro queste diverse funzioni alimentando connessioni collaborative fra questi due modi di conoscenza basilari ma distinti.

3. Integrazione verticale

Il nostro sistema nervoso e in particolare il nostro cervello possiede una configurazione a “strati”, dove vari livelli di complessità manifestano proprietà diverse.

Semplificando molto: possediamo un cervello “primitivo” che si occupa delle funzioni vitali, un cervello “emotivo” che si occupa di elaborare le emozioni e di creare il sistema di attaccamento e possediamo la neocorteccia che permette di elaborare informazioni di secondo ordine.

Integrazione verticale significa differenziare e collegare queste diverse parti: cervello viscerale, tronco encefalico, sistema limbico e neocorteccia. Viene definita integrazione verticale perché queste strutture (e le loro funzioni) sono anatomicamente poste in una gerarchia che va dal basso verso l’alto.

Per approfondire » I primi 3 stadi di sviluppo

4. Integrazione della memoria

Integrazione della memoria significa rendere manifesti i ricordi non consapevoli e connetterli agli altri ricordi che danno forma alla memoria esplicita e autobiografica.

5. Integrazione degli stati

Per “stato” si intende la condizione in cui ti trovi in un determinato momento. Puoi trovarti per esempio in uno stato emotivo particolarmente aperto e su di giri o viceversa in uno stato di down. Integrare gli stati significa riconoscere questi stati, accoglierli connettendoli tra di loro. Per integrazione degli stati si intende anche la differenziazione e la reciproca connessione dei diversi stati di coscienza che viviamo come esseri umani.

Per approfondire » La straordinaria avventura tra gli stati di coscienza

6. Integrazione narrativa

Integrazione narrativa significa creare una narrazione coerente della storia della propria vita, integrando la spiegazione logica causa-effetto degli eventi con il proprio vissuto emotivo e affettivo nei confronti di essi.

7. Integrazione interpersonale

Integrazione interpersonale significa passare da un senso di “me” a un “noi”. Questo passaggio richiede la differenziazione di un sé individuale e la sua messa in rete con altri individui, mantenendo e rispettando le differenze individuali e creando il contesto per un reciproco riconoscimento.

Per approfondire » La diade relazionale

8. Integrazione temporale

Abbiamo la capacità di creare delle mappe temporali nella nostra mente, dove eventi si configurano sull’asse del tempo passato-presente-futuro. Integrazione temporale significa differenziare e connettere gli elementi o gli eventi sulla mappa temporale.

9. Integrazione del processo integrativo

Sembra un giro di parole ma non lo è. L’integrazione del processo integrativo emerge dopo che si hanno differenziato i vari domini dell’integrazione. Allora, proprio grazie alla dinamica dell’integrazione emerge una struttura sovraordinata, derivata dalla connessione di tutti i domini.

Emerge un processo integrativo che include tutti i domini in senso verticale e orizzontale, includendo anche il senso di identità personale, che non risulta più limitata a qualcosa di definito, ma si identifica con il processo stesso. Si scioglie così il vincolo di una identità limitata e l’identità si apre ad una condizione illimitata (dotata di infinite potenzialità di integrazione in quanto il processo è ora in grado di integrare in modo indifferenziato ogni oggetto “altro da sé”).

Per approfondire » Spettro evolutivo

10. Integrazione dell’Individualità Consapevole

L’individualità è ciò che siamo a livello fondamentale, essenziale. È l’essenza di ciò che siamo: un essere che è, e che sa di essere, e che non si riconosce come entità separata, ma come entità integrata nell’esistenza stessa (individuata e in relazione).

Integrare l’individualità consapevole passa attraverso il primo dominio che abbiamo visto (l’integrazione della coscienza, in cui si discrimina il processo conoscitivo soggetto-oggetto) e prosegue nell’oggettivizzare in modo ricorsivo il soggetto del conoscere. Detto in modo più semplice, significa rendere sempre più consapevole l’essere che sei, discriminando “chi conosce” da ciò che è conosciuto.

Per approfondire » Intensivo sull’Essere Consapevole

Una vita integrata

In conclusione di questo importante articolo ti invito a riconoscere il processo integrativo all’opera ovunque, attorno a te e in te. Ti invito ad aprirti a questo processo e a farne parte sempre di più.

Più ti apri al processo integrativo più ti rendi conto che è fondamentale all’esistenza stessa (fondamentale nel senso che ne è fondamento).

L’invito è quello di vivere sempre di più una vita integrata, in ogni sua dimensione. Questo permette di vivere una vita più in armonia con come le cose sono.

Citando Daniel Siegel:

“l’esito finale di una vita integrata è imparare ad essere flessibili e pienamente presenti, e a essere gentili e compassionevoli con gli altri e con noi stessi.”

Bibliografia

Daniel Siegel – Neurobiologia interpersonale
Gherardo Amadei – Come si ammala la mente
Silvano Brunelli – Teoria dell’essere I & II
Teoria dell’informazione integrata

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