La stanchezza come meccanismo di difesa

La stanchezza può essere usata come scusante o giustificazione per non esporsi oltre la propria zona di comfort e realizzare qualcosa di importante, che ci attira e che ci realizza, ma verso cui abbiamo delle resistenze.
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Hai mai sentito frasi di questo tipo?

“Vorrei iniziare questo progetto creativo che mi esprime un sacco, ma non riesco perché sono sempre stanca”.

“So che dovrei cercare un nuovo lavoro perché questo non mi realizza, ma non posso perché sono esausto”.

Magari hai sentito dire frasi così da un amico che ha condiviso una sua lamentela, oppure proprio tu hai detto questo in un momento di difficoltà.

Il mio lavoro a stretto contatto con le persone mi espone quotidianamente a frasi simili. Ho imparato con l’esperienza che ciò che si vede in superficie spesso è solo l’apparenza di qualcosa di più profondo.

Molte volte la stanchezza acquisisce un ruolo difensivo, ovvero viene usata dalla persona come subdola strategia di difesa.

Quando avviene questo aggancio inconscio, la stanchezza appare e viene comunicata come un problema, con una lamentela e presentandola come una difficoltà, ma al contempo si rivela essere una utile giustificazione per non fare qualcosa che inconsciamente non si vuole fare.

Questo crea una contrapposizione di forze che porta facilmente in uno stallo in cui non si procede né da una parte, né dall’altra.

Vediamo di comprendere meglio come funziona la stanchezza da questo punto di vista.

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Quando la stanchezza diventa una barriera

La stanchezza è un vissuto comune a tutti, fa parte dell’essere attivi e utilizzare le energie in un ciclo di carica e scarica.

Semplificando: nel “fare” il corpo consuma energia e genera il vissuto della stanchezza come segnale per indurci a riposare.

Ne ho parlato in modo approfondito qui: Come sciogliere la stanchezza con la respirazione.

Questo è assolutamente normale, e se accogliamo e sentiamo la stanchezza con consapevolezza, questa ci indica quando e come recuperare al meglio.

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La stanchezza non è una barriera, ma qualcosa che incontriamo nel procedere verso qualcosa, e che ci induce a riposare. Il recupero permette di recuperare e di procedere. Il riposo non è vissuto come una interruzione o una barriera, ma come parte integrante del percorso.

stanchezza difesa schemi 2

Si è portati a credere che quando la stanchezza superi una certa soglia, allora diventi una barriera. Non è così.

La stanchezza diventa una barriera quando interviene qualcosa nella tua relazione con la destinazione. È questo rapporto alterato che rende la stanchezza una barriera, non la sua entità, e accade proprio per intervento di meccanismi di difesa psicologici.

Possono essere due i motivi che innescano questo evento:

  1. Perdi la connessione con la destinazione (oppure non ne sei consapevole)
  2. Intervengono delle resistenze e delle paure nei confronti della realizzazione della destinazione.

Nel primo caso, la stanchezza può divenire una presenza costante che semplicemente serve ad alimentare l’inconsapevolezza.

stanchezza difesa schemi 3

Diventa un oggetto con cui ti tieni distratto per non rendere consapevole cosa vuoi veramente. Non c’è tempo ed energia per esprimere chi sei, perché non lo sai, o non hai le energie per scoprirlo (apparentemente).

In realtà le energie ci sarebbero, ma sono investite nel distrarsi, o nel tentare di combattere la stanchezza o semplicemente nel “tirare avanti”, invece che essere direzionate nel conoscere ed esprimere sé stessi.

Nel secondo caso, la stanchezza diventa una giustificazione per il non riuscire a procedere verso la destinazione.

L’equazione che si viene a creare è questa:

[Non posso, non riesco] + [stanchezza]

Apparentemente è una giustificazione legittima, e per certi versi oggettiva. Ma quando la situazione diventa cronica, indagando si scopre che dietro quel “non posso, non riesco”, c’è molto altro.

Possiamo riscrivere l’equazione sopra in questo modo:

[Non voglio, ho paura di] (inconscio) + [Stanchezza]

stanchezza difesa schemi 5

Ecco che la stanchezza diventa una protezione che la persona usa per non fare, per non agire.

C’è ancora una connessione con la destinazione, ma con una contrapposizione di forze: una parte vuole, l’altra rema contro (e la stanchezza viene messa proprio a servizio di questa parte).

stanchezza difesa schemi 4

Voglio e non voglio

Quanto più è forte la paura di realizzare la destinazione, e la resistenza ad essa (non voglio), tanto più sarà forte la giustificazione agganciata alla stanchezza (non posso, non riesco).

Il punto chiave è comprendere che una parte è consapevole, l’altra no. Il voglio è consapevole, il non voglio è inconscio, ma entrambe queste forze sono auto-generate.

Non sono forze esterne a noi, sono spinte contrapposte che abitano la nostra interiorità.

La stanchezza diventa in questo modo una protezione che la persona usa per “non fare”, per questo l’ho definita meccanismo difensivo. Non volendo fare, o avendo paura di realizzare la meta, si aggrappa alla stanchezza, che diventa così una protezione.

A parole si dice una cosa, ma nella concretezza si agisce al contrario.

La stanchezza viene in questo modo sia subita che generata. Si sente di subire la stanchezza, perché è un peso che si fatica a lasciare andare. Al contempo si è fortemente aggrappati alla stanchezza, perché ha una utilità inconscia, un “guadagno nascosto.”

L’esperienza dice che fintanto che non si svela il guadagno nascosto, il meccanismo resta attivo.

Il falso guadagno

Finché non si svela il guadagno nascosto, la persona troverà sempre un motivo per stancarsi e “non fare”, ovvero non procedere verso la destinazione.

Quando accompagno le persone a svelare il “guadagno nascosto”, la prima reazione è sempre di stizza: “guadagno? Questa cosa mi crea difficoltà, non ci guadagno nulla!”

Questa è una reazione tipica e comprensibile, e in parte vera. Il “guadagno” è un guadagno per la mente inconscia e i suoi meccanismi difensivi, che usano questa dinamica per proteggersi.

Per la nostra parte consapevole è sempre un falso guadagno: ogni meccanismo difensivo si rivela sempre essere una perdita.

È una realizzazione dura da digerire, ma indispensabile per uscire da questo circolo vizioso. 

La stanchezza ha questo “guadagno nascosto”: protegge la persona dall’esporsi nel realizzare il suo autentico progetto di vita.

È paradossale, ma quando si va alla radice dei meccanismi di difesa, si trova questo.

Temere la luce

C’è una frase bellissima di una poesia di Marianne Williamson che adoro perché esprime in poche parole una verità molto profonda:

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda
è di essere potenti oltre ogni limite.
È la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.

Se vuoi leggere l’intera poesia, la trovi qui.

Condivido questo punto di vista. Andando in profondità nell’inconscio e nei suoi meccanismi di difesa, è proprio ciò che viene svelato.

Quando la stanchezza si è cronicizzata ed è diventata un meccanismo difensivo, scavando si scopre questo: la stanchezza viene usata come protezione per non esporsi verso la propria auto-realizzazione.

La cosa particolare è che tendenzialmente per realizzare dei progetti auto-realizzanti, è richiesto un grande impegno. La vita pone la nostra realizzazione sempre fuori dalla zona di comfort.

Grande impegno significa che molto spesso si incontrerà la fatica nel percorso, per cui se interviene il meccanismo inconscio che abbiamo visto, è molto facile usare la stanchezza come giustificazione, perché è quella più accessibile, pronta e subito a disposizione, servita su un piatto d’argento.

Associato alla paura di brillare e realizzarsi c’è quasi sempre un altro meccanismo inconscio limitante: la percezione del non meritare.

Non meritare

Abbiamo in noi una percezione interiore soggettiva che ci indica quanto sentiamo di meritare. Lo percepiamo come un senso di merito, opposto al senso di colpa. Tanto più ti senti in colpa, tanto meno ti senti meritevole, e viceversa.

Immaginiamolo come un termometro che indica quanto sentiamo di essere meritevoli di ricevere e di brillare nella vita. Questo termometro ti indica quando fermarti nell’esprimere e realizzare te stesso, quanta luce sei in grado di tollerare prima di entrare in allarme e bloccarti.

È una percezione soggettiva e prevalentemente inconscia, per questo a poco servono le affermazioni positive come il ripetersi “io valgo” davanti allo specchio. Essendo un parametro registrato nell’inconscio, verrà scalfito in minima parte da queste affermazioni.

Non entriamo qui nel dettaglio di questo meccanismo, per questo ti rimando ai corsi dedicati.

La cosa importante da comprendere è il collegamento tra il senso di merito e il meccanismo di difesa della stanchezza.

Per lasciare andare la stanchezza cronicizzata serve abbandonare la paura di realizzare sé stessi, ma non la lascerai andare se non senti di meritare di realizzarti.

Il senso di colpa tiene tutto bloccato e ti impedisce di sciogliere la barriera della stanchezza, per quanto tu lo voglia.

Il punto che tengo a sottolineare qui è che per abbandonare la stanchezza hai bisogno di acquisire merito, di sentire non solo che puoi vivere senza stanchezza, ma che meriti di vivere in questo modo e di realizzare le tue mete auto-realizzanti.

Se manca il senso di merito, ovvero ti senti in colpa e senti interiormente di non meritare, le azioni che farai per contrastare la stanchezza ti faranno fare un passo avanti e uno indietro.

Ti sottolineo ancora che siamo sempre noi a fare tutto, solo che una parte è consapevole, l’altra no. Per questo è fondamentale prendersi una responsabilità sempre maggiore e uscire fuori dal vittimismo.

Responsabilità

Per uscire dalla dinamica della stanchezza come meccanismo di difesa, serve essere attivi nei confronti di essa. Invece di subirla in modo passivo, serve prendere posizione attivamente.

Essere attivi nei confronti della stanchezza vuol dire prendersi la responsabilità di rispondere ad essa.

La stanchezza è un vissuto naturale e legittimo, non va considerata sbagliata. Quello che va riconosciuto è il proprio ruolo attivo nell’usare il vissuto della stanchezza come strategia, con un secondo fine, e prendersi la responsabilità di questo.

Come vivi la stanchezza? Come la tratti? E soprattutto… a cosa ti serve?

È necessario essere onesti con sé stessi, e svelare il guadagno nascosto. Solo svelando il guadagno nascosto si può sciogliere il meccanismo.

Il guadagno nascosto svelato deve diventare poi una presa di posizione e una assunzione di responsabilità.

Per approfondire >>> La scala della responsabilità

Come sciogliere il meccanismo difensivo della stanchezza

Vediamo di riassumere in uno schema semplice e in alcuni passaggi definiti quanto detto per uscire fuori dal meccanismo difensivo della stanchezza come barriera.

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Il primo passo è avere un orientamento nella vita. Se non sai chi sei, non hai idea di cosa è per te auto-realizzante, resti fermo nella condizione di distrazione, svago vuoto e di falsi problemi.

Solo con la chiarezza di te stesso puoi dare una direzione alle tue azioni.

Ti invito quindi come primo passo a conoscere te stesso e a trovare il tuo orientamento nella vita.

Il secondo step è riconoscere la barriera della stanchezza come tale, come una strategia che tu hai usato con un secondo fine. Pur lamentandoti di essa, in fondo è stata utile per uno scopo: ti ha protetto dall’esporti verso qualcosa che temevi. Svela questo guadagno nascosto e prenditi la responsabilità di avere agito in questo modo.

Sii disposto a lasciare andare la difesa della stanchezza: prendi posizione e scegli di “giocare un altro gioco”.

Prendi atto che dietro il “non posso” c’è un “non voglio”, oppure un “ho paura di…” (3)

Accogli questo timore e queste resistenze, sono parti di te, che vanno rese consapevoli e accolte in piena accettazione. Sono emozioni messe in ombra importanti e la loro accettazione con un pieno sentire è la chiave per andare oltre la stanchezza. Solo accettando la paura e la resistenza, sentendole pienamente e prendendone la piena responsabilità, puoi fare i passi per superare la barriera della stanchezza. (4)

Una precisazione importante: superare la barriera della stanchezza non significa che non ti stancherai mai più, che non incontrerai mai più questo vissuto. Significa che quando lo incontri lo tratti non usandolo come scusante, e lo affronti recuperando, con il riposo o con quello che serve per andare oltre.

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Cambia come vivi e tratti la stanchezza: la percezione è di non essere ostacolato da essa, ma che è qualcosa che incontri in modo del tutto naturale nel tuo cammino di auto-realizzazione.

Stanchezza e fatica: energia investita che genera valore

Quando hai sciolto il meccanismo difensivo della stanchezza e hai un orientamento consapevole, la fatica e la stanchezza che incontri diventano un segno positivo di energie spese nella giusta direzione.

Quando cammini sul tuo sentiero, la fatica di camminare fa parte integrante del percorso stesso. Nella meta c’è la risoluzione della fatica spesa durante il cammino, e tanto più questo è stato impegnativo, tanto maggiore sarà la soddisfazione e la gratificazione auto-realizzante.

La stanchezza che sei disposto ad affrontare dà il valore a ciò che vivi.

Te lo spiego con un esempio, derivato dalla mia esperienza in montagna. Vivo in un luogo alpino, e l’arrampicata e l’alpinismo per me sono sia una passione che grandi insegnanti per apprendere principi di vita da applicare anche a contesti completamente diversi.

Per salire sulle cime bisogna camminare o arrampicare, spesso su percorsi impegnativi e lunghi. Se hai già avuto esperienze di questo tipo ti puoi rendere conto facilmente che la soddisfazione di arrivare in cima è proporzionale all’impegno che tu hai messo nel tragitto.

Immagina questa scena: due persone si incontrano in vetta.

Uno ha preso l’elicottero, è arrivato in cima in 5 minuti, bello riposato e fresco come una rosa.

L’altro ha camminato, sudato, scalato… e si trovano in cima assieme.

Vedono lo stesso panorama mozzafiato. Esteriormente il contesto non cambia, si trovano nello stesso luogo.

Ma interiormente? Quale dei due sarà più soddisfatto? Quale assaporerà quello sguardo come un momento magico, di apice e di coronamento? La risposta è ovvia e non serve approfondire.

Questo esempio per darti un messaggio importante: se stai procedendo con chiarezza nel cammino della tua vita, incontrerai la fatica e anche la stanchezza, ma non solo non ti ostacoleranno, ma daranno valore al tuo impegno.

Supera la stanchezza

Sia in questo articolo che nel precedente ti ho dato una serie di spunti per comprendere alcune dinamiche fondamentali legate alla stanchezza. Come vedi l’argomento è molto vasto, e permettimi di dire che quello che abbiamo visto qui è solo la punta dell’iceberg.

Sappiamo bene che la comprensione e la consapevolezza sono il primo passo, ma poi per tradurre questa comprensione in qualità di vita serve calare questa comprensione nella propria realtà, comprendendo come funzioniamo noi, prendere posizione e agire.

Ti invito ad agire concretamente in questa direzione, ad ambire ad una vita dove la stanchezza che incontri non rappresenta un ostacolo, dove hai le abilità per affrontarla e esserne libero.

Due sono gli strumenti che ti consiglio per passare dalla teoria alla pratica:

  1. L’incontro dedicato alla “Stanchezza e malattia” del corso Abilità nella vita, che si tiene nel weekend del 17-18 settembre (può essere frequentato anche online).
  2. Il corso di Respiro Circolare, che ha lo scopo di liberare il respiro dai suoi condizionamenti e accendere l’energia vitale. I prossimi corsi di gruppo in partenza sono il 12 e il 20 settembre, il calendario lo trovi qui. I percorsi individuali invece sono sempre accessibili su appuntamento.

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