Affrontare la crisi

La crisi è una transizione, un cambio di stato tra due due condizioni differenti. Una rottura tra un prima e un dopo. Come affrontarla al meglio?
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Il periodo che collettivamente stiamo attraversando sta avendo un fortissimo impatto sulla vita di tutti.

Tutti veniamo coinvolti: qualcuno più direttamente e in modo più duro, altri in modo indiretto e più blando, ma nessuno è escluso da quello che sta succedendo in Italia o nel mondo. È sempre così, questa è una verità sempre presente.

Siamo interconnessi e interdipendenti. Nei momenti di crisi questa verità diventa semplicemente più evidente.

Il primo effetto della situazione, immediato, è che c’è una modifica radicale della quotidianità di tutti e delle nostre relazioni, e questo scuote le fondamenta della nostra sicurezza di oggi e anche quella del domani. Quando i nostri riferimenti saltano c’è una risposta di allerta, si accende un allarme.

Ecco allora che il primo punto su cui portare l’attenzione è la consapevolezza. Abbiamo bisogno di essere maggiormente consapevoli della nostra risposta agli eventi.

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L’ignoto

Quando tutti i riferimenti e le certezze sono messi in discussione la situazione si apre a un grosso ignoto: non c’è certezza né di quanto durerà questa transizione importante né di quello che sarà dopo.

L’ignoto tende a creare, per sua natura, una risposta viscerale legata alla conservazione, alla sopravvivenza.

È una risposta legittima, addirittura fisiologica, legata al nostro istinto ancestrale di auto-conservazione. Se senti questo scossone interiore, è assolutamente normale, va riconosciuto e accolto. Se lo percepisci, non fare finta che non ci sia. Accoglilo completamente perché ha molto da dirti. Accoglierlo vuol dire lasciargli spazio, esserne consapevole.

Se lo prendi in te ti puoi accorgere che può diventare qualcos’altro, una risposta consapevole. Una risposta che prende in considerazione anche il contesto, che vede oltre quello che c’è nell’immediato.

Se l’istinto di sopravvivenza è l’unico agente delle nostre azioni, ecco che precipitiamo in una condizione di allarmismo, di panico, come è successo inizialmente: tutti al supermercato a riempire i carrelli, una cosa inutile perché non c’è un reale pericolo di mancato rifornimento alimentare.

Quindi, il punto di partenza è renderti consapevole di cosa muove in te la situazione attuale e agire con consapevolezza.

La risposta istintiva ed emotiva va accolta e inclusa in un’azione consapevole.

Esiste uno strumento che veicola l’apertura e l’accoglienza delle emozioni: il respiro. Aiutati con una respirazione profonda e connessa nel gestire correttamente ciò che provi.

Per approfondire: La respirazione e le emozioni

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La crisi

Tenere la consapevolezza su ciò che si muove in te e sulla tua risposta istintiva ed emotiva è dunque la base corretta per affrontare in modo adeguato questa crisi (perché di questo si tratta, chiamiamola con il suo nome).

La parola crisi tende a spaventare, vorremmo girarci intorno con spirito di conservazione, ma si tratta nella sua essenza di una fase di transizione (crisi significa appunto nella sua etimologia greca “scelta, decisione, discernimento”, e si manifesta come una separazione o una rottura tra un prima e un dopo.)

Un passaggio di trasformazione dunque, da affrontare in modo consapevole per veicolare la trasformazione in una direzione di crescita.

Mi sento darti alcuni elementi essenziali riguardo la crisi, a mio avviso utili a tutti in questa fase.

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2 tipi di crisi

Le crisi non sono tutte uguali. Esistono due tipi di crisi.

Una la possiamo definire “crisi di crescita”, e deriva da azioni e gesti compiuti in una direzione ben precisa, in cui sei consapevole della direzione in cui stai andando prima di entrare in crisi.

Esempio: ti metti a dieta e dopo una settimana entri in crisi perché fatichi a sostenere il processo di restringimento calorico.

Un secondo tipo di crisi (ricordati…”trasformazione”) è la crisi imposta dall’esterno. È un cambiamento non voluto, non desiderato. Non l’hai scelto inizialmente, non deriva necessariamente da una tua scelta, ma c’è… accade.

Esempio: la ditta dove lavori fallisce e ti trovi disoccupato.

Entrambi gli eventi portano a una crisi, cioè a un cambiamento, a una trasformazione.

Apparentemente sembra che solo il primo tipo di crisi sia positivo, perché sappiamo cosa l’ha innescato, un’intenzione al miglioramento, e sappiamo benissimo che se superiamo la crisi della dieta ci troviamo con una condizione migliore di quella di partenza.

Nel secondo caso invece non è così, ovvero non è scontato che di fronte a un evento di questo tipo si aprano spiragli di crescita. Non essendo voluta, questo secondo tipo di crisi può aprire a un decadimento della condizione iniziale.

Tutto dipende da come viene affrontata la trasformazione in atto.

In questo ci è di aiuto conoscere come funziona la crisi, che cos’è, da quali principi è regolata.

Sono molte le dinamiche legate alla crisi, ma ci tengo a condividerne in questo articolo alcune fondamentali e utili nella nostra situazione attuale.

Per approfondire: Superare la crisi

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La natura della crisi

Un punto importante da cui partire è questo: riconoscere la natura della crisi. Che cos’è una crisi? Abbiamo detto una trasformazione, certo, ma non è solo questo.

Una crisi è -per definizione- una situazione o un evento in cui non hai certezza di riuscire.

Se non ci fosse questa sensazione viscerale di incertezza non la chiameremmo crisi, la chiameremmo in un altro modo… semplicemente un evento ordinario.

Ciò che accade quando siamo in crisi è che, proprio perché sentiamo di non riuscire, perdiamo di vista la nostra meta, quello che volevamo ottenere. Scompare dalla nostra consapevolezza.

Nell’esempio della dieta… quando sono in crisi mi dimentico del perché inizialmente mi ero messo a dieta, di cosa volevo ottenere, e apro il frigorifero.

Affrontare il primo tipo di crisi

Ecco che nel momento clou della crisi (il primo tipo di crisi, quella “scelta”) è indispensabile fare due passaggi: 

  1. Riconoscere la difficoltà e ammettere di essere in crisi
  2. Riconnettersi al fine, alla motivazione iniziale.
  3. Questo permette di tenere in mezzo alla difficoltà perseguendo l’azione di crescita iniziale fino ad ottenere l’esito desiderato.

In questo ci è di estremo aiuto un sostegno amorevole esterno di qualcuno che ci ricorda quello che inizialmente volevamo ottenere quando abbiamo intrapreso quella direzione.

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Affrontare il secondo tipo di crisi

Nel secondo tipo di crisi, quelle imposte da eventi esterni, serve invece agire in modo diverso. Perché quando la crisi arriva da fuori la meta inizialmente non c’è, oppure c’era… ma era un’altra! 

Non hai voluto quel cambiamento, ti è stato imposto dalla vita. Non volevi essere licenziato, ma la ditta è fallita.

Allora l’approccio nell’affrontare la crisi in questi casi è diverso e si fonda su 4 cardini:

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1) Accetta ciò che accade

Non l’hai voluto, ma è successo. Qualcosa c’è, esiste, anche se è indesiderato.

Negare, arrabbiarsi, incolpare, lamentarsi, mettere la testa sotto la sabbia… ecc. non fa altro che farti perdere energia e potere di azione, cioè capacità di agire

Accettare non vuol dire subire, ma vuol dire stare di fronte a quello che c’è, essere disposti a interagire con questo (per il semplice fatto che esiste).
Silvana Tiani Brunelli
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L’accettazione è apertura, accoglienza, ed è una forza attiva, non è passiva. È un’attenzione direzionata ad interagire con quello che c’è, con la situazione in cui ti trovi.

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2) Trova la meta: cosa vuoi ottenere?

Nella situazione di crisi globale in cui ci troviamo, a tutti è imposto di ripianificare le proprie  intenzioni

Non subire questo evento: origina altre intenzioni con quello che c’è.

Non puoi andare al lavoro? Prendi il tempo per stare in famiglia e per coltivare le tue relazioni.

E te lo dico perché anche io in prima persona mi trovo coinvolto in questa situazione: tutte le mie conferenze e i corsi pianificati sono stati annullati, e chissà quando potrò riprenderli. 

Lavora da casa, se puoi. Trova il tuo modo per rispondere a questa situazione.

Per molti potrebbe voler dire semplicemente fermarsi e prendere finalmente del tempo per sé. 

Non puoi andare alla lezione di yoga? Inizia a praticare a casa, connettiti via web con il tuo insegnante e pratica a distanza.

Non puoi andare al corso di formazione a cui tenevi tanto? Studia da casa, guarda un videocorso.

Le possibilità e le potenzialità del nostro tempo sono davvero enormi. Basta allargare lo sguardo e possiamo trovare alternative costruttive e positive.

Questa indicazione, di trovare una meta, è valida sia nel riguardo delle piccole azioni, ma soprattutto a livello più ampio per l’intera fase in cui ci troviamo: 

Cosa vuoi ottenere da questa fase di trasformazione?

Come può questa crisi globale cambiare in meglio la tua vita?

La situazione ci sta mettendo di fronte, a livello collettivo, ad alcuni limiti del modello sociale e culturale in cui abbiamo vissuto finora.

Ci sta imponendo di fermarci. Ci sta dicendo che dobbiamo stare uniti con un intento comune. Ci apriamo a una trasformazione importante, ed è una sfida per l’umanità… l’esito non è per nulla scontato.

A livello individuale, a mio avviso, è un invito al ritorno all’essenziale.

Ognuno è chiamato a scoprire il significato personale di questa crisi, così come il significato globale.

Quello che possiamo fare è lasciarci guidare dai nostri valori, ovvero da ciò che riteniamo importante.

Quando tutto il superfluo salta, cosa resta? Dove va la tua attenzione? Ecco che le cose importanti della vita si svelano.

Questa crisi, questo stop forzato, ci permette di riconnetterci con ciò che è veramente importante per noi.

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3) Fai il meglio che puoi con quello che hai

A volte sembra che quando abbiamo delle limitazioni non possiamo ottenere il meglio di quello che vorremmo. Esistono numerose ricerche che dicono esattamente l’opposto, tanto da portare le persone ad auto-imporsi delle limitazioni per poter essere più creative e produttive.

Tieni in mente questo principio importante:

un limite non limita la tua creatività. Un limite è semplicemente una zona di confine che definisce gli elementi in gioco.

Un limite non limita la tua creatività. Un limite è semplicemente una zona di confine che definisce gli elementi in gioco.

Cosa puoi fare con quello che hai a disposizione?

Essere consapevole dei limiti permette di definire gli elementi in gioco e di combinare questi elementi in modo creativo.

Non essere consapevole dei limiti apparentemente sembra un vantaggio… in realtà non avendo definito quello che c’è, la creatività è depotenziata, perché non ha i “mattoncini” da combinare.

Davvero, i limiti -imposti o autoimposti- sono una fucina per la creatività (che non ha limiti, ma usa i limiti per creare).

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4) Fiducia

La fiducia non può essere imposta dall’esterno, non si genera continuando a ripetersi frasi mentali positive.

La fiducia la puoi solo trovare dentro di te, nella consapevolezza di te stesso.

Accogli quello che sta accadendo, sii consapevole di te e trova il tuo centro, quello spazio intoccato da tutto, quel contenitore più grande che contiene tutto. Lì origina la vera fiducia.

Con fiducia possiamo affrontare uniti questa trasformazione e trovare assieme una strada verso una condizione migliore per tutti.

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Rispondere con responsabilità

Un’ultima cosa, importantissima, riguardo il confronto con la crisi e le trasformazioni: il recupero del proprio potere di azione.

Ricorda che…

ogni volta che proiettiamo la responsabilità di quello che ci accade a qualcosa di esterno, o qualcun altro, stiamo perdendo potere di azione, cioè capacità di agire.

Proiettare vuol dire accusare, incolpare, lamentarsi, criticare… tutte queste azioni le facciamo per scaricare una tensione, ma sono inutili, indeboliscono le tue azioni nella situazione in cui ti trovi, già difficile di per sé.

Ecco che un punto fondamentale è il recupero della propria responsabilità, cioè della capacità di agire e di rispondere.

Non hai scelto di trovarti di questa situazione, ma sei chiamato ora a scegliere. Scegliere che cosa? Scegliere di rispondere in modo responsabile e consapevole.

Ognuno è chiamato a fare la sua parte. Se ognuno, in coscienza e con responsabilità, agisce al meglio, abbiamo la possibilità di trasformare questa crisi proprio in quello di cui avevamo bisogno: una transizione verso un mondo migliore.

Per approfondire: Scegliere


Bibliografia

Silvano Brunelli – La mia vita

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