I grandi tre: le tre prospettive fondamentali

Come si è arrivati a definire queste prospettive come dimensioni dell’individualità cosciente? Analizzando il linguaggio nella sua universalità.

Prospettiva in prima, seconda e terza persona

Tutte le lingue principalmente conosciute possiedono i pronomi di 1ª persona, 2ª persona e di 3ª persona. Ognuno di essi fa riferimento ad una prospettiva che l’individuo è in grado di prendere su qualcosa, qualsiasi cosa esistente. Ogni cosa esistente può essere esperita da diverse prospettive.

La prospettiva in prima persona fa riferimento a “la persona che sta parlando”, e include i pronomi io, me, mio (se singolare) e noi, nostro (se plurale).

La prospettiva in seconda persona si riferisce a “la persona a cui si sta parlando”, e include i pronomi come tu e voi.

La prospettiva in terza persona si riferisce a “la persona o la cosa di cui si sta parlando”, tramite i pronomi egli, lui, ella, lei, sua, essi, loro, esso, ciò.

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Ogni cosa esistente può essere esperita da diverse prospettive.

Un esempio: se in questo momento sto parlando a te del sito essereintegrale.com,

  • io si riferisce alla prospettiva in prima persona, quella di chi sta parlando,
  • tu (dal mio punto di vista) sei la prospettiva in seconda persona,
  • e il sito –esso–  (l’oggetto a cui mi sto riferendo) appartiene alla prospettiva in terza persona.

Noi

Aggiungiamo un altro tassello: se io e te stiamo parlando e comunicando, possiamo indicare questo processo usando la parola noi (ad esempio: “noi ci stiamo capendo”). Noi si riferisce tecnicamente alla prima persona plurale, ma nel processo comunicativo, la mia prima persona e la tua seconda persona formano questo noi. Di conseguenza la prospettiva in seconda persona è spesso indicata come tu/noi, o semplicemente noi.

Possiamo quindi semplificare la prospettiva in prima, seconda e terza persona con Io, Noi, Esso.

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Queste tre prospettive primordiali vanno a comporre le dimensioni fondamentali dell’esperienza.

Verità oggettiva, soggettiva e intersoggettiva

Andando ad analizzare le principali lingue esistenti sul pianeta possiamo osservare che queste dimensioni, in quanto universalmente riconosciute, hanno storicamente portato alla luce elementi filosofici ben distinti e transculturali.

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  • La prospettiva in prima persona si riferisce all’io, il sé e l’auto-espressione, l’arte e l’estetica, e quindi alla Bellezza (VERITÀ SOGGETTIVA).
  • Quella in seconda persona (tu/noi) si riferisce alla Bontà, ovvero al modo in cui noi – io e te – ci trattiamo reciprocamente, e quindi ai principi etici che intervengono in questa interazione, si tratta quindi di una VERITÀ INTER-SOGGETTIVA.
  • La prospettiva in terza persona (esso) si riferisce alla VERITÀ OGGETTIVA, investigata dalle scienze.

Le tre prospettive io, noi ed esso sono dimensioni di esperienza universali e sono state indicate storicamente dai vari filosofi con diverse definizioni. Ognuno di loro aveva intuito questa differenziazione ontologica.

  • sé, cultura, natura
  • bellezza, bontà, verità [PLATONE]
  • arte, morale e scienza [KANT]
  • episteme, phronesis, techne [ARISTOTELE]
  • sincerità, giustezza, verità [HABERMAS]
  • buddha, sangha, dharma [BUDDHISMO]
  • mondo 2, mondo 1, mondo 3 [POPPER]
Grandi tre Prospettive - Natura - Sé - Cultura

La considerazione importante che emerge da questa riflessione è che ogni evento nel mondo manifesto possiede tutte e tre queste dimensioni/prospettive. Si può osservare ogni evento dal punto di vista di un io (come mi sento e come vedo personalmente l’evento), di un noi (non solamente come lo vedo io, ma come lo vediamo io e te assieme), e come un esso (come fatto o evento oggettivo).

La verità soggettivamente assoluta

Fin qui abbiamo visto dimensioni/prospettive che, seppur inseparabili tra di loro, sono irriducibili una all’altra. Significa che ognuna ha una propria esistenza relativa. Sottolineo che una dimensione non è un “contenitore”, una scatola che contiene qualcosa. Ogni cosa esistente può essere esperita da ognuna di queste prospettive, ed esistono sempre, contemporaneamente, tutte e tre.

Che cosa unifica questa apparente frammentazione? La dimensione dell’essere consapevole.

La sostanza della consapevolezza è semplicemente essere, privo di attributi e connotati. Per questo motivo l’essere può assumere e diventare qualsiasi cosa. La consapevolezza – muta – è percepita soggettivamente come uno spazio vuoto, infinito, assoluto, indefinito, senza forma né confini. 

Questa dimensione può essere definita Soggettivamente Assoluta. Assoluta, perché va oltre ogni apparente frammentazione. Soggettiva, perché può essere esperita soggettivamente dall’individuo consapevole.

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La dimensione dell’essere consapevole unifica ogni apparente frammentazione.

Dai grandi tre ai quattro quadranti

Un semplice passaggio permette di passare dalle tre prospettive ai quattro quadranti: la prospettiva in terza persona viene divisa nella sua componente singolare (esso) e plurale (essi).

I Grandi tre diventano i Quattro quadranti: l’interiore e l’esteriore dell’individuale e del collettivo. Non si tratta di due interpretazioni differenti, perché a livello fondamentale questi due modelli coincidono, e sono dunque interscambiabili. Semplicemente il modello dei quattro quadranti offre un dettaglio maggiore di interpretazione sulla componente oggettiva, diversificandola nella sua parte individuale contrapposta a quella collettiva.

  • l’interiore dell’individuale – SOGGETTIVO – Io
  • l’esteriore dell’individuale – OGGETTIVO – Esso
  • l’interiore del collettivo – INTERSOGGETTIVO – Noi
  • l’esteriore del collettivo – INTEROGGETTIVO – Essi

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